La bomba è esplosa. Una chiacchierata privata viene resa pubblica e scatena una tempesta nel già disastrato mondo del calcio italiano.
Lotito presidente della Lazio e vicepresidente della Lega calcio, riceve una telefonata dal Dg dell’Ischia Calcio che chiede lumi su cosa succeda in Federazione. Lotito parla a ruota libera, con uno “slang” un po’ volgare, definendo i vari responsabili della lega in modi diversi, non certo lusinghieri, cercando di spiegare all’interlocutore, che in verità sembra capirci poco, quali sono i programmi e le strategie per rimettere in piedi la macchina del calcio.
E poi la bomba. “Come faccio a contrattare i diritti televisivi se ci sono squadre con bacini d’utenza minimi?” E qui succede il finimondo. Una frase pesante che scatena l’ira delle tifoserie della squadre citate.
La telefonata viene inviata al giornale La Repubblica e diventa patrimonio dei social network. Intanto ci stupisce del perché il sig. Iodice, deferentemente chiama Lotito “pres”, che alla fine della sua telefonata fissa un appuntamento, e poi si premura di inviare il contenuto a Repubblica. Un comportamento strano una “trappola” organizzata ma a quale scopo? .
Quindi un attacco a Lotito o invece un attacco al progetto di riforma dei campionati? Certo il modo di fare di Lotito un po “ruspante” è di verso da quello di altri Presidenti che quando vengono intervistati sono bravi a non rispondere, nascondendosi dietro giri di parole, senza mai dare risposte esaustive. .
Il problema del Calcio italiano è noto, la crisi sportiva è dimostrata dall’abbassamento del ranking europeo, risultati disastrosi nelle competizioni internazionali, ma soprattutto una crisi economica che attanaglia ormai tutte le squadre. L’esempio del Parma che forse non riesce a finire il campionato di serie A ne è la prova.
Le serie minori, soprattutto la Lega Pro sono un vero disastro. Molte squadre non hanno i fondi per iscriversi ai campionati, vengono penalizzate per mancati pagamenti, i giocatori non percepiscono gli stipendi, in molti casi falliscono e devono ricominciare dall’eccellenza.
In tutto questo disastro lo scontro tra i presidenti, è sempre aperto, a botte di sfiducia, con reclami al Tar, mancate approvazioni di bilanci federali, con rischi di commissariamento. Guerre di bottega si direbbe, che alla fine non portano a niente, solo ad aggravare uno stato fallimentare.
La riduzione dei contributi Statali tramite il Coni ha dato il colpo di grazia ad una organizzazione quella del calcio che, se è vero che muove il 75% del mondo sportivo italiano è altrettanto vero che ha una gestione economica folle e scriteriata.
Ma in fondo coas ha detto di tanto sconvolgente Lotito? Ha detto la verità. La situazione è drammatica. C’è poco da fare. Non è un mistero che in lega Pro ci sia una guerra politica dove il campanilismo delle piccole società conta molto di più dei programmi e di scelte economiche razionali con le piccole società che già fanno fatica ad arrivare a fine stagione.
Certo anche la Serie B ha i suoi problemi, ma non si può negare alle piccole squadre di sognare la Serie A. Va posto anche il problema se poi resistere in serie A conviene. La crisi parte dall’alto e dal decadimento delle grandi, ma l’Italia oggi non ha la qualità per permettersi una Serie A a 20 squadre; la Serie B addirittura a 22 è una follia, un lunghissimo “gioco dell’oca” dagli esiti imprevedibili.
La Lega Pro è scesa da 90 a 60 club e sono comunque troppi. La riforma dei campionati, insomma, è una necessità non più derogabile. Si può discutere su come attuarla (il meccanismo ad una sola promozione a cui allude Lotito non sta in piedi ) ma qualcosa si deve muovere. Perché il calcio non può prescindere da una impostazione economica, per essere venduto. Altrimenti il declino sarà progressivo e ineluttabile.
Lotito avrà i suoi modi di comunicare, di rispondere ai cellulari, di citare frasi latine, e anche i suoi interessi visto che oltre ad essere presidente della Lazio lo è anche della Salernitana. Forse per smuovere e comandare un ambiente cosi litigioso c’è bisogno proprio di un Lotito che sia in grado di combattere scendendo ai livelli di certi personaggi.
Insomma che dire? Da quella telefonata escono solo alcune tristi verità sul livello del calcio italiano, e in fondo Lotito non ha torto.
di Gianfranco Marullo

