Piano dei rifiuti a Roma, efficace solo con la risoluzione di alcune difficoltà strutturali

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Piano dei rifiuti a Roma. Il sindaco Roberto Gualtieri, in veste di commissario straordinario dei rifiuti della presidenza del Consiglio dei ministri, ha presentato il nuovo Piano dei rifiuti. Si tratta di una serie di azioni mirate per risolvere le criticità della Capitale. Per capire esattamente di cosa stiamo parlando va sottolineato che il ciclo dei rifiuti comprende due aspetti ben precisi: la raccolta e lo smaltimento.

Per quanto riguarda la raccolta, una delle criticità è il basso livello di differenziata (45,2%). In particolare per quanto riguarda la plastica, il ferro, e addirittura l’organico. Sembra incredibile ma il 33% delle postazioni su strada, a Roma, non consentono il conferimento dell’organico che, in tal caso, va nell’indifferenziato.

Piano dei rifiuti a Roma, raccolta e smaltimento

Per quanto riguarda lo smaltimento, il 30% di tutti i rifiuti prodotti dopo la fase della raccolta è smaltita in discarica. È un impatto ambientale molto pesante dal punto di vista del consumo di suolo, dell’inquinamento e delle emissioni di metano. L’obiettivo di Gualtieri è quello di portare in discarica solo il 9% dei rifiuti.

Complessivamente, inoltre, AMA tratta solo 16mila tonnellate di organico mentre le restanti 351mila vanno in Veneto. Inoltre gli stessi rifiuti passano per ben due volte gli impianti di pretrattamento. Il 38% dei rifiuti infine finisce nei termovalorizzatori (lontani da Roma). Con costi di notevole consistenza a carico AMA.

L’unico introito di AMA è la TARI, cioè un’imposta che non può essere ritoccata in alto senza conseguenze sociali per la città. Di conseguenza è evidente che le fasi della raccolta e dello smaltimento sono comunicanti. Nel senso che se aumentano i costi dello smaltimento, vengono meno corrispondenti risorse per il servizio di raccolta. Per questo le immondizie restano a ingombrare le strade senza che nessuno le raccolga. Gli operatori dell’AMA infatti sono pochi e, in caso di lavoro straordinario vanno pagati, perché non lavorano gratis.

Piano dei rifiuti, l’obiettivo è gestire direttamente lo smaltimento per recuperare i costi

Uno degli obiettivi del piano dei rifiuti di Gualtieri è quindi l’incremento dello smaltimento direttamente da parte di AMA evitando il più possibile il conferimento in discarica. Ciò condurrebbe a una contrazione dei costi per lo smaltimento da investire nell’incremento della raccolta. A tal fine, si ritiene fondamentale arrivare a 30 centri di raccolta dei rifiuti ingombranti o inquinanti. Attualmente ne sono in funzione 12 + 1 per gli sfalci e le potature, a La Storta.

Il grosso recupero dei costi destinati allo smaltimento lontano da Roma si avrebbe realizzando finalmente un termovalorizzatore gestito direttamente da AMA. Il termovalorizzatore è un impianto che converte il calore generato dalla combustione dei rifiuti in energia destinata ad altro uso. Può svolgere la funzione di centrale elettrica producendo energia tramite una turbina a vapore. Di conseguenza anziché un costo per l’amministrazione, diverrebbe una fonte di ricavi da riutilizzare per la raccolta. Eppure per aver messo a carico dello Stato italiano la realizzazione di un termovalorizzatore a Roma, è addirittura caduto un governo.

Ma il problema viene da lontano. Almeno da quando l’ex Sindaco Marino dispose la chiusura della discarica di Malagrotta (2013) senza prevedere altra soluzione allo smaltimento dei rifiuti. Va detto che con Marino la raccolta differenziata passò dal 31 al 42% del totale in due anni. Nel quinquennio abbondante di amministrazione Raggi tale percentuale si è incrementata di soli 2-3 punti.

Il termovalorizzatore può e deve non inquinare

L’ex sindaca ha sempre visto come il fumo agli occhi la realizzazione del termovalorizzatore. Lo ritiene, infatti, un mero “incineritore” inquinante. Per questo il suo partito ne ha osteggiato il finanziamento sino a provocare le dimissioni del governo Draghi. Insomma la mancanza di un termovalorizzatore a Roma è divenuta una difficoltà strutturale per una gestione efficiente dei rifiuti.

Per superare ciò, il piano Gualtieri, oltre alla realizzazione di un termovalorizzatore da 600mila tonnellate, prevede altri quattro impianti. Due per la frazione secca dell’organico e due biodigestori per l’umido, tutti da 100mila tonnellate ciascuno. Le dimensioni del termovalorizzatore sono giustificate dal totale di rifiuti da gestire. Attualmente è 1 milione 45mila tonnellate e sarà abbattuto a 700mila tonnellate nel 2030 e poi a 600mila nel 2035. «Grazie a questo piano – sostiene Gualtieri – Roma non dovrà più pietire altri perché prendano i nostri rifiuti», lucrando a spese nostre.

Una delle obiezioni dell’amministrazione Raggi (e degli pseudo-ambientalisti) riguardava il possibile inquinamento derivante dal termovalorizzatore. A tal fine il sindaco-commissario prevede di utilizzare le tecnologie più consolidate per il controllo delle emissioni e recupero delle ceneri pesanti. Queste saranno riutilizzate per i materiali da costruzione, con uno scarto residuale minimo da portare in discarica. Inoltre parte delle risorse aggiuntive del Pnrr saranno destinate alla realizzazione di un impianto di cattura delle emissioni di CO2 del termovalorizzatore.

Piano dei rifiuti a Roma. Altre difficoltà strutturali

Tra gli altri obiettivi del Piano dei rifiuti c’è la riduzione dell’8% del totale entro il 2030. Passando da un milione 700mila tonnellate (2019) a un milione 500mila. Ciò significa convincere la cittadinanza a riutilizzare a monte il rifiuto, senza gettarlo nel cassonetto o nel centro di raccolta. Un’opera di convincimento, a nostro modesto parere, a dir poco disperata.

Gualtieri si prefigge inoltre di raggiungere il 65% di quota differenziata nel 2030 e il 70% nel 2035. Di conseguenza, l’indifferenziato scenderebbe dalle 925mila tonnellate del 2019 a circa 700mila nel 2030 e a 661mila nel 2035. Anche questo è un obiettivo difficile per l’inciviltà dei romani che ha raggiunto un tasso ormai strutturale.

Chi non ha mai visto, infatti, cittadini che giungono in auto nei pressi del cassonetto e gettano in strada la busta, anziché infilarla nell’apposito contenitore? E chi non ha mai visto cassonetti praticamente vuoti ma sommersi dalle buste di spazzatura, come nella foto? Non è certo colpa dell’AMA o delle amministrazioni che si sono succedute che succede ciò. I romani debbono convincersi che la disciplina nel gettare la spazzatura equivale a un risparmio di costi a carico AMA. Alla lunga, una possibile riduzione della Tari. Diversamente, non si va da nessuna parte. E non c’è Piano dei rifiuti che tenga.

Fonte foto: archivio InLibertà

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