
Il primo Viaggio Apostolico del nuovo Pontefice conferma il desiderio espresso da Papa Francesco prima di morire. Un volo verso il medio-oriente, in Turchia in occasione del 1700° anniversario del Concilio di Nicea, ed in Libano per incoraggiare il dialogo per la pace.
La gravità della situazione che stiamo vivendo ai confini dell’Europa è all’ordine del giorno e la conosciamo tutti. Non mancano le notizie su versante della guerra, tra bollettini di vittime di bombardamenti, attacchi con droni o attentati. Fatti che possono sembrare lontani ma che invece ci colpiscono drammaticamente tutti i giorni se consideriamo le conseguenze di queste guerre nel costo della vita quotidiana. L’aumento dei prezzi non riguarda solamente i combustibili, il gas e la corrente elettrica ma ce ne accorgiamo bene anche quando andiamo a fare la spesa. Dopo la crisi per il Covid, ci mancava anche la tensione internazionale per dare un’altra botta in testa alle famiglie italiane? Non entriamo, in questo caso, su chi ha ragione o ha torto tra Russi ed Ucraini o tra Israeliani e Hamas ma ci limitiamo ad osservare quanto accade in casa nostra. Scioperi e scontri nelle piazze, manifestazioni pacifiche che vengono interrotte da atti violenti, nervosismo tra la gente e insicurezza. Episodi e sensazioni che sembravano far parte del passato e che non ci saremmo aspettati di vivere, per i più giovani, o rivivere, per i più vecchi.
Sarebbe ora di voltare pagina sperando in una situazione economico-sociale, pur lontana dal boom del passato, ma più ottimistica per le nuove generazioni.
Il viaggio di Papa Leone XIV, dal 27 novembre al 2 dicembre, porta una speranza di pace in territori “chiave” per la stabilità dell’Europa. Il significato religioso spirituale si affianca a quello diplomatico. Anche se il Vaticano è un piccolo stato, la voce del Papa è potente come leader internazionale perché rappresenta il modo di pensare di miliardi di persone in tutto il mondo.
Sono tante le tappe previste tra incontri istituzionali e funzioni religiose. Per chi non lo sapesse ricordiamo che Il Concilio di Nicea, tenutosi nel 325, stabilì le regole base della Chiesa Cattolica e che al giorno d’oggi la missione del dialogo “ecumenico e interreligioso” rappresenta una speranza di pace per tutti: Cristiani, Musulmani ed Ebrei.
Abbiamo intervistato il neonominato Ambasciatore del Libano presso la Santa Sede, Fadi Assaf per sottolineare l’importanza storica di questo Viaggio in medio-oriente
Eccellenza, il significato geo-politico del viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Libano è un segnale di grande speranza di pace?
<< I cittadini libanesi—di ogni regione, comunità e confessione, così come quelli della vasta diaspora—condividono il desiderio unanime di accogliere il Papa nella loro patria. In lui vedono un messaggero di pace e un promotore del dialogo e della comprensione tra i popoli. Per i libanesi, la visita porta soprattutto una promessa di pace interiore, insieme a un appello alla convivenza armoniosa tra le diverse comunità del Paese e tra queste e il resto del mondo.
Dotata di un’immensa autorità morale, la Santa Sede parla a tutte le parti coinvolte nella complessa situazione libanese. Questo le conferisce una capacità unica di contribuire in modo significativo alla stabilità politica e istituzionale del Paese. I libanesi guardano al Papa non solo come guida spirituale, ma anche come figura dal peso innegabile negli affari regionali e internazionali. Sarà nostra responsabilità comprendere i messaggi che Sua Santità porterà e tradurli in azione >>.
In Libano il dialogo interreligioso e la convivenza, tra cristiani cattolici e ortodossi, musulmani ed ebrei esiste da secoli. Ed ora?
<< Il dialogo intercomunitario è intrecciato con il tessuto stesso della società libanese. Comunità che convivono da secoli—per quanto talvolta in modo imperfetto—sono naturalmente portate a confrontarsi e dialogare. Il dialogo interreligioso promosso dalla Santa Sede, e accolto con favore dalle diverse autorità religiose libanesi, è in molti modi un’estensione di questa lunga tradizione di coesistenza. È dunque naturale che i libanesi di ogni fede, insieme ai loro leader religiosi, sostengano e partecipino attivamente a questa visione di dialogo.
Il modello libanese può inoltre fungere da fonte di ispirazione per altre società della regione, in particolare quelle che attraversano importanti transizioni politiche e sconvolgimenti geopolitici. Osservando l’esperienza del Libano—adottandone gli aspetti efficaci e scartando quelli fallimentari—I Paesi della regione possono sviluppare sistemi di governance che tutelino i diritti delle diverse comunità e promuovano stabilità sociale e politica.>>
Per quanto riguarda gli aiuti internazionali?
<< Ogni sostegno offerto dai nostri amici e partner, mirato a rafforzare il nostro modello di convivenza, è benvenuto. Siamo destinati a vivere insieme, come facciamo da secoli, e dobbiamo continuamente affinare la struttura di questa convivenza—imparando dagli errori del passato e preparandoci a un futuro condiviso, qualunque sia il sistema di governo scelto. Le idee provenienti da altre società o da istituzioni internazionali, che possano migliorare il nostro quadro intercomunitario, vanno valutate con apertura e serietà>>.
Un appuntamento particolare sarà la visita del Santo Padre sulla tomba di San Charbel Makful. Perché?

<< Questa visita ha un significato profondo perché rappresenta non solo i libanesi che vivono in Libano, ma anche la ben più vasta diaspora sparsa nel mondo. Rispecchia inoltre i sentimenti dei cristiani di tutta la regione e, più in generale, della comunità cattolica globale. San Charbel, pur essendo maronita, è un santo universale della Chiesa cattolica >>.
Ci sono molti racconti di guarigioni miracolose attribuite al santo, nato col nome di Youssef Antoun nel 1828 da una famiglia contadina prima di entrare a far parte del monastero di San Marone, è una figura rispettata anche dalle altre religioni?
<< San Charbel è una figura unificante. Il suo richiamo supera i confini del cristianesimo; anche i musulmani visitano il suo monastero per pregare, così come venerano la Vergine Maria in Libano. È un simbolo di unità all’interno della società libanese>>.
E la Beata Vergine, Nostra Signora del Libano?
<< Nostra Signora del Libano incarna anch’essa unità nazionale e pace. Nel suo santuario si incontrano persone di tutte le fedi—libanesi e non—riunite per riflettere e pregare. Questa devozione condivisa rappresenta un passo significativo verso la costruzione di pace e armonia tra le comunità >>.
Per concludere, questo viaggio religioso e diplomatico, con i suoi momenti caratterizzanti, istituzionali, simbolici e di preghiera, può essere d’ incoraggiamento per una rinnovata speranza di pace in tutta l’area medio-orientale?
<< Il Libano invia al mondo un messaggio di pace, radicato nei suoi simboli unificatori e nel suo patrimonio spirituale. La stessa fede può ispirare riconciliazione altrove nella regione. In Iraq, ad esempio, cristiani e musulmani continuano a vivere insieme nonostante il peso del passato; hanno la capacità di superarlo. L’influenza spirituale della Santa Vergine e dei santi libanesi, agli occhi di molti credenti, può contribuire a promuovere maggiore stabilità e pace in tutta la regione>>.
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