Operazione White Snake: 25 arresti nel casertano

Arrestate 25 persone nel casertano per spaccio di droga e possesso di armi da fuoco. Il blitz è stato realizzato ieri dalla squadra mobile di Caserta presieduta dal vicedirettore Angelo Morabito, in collaborazione con le squadre mobili di Arezzo, Napoli e Pordenone. Il gruppo non  è affiliato ad alcun clan camorristico, anzi le armi trovate in loro possesso erano precauzionali per difendersi dagli altri gruppi criminali di Maddaloni e Marcianise, legati al più potente clan dei Belforte di Marcianise. Le armi in loro possesso erano per lo più pistole, fucili e mitra accaparrati grazie a Grauso Angelo, il quale vanta stretti contatti con la criminalità organizzata napoletana. Antonio Palombo era l’armiere di fiducia che, nella sua residenza di Caiazzo, possedeva un laboratorio dove le armi venivano modificate per essere potenziate ed occultate. Un’organizzazione capillare, anche nella sua attività di spaccio; ogni membro aveva compiti precisi: “pusher” per lo smercio della droga, “vedetta” per il controllo del territorio, soprattutto nei pressi della base operativa: un appartamento di via Galatina a Caserta. Molti i canali di vendita al dettaglio di droga e altrettanti quelli di approvvigionamento, grazie alla “collaborazione” di Gennaro Attanasio, affiliato al clan dei Mazzarella di Napoli. Organizzatore e promotore dell’organizzazione è Antonio Pascarella, residente a Cervino, una frazione in provincia di Caserta; la droga veniva occultata proprio nei pressi della sua abitazione e poi trasportata nell’appartamento di Caserta, dove veniva custodita da un enorme pitone bianco ( da qui il nome all’operazione: “White Snake”). Gli stupefacenti venivano tagliati e confezionati nell’appartamento dove venivano anche consumati da alcuni clienti, probabilmente per ridurre il  rischio di essere “beccati”, oppure venivano smistati ai pusher per la “vendita al dettaglio”. Un’ organizzazione che stava crescendo sempre di più, anche economicamente, tanto che Antonio Pascarella, il “capo”, aveva un guadagno netto mensile di 15000 euro; un po’ troppo per un nullafacente che ha la passione per i motori e possiede quasi una decina tra automobili e motociclette. Per giustificare tali proprietà, Pascarella si procurava biglietti della lotteria vincenti che pagava ad un prezzo anche considerevole. Se non fosse stato fermato avrebbe creato una piazza di spaccio a Cervino, dove operavano i fratelli, per un giro di affari di 100000 euro e per questo non c’è lotteria che tenga.

di Redazione

Foto: www.adkronos.com

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