
Le città e le case addobbate ed il proliferare dei mercatini e degli eventi pre-natalizi hanno già fatto scattare le «grandi manovre» delle famiglie per la Vigilia e il giorno di Natale.
Se fino a qualche anno fa la preoccupazione principale era quella di trovare per ciascuno il «regalo giusto» oggi ci si focalizza principalmente sulle pietanze da portare in tavola perché, in alcuni casi, i menù della tradizione non rappresentano più un porto sicuro.
A «scombinare le carte», oltre ad una ritrovata attenzione per il bilancio familiare, la moltiplicazione delle esigenze alimentari: su tutte quelle dei vegani e quelle dei bambini.
Un Natale vegano
Se la nostra cucina quotidiana consente di venire incontro senza eccessive alchimie alle esigenze dei vegani, il paradigma si rovescia quando si parla di tradizione culinaria natalizia.
Frutto dell’incontro tra cucina rinascimentale, ostentazione di agiatezza e riscatto contadino, in ogni angolo della penisola i piatti della tradizione natalizia rappresentano un trionfo di alimenti di origine animale e persino il «mangiar di magro» della Vigilia, antico retaggio del vecchio Diritto Canonico, si risolve nei piatti a base di pesce, molluschi e crostacei che sempre animali, marini e non terricoli, sono.
Qui entrano in ballo la natura stessa della «tradizione natalizia» ed il valore culturale del cibo: coloro che vedono nel Natale un momento di ritrovata convivialità in cui il valore affettivo supera quello prettamente edonistico non avranno esitazioni, in presenza di commensali vegani, a conformare una parte dei loro menù alle preparazioni tipicamente vegane tenendo presente che tra letteratura specializzata, siti dedicati e laboratori artigianali la scelta è amplissima ed alla portata di tutti.
Un’occasione di festa condivisa in cui magari cogliere l’opportunità di riscoprire le basi della nostra cucina povera fatta di legumi, erbe e pani arricchiti di uvetta e frutta candita con l’olio extravergine d’oliva che mette d’accordo tutti.
La tavola natalizia dei bambini
Secondo una recente ricerca di Eumetra sul «pester power» (fattore assillo) dei bambini sino ad 11 anni, in Italia le scelte dei figli condizionerebbero complessivamente il 49% della spesa alimentare delle famiglie tra scelte condivise (44%) e delegate completamente ai bambini (5%).
Vale anche per i piatti natalizi?
Per saperne di più ho interpellato Anna Maria Palma, che oltre ad essere una delle Chef italiane più prestigiose, nonché l’insegnante di chi scrive, tiene specifici corsi di cucina per i bambini ed è anche una super-nonna.
Prima di entrare in argomento» esordisce la Chef «permettimi di fare una precisazione sui risultati della ricerca che hai citato perché a volte i numeri possono ingannare.
Non vedrei il coinvolgimento dei bambini nelle scelte alimentari della famiglia solo come un elemento negativo e in generale non parlerei di «pester power», fattore assillo, dando l’idea di una massa di genitori vittime dei capricci dei bambini.
È vero piuttosto che i bambini di oggi, anche grazie alla televisione, sono maggiormente attratti dal mondo della cucina e del cibo in generale, s’informano, sono sempre più consapevoli e talvolta sono addirittura più consapevoli degli adulti che sempre più spesso si lasciano sedurre dai cibi pronti.
Nella mia esperienza il coinvolgimento dei più piccoli e anche dei piccolissimi in età pre-scolare è la chiave di volta per superare alcuni rifiuti istintivi come quello per le verdure.
Una bambina e un bambino che mettono «le mani in pasta», collaborano alla preparazione dei pasti, toccano con mano il cibo sono naturalmente più propensi ad assaggiare, soprattutto ciò che preparano con le loro mani, superando la diffidenza iniziale.
Venendo invece ai piatti della nostra tradizione natalizia bisogna partire dal presupposto che è sempre molto difficile generalizzare perché l’infanzia è il momento principale dell’apprendimento e l’apprendimento non è solo fatto di nozioni, ma di esperienze soprattutto sensoriali, che poi sono quelle che ci accompagnano durante il resto della vita.
I bambini ad esempio, sono molto attenti alla consistenza dei cibi, al suono che fanno i cibi nella loro bocca, e quindi naturalmente attratti da tutto ciò che è croccante e diffidenti, come del resto lo siamo un po’ tutti, verso i cibi eccessivamente molli.
Nel loro apprendimento di tipo sensoriale hanno molta importanza le loro prime esperienze con determinati cibi e se queste esperienze, con gl’insegnanti, i genitori o con i nonni, avvengono in un contesto affettivamente gratificante la loro memoria li renderà disponibili a ripeterle.
Ci sono poi dei sapori e dei cibi anche della nostra tradizione che vanno naturalmente incontro ai gusti dei più piccoli.
I tortellini in brodo piacciono praticamente a tutti, così come i fritti pastellati, magari meno per tutto quello che è «verde», ma paradossalmente ci sono bambini che amano i broccoli…
Il pesce fritto piace meno, ma i calamari fritti, che i bambini chiamano anellini, hanno sempre grande successo così come la pasta con il tonno e gli spaghetti con le vongole.
Per i secondi le polpette, specie se preparate anche da loro, piacciono sempre molto, mentre per quanto riguarda i dolci generalmente i bambini amano la frutta secca, ma bisogna stare attenti ad eventuali reazioni allergiche, e, come quasi tutti, odiano i canditi.
In generale bisogna sempre avere in mente che l’infanzia è un mondo complesso a cui proprio nei giorni di festa occorre dedicare attenzione tenendo presente comunque che, nell’eccitazione delle giornate festive, per i bambini il pasto è sempre un intermezzo rispetto al gioco e quindi soffrono la lunghezza dei pasti delle feste che è un po’ nella nostra tradizione italiana.
Nel ringraziare la Chef Anna Maria Palma, che con la sua solita chiarezza ci ha illustrato il rapporto tra i bambini ed i cibi natalizi, mi permetto una breve conclusione.
I bambini non sono solo il nostro futuro, ma sono anche un’importante risorsa e non solo vanno protetti, ma anche, pur nel rispetto dei ruoli, ascoltati e coinvolti.
Spesso bastano pochi semplici gesti, come il renderli partecipi della scelta e della preparazione delle pietanze, per vivere con serenità anche i giorni festivi disinnescando lo stress che ormai sembra l’elemento dominante della società contemporanea.
Insomma a Natale c’è davvero spazio per tutti.
Foto di Iris,Helen,silvy da Pixabay


