Le “Statue Parlanti” di Roma, il loro ruolo ieri e oggi

Cosa sono le “Statue Parlanti” della Città Eterna

statue parlanti

Nei corso dei secoli, a partire dal 1500, i cittadini romani hanno iniziato a comunicare in modo indiretto i loro umori, le loro rabbie, le loro proteste.

Il vettore attraverso cui si diffondevano le parole degli abitanti della Capitale erano 6 opere marmoree, le cosiddette “Statue Parlanti”.

Questi involontari ‘corrieri’ delle frustrazioni e degli uomori dei romani rispondono ai nomi di Marforio, Pasquino, il Babuino, Madama Lucrezia, il Facchino e l’Abate Luigi.

La modalità comunicativa era semplice ed immediata: l’affissione di messaggi sulle statue, una sorta di precursori dei post-it, di varia grandezza e tipologia.

Come trovarle passeggiando per Roma

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Chi viene a conoscenza di questa leggenda è spinto a cercare queste statue per le vie della città; la ricerca è abbastanza agevole perché le opere si trovano quasi tutte nel centro storico.

Marforio, nella sua enorme mole, splende nel cortile del Palazzo Nuovo in Piazza del Campidoglio.

Pasquino, quello forse ancora oggi più usato come elemento “parlante”, è nella omonima piazza a pochi metri da Piazza Navona e Palazzo Braschi, il Museo di Roma.

Pocho distante, addossato alla parete esterna della Chiesa di Sant’Andrea della Valle, c’è poi l’Abate Luigi.

Per trovare Madama Lucrezia, secondo molti l’antica statua della dea Iside, bisogna recarsi nella piccola Piazza di San Marco, un angolo di Piazza Venezia, a ridosso del palazzo da dove si affacciava il Duce.

Il più semplice da scovare è il Babuino, così chiamato per la non eccelsa bellezza del volto, che è allocato nella omonima via del Tridente romano, quella che parte da Piazza di Spagna e arriva a Piazza del Popolo.

C’è poi il Facchino, piccola installazione visibile in Via Lata, una traversa della centrale Via del Corso, non distante dal Vittoriano e da Piazza Venezia.

Si può dire che, con un po’ di pazienza e un percorso organizzato per bene, tutte e 6 le statue sono visitabili in una mattinata vista la vicinanza tra di loro.

I diversi destinatari dei messaggi nei secoli

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Quando secoli fa si iniziò a lanciare accuse e critiche tramite le statue parlanti, i destinatari più ricorrenti erano i papi e le potenti famiglie che governavano la futura capitale d’Italia.

Era pericoloso denunciare in modo esplicito la prepotenza, l’arroganza e gli abusi esercitati dal potere sulla povera gente e così diventò molto più semplice usare versetti satirici ed ironici per colpire al cuore quella classe religiosa, politica e sociale così distante dal popolo.

Tanto fu il disappunto provocato dalle “pasquinate” che papa Adriano VI ed i suoi successori ordinarono addirittura la distruzione delle statue e istituirono le ronde notturne per scoprire i colpevoli dell’affissione dei messaggi.

Fortunatamente alla fine prevalse il buonsenso e le statue parlanti sono potute giungere fino ai nostri giorni con il loro carico di storia e tradizione.

Cosa ci dicono le ‘pasquinate’ oggi

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Fino a pochi decenni fa, l’oggetto dei fogli appesi alle statue sembrava prevalentemente voler colpire la classe politica e le ineguaglianze sociali ma gli ultimi due anni sono riusciti a cambiare questa situazione.

Dapprima la pandemia, che così duramente ha colpito il globo, si è presa la scena e le invocazioni al cielo sono diventate protagoniste, insieme alle preghiere per le tante persone scomparse a causa del Covid.

Nelle ultime settimane invece, sono mille i messaggi di rifiuto della guerra in Ucraina, così come innumerevoli sono gli insulti rivolti al leader russo Vladimir Putin.

Insomma, ieri come oggi, le statue parlanti di Roma sono lo specchio delle ansie, dell’umore, della rabbia e delle speranze dei romani e dei turisti che a loro affidano i propri pensieri.

statue parlanti
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Foto 1: Marforio (Musei Capitolini – Palazzo Nuovo)

Foto 2: il Babuino

Foto 3: Madama Lucrezia

Foto 4 e 8: le “pasquinate” dei nostri giorni

Foto 5 : Pasquino

Foto 6: l’Abate Luigi

Foto 7: il Facchino

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