Il cammino della fede: trovarla per partire da essa, per dire no alle proprie fragilità, per dar voce ai veri valori della vita e saper ascoltare la verità di Dio nascosta nel cuore di ognuno di noi

sentierofedeLa Parola Dio che oggi si proclama nelle nostre chiese ci propone un pellegrinare, un viaggio certamente faticoso e lungo, ma degno di essere affrontato, se pensiamo alla sua meta e soprattutto alla speranza grazie alla quale ogni difficoltà inerente a questo pellegrinare si fa sempre meno pesante.

Mi riferisco al cammino della fede, un percorso lungo e straordinario, avvincente ed arduo, ma alludo anche all’incontro con Dio, speranza sempre viva che nutre, rafforza e motiva l’umano pellegrinare. È meraviglioso considerare l’incontro con Dio come l’unico bene e come il grande tesoro che dà senso alla mia vita, incontro grazie al quale il cuore agitato di ogni uomo può trovare la sua pace.

Carissimi, se pensiamo che la fede cristiana conduca l’uomo a cristallizzarsi o all’immobilismo, sbagliamo! La liturgia della Parola di oggi, infatti, ci racconta di mobilitazione di popoli e di tribù guidate da personaggi che, abbandonandosi con coraggio alla fiducia di una Parola e alla certezza di una Promessa, hanno lasciato un presente sicuro per raggiungere, nella fede, un futuro fatto sì di rischi e precarietà, ma ricco di speranze. La storia di questi “viaggi della fede” ha origini molto lontane e si perde nella notte dei tempi.

A muovere i primi passi in questo peregrinare è il popolo d’Israele, che nella notte pasquale della liberazione dalla schiavitù egiziana, riponendo ogni fiducia nel Dio dei Padri, marcia verso il deserto, per stipulare ancora una volta con Dio la sacra alleanza infranta dal peccato. La fede ha rivestito certamente un ruolo straordinario per la sorte di questo popolo eletto; ma nella Scrittura si narra anche di uomini dalla grande fede.

Tra tutti eccelle il Patriarca Abramo, presentato in quel singolare ritratto stilato dalla penna dell’Autore della lettera agli Ebrei (11,1-2; 8-19). Da queste poche righe si evince che l’esistenza terrena di Abramo è stata scandita interamente dalla fede in Dio: per fede gli ha obbedito, emigrando così dalla sua terra verso una meta sconosciuta; per fede ha creduto che ormai vecchio, dal grembo sterile di Sara avrebbe ricevuto in dono Isacco, il figlio della promessa; per fede, infine, è pronto persino a sacrificare questo suo unico figlio.

Abramo, quindi, forte, coraggioso, ma pazzo agli occhi dei suoi connazionali, vuole credere ciecamente contro ogni speranza. Non dobbiamo stupirci affatto, la fede è anche questo: quando sembra che il viaggio sia giunto al termine (per gli Ebrei liberati, il deserto; per Abramo, l’arrivo di un figlio inaspettato), è proprio in quel momento che inizia l’avventura e viene fissato nuovamente il punto di partenza. Anche per noi credenti, l’avventura della vita ha inizio con il dono della fede. S. Agostino esorta: “bisogna cercare per trovare e trovare per cercare ancora”; non appena troviamo la fede, l’avventura riprende il suo corso a partire solo da essa. Credere allora diventa un partire e, quindi, la capacità di non arrestare il ritmo del viaggio, credere significa dire no alle proprie fragilità, dar voce ai veri valori della vita e saper ascoltare la verità di Dio nascosta nel cuore di ognuno di noi.

Pertanto, rimuoviamo dalla nostra mente e dal nostro cuore ogni nostro pregiudizio che incatena e imprigiona la fede in una sorta di immobilità. Ma questo viaggio non è sempre facile, a tratti si presenta faticoso, a volte è ostile e risveglia la lotta che il nostro io deve combattere contro la sua stessa ragione. E perciò, se non ci fosse la speranza di arrivare all’incontro con Dio, forse non ne varrebbe neanche la pena affrontare questo viaggio; sperimentiamo così come la fede senza la speranza sia morta e come la speranza senza la fede sia ceca.

La speranza in Dio, carissimi, non è un’illusione, è una certezza; è fiducia totale in un Padre misericordioso che non smetterà mai di essere generoso con noi suoi figli: smettiamo di buttare via il cuore per le cose vane, per le quali, tra l’altro, non vale la pena nemmeno affaticarsi. Impariamo ad essere testimoni della fede facendo tacere le parole e dando voce alla vita, per dimostrare che solo investendo nei valori dello spirito possiamo toccare alti risultati, difficili da raggiungere se ci illudiamo di impiegare solo le nostre forze. È la fede, quindi, che già in questo presente, impregnato di misterioso futuro, ci regala la speranza. “Tutto è possibile per chi ama Dio”; quando tutto sembra ostile, con Dio, infatti, è possibile affrontare con serenità anche i momenti più difficili della vita.

Credendo, avendo fiducia, sperando, sappiamo che proprio in quei tristi momenti Egli è presente, ci prende per mano e soffrendo come noi percorre con noi quello stesso tratto di strada. Perché accanirsi e non credere? Perché non percorrere il difficile viaggio della vita con la certezza di avere Dio come amico che cammina sempre a nostro fianco? È come la scommessa di Pascal a credere: se poi non ci sarà nulla non si perderà nulla, ma se non si crederà si perderà molto, dopo ed ora.

La fede allora cosa non riesce a trovare? Essa, dice S. Bernardo, “raggiunge le realtà inaccessibili, scopre le ignote, abbraccia le immense, si impossessa delle eterne, infine contiene, in certo qual modo, l’eternità stessa”. E stando così le cose, io preferisco credere e “vivere nel mondo ma non essere del mondo”. È questo il programma più importante dei cristiani. Dobbiamo vivere, liberi dall’attaccamento alle cose terrene perché il Signore può venire da un momento all’altro e domandare conto della nostra storia; siamo allora sempre pronti, perché quando il Signore verrà ci dovrà trovare con la luce della fede ben accesa, con le opere di carità ben fatte, con una speranza sempre ardente. Ci aiuti il Signore misericordioso e la Madonna Santissima ad essere sempre vigilanti, come Lei presso il Cenacolo, nell’attesa della sua venuta. Amen.

di Fra’ Frisina

foto: tafter.it

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