Conclave, più di 130 cardinali si riuniranno per eleggere il nuovo Papa

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Conclave. Indovinare il nome di chi sarà il nuovo Papa è un vero terno a lotto. Anche i “Vaticanisti” quasi mai ci riescono. Tanto che i romani hanno escogitato il famoso detto: “Chi entra Papa in conclave, ne esce cardinale”.  Dalla fine della II Guerra mondiale ad oggi si sono svolti sei conclavi. Soltanto due volte il cardinale favorito è riuscito ad affacciarsi in Piazza San Pietro vestito di bianco.

Si trattò di Paolo VI nel 1963 e di Benedetto XVI, nel 2005. Ma anche per loro – come vedremo – il percorso per giungere all’elezione è stato impervio. Ripercorriamo, uno per uno, questi sei conclavi, per trarre indicazioni di come potrebbe svolgersi quello che eleggerà il successore di Papa Francesco.

Conclave 1958: non solo Roncalli sarebbe stato ‘di transizione’

Il Papa uscente, Pio XII, aveva nominato cardinali in solo due concistori in tutto il suo pontificato. Con il risultato che i due più importanti collaboratori del suo primo decennio, erano rimasti ancora senza porpora. Si trattava dei cardinali Montini e Tardini che, non potendo entrare in conclave, sarebbero rimasti esclusi dalle candidature. Era naturale, perciò, ipotizzare come successore di Pio XII un anziano “Papa di transizione”.

Tra i nomi che circolavano: i cardinali Giacomo Lercaro, Alfredo Ottaviani ed Ernesto Ruffini. Un gradino sotto, i “diplomatici” Angelo Roncalli e Gregorio Agagianian. A costoro si affiancò nell’immediatezza del conclave, il cardinale Aloisi Masella, neo eletto cardinale camerlengo. Dai resoconti sembra che, nei primi scrutini, i voti dei 51 elettori si siano subito indirizzati verso Roncalli e Agagianian.

«I nostri nomi si avvicendavano or su, or giù, come i ceci nell’acqua bollente». Così ricordò alcuni anni dopo il futuro Papa. Al settimo scrutinio ci sarebbe stato un tentativo senza successo di “tirare la volata” ad Aloisi Masella. All’undicesimo fu eletto Papa il cardinale Roncalli che prese il nome di Giovanni XXIII.

Conclave 1963: Montini solo al sesto scrutinio

L’arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini entrò nella Cappella Sistina da superfavorito. Era considerato il “delfino” dello scomparso Papa Giovanni, che aveva votato per lui nel precedente conclave. Inoltre, già durante la guerra era stato il braccio destro di Pio XII. Tuttavia, una serie di Capi di Stato “forti” si erano espressi in modo contrario. Tra costoro, il cancelliere tedesco Konrad Adenauer e il dittatore spagnolo Francisco Franco. Addirittura, il Presidente italiano Antonio Segni.

In conclave, l’ala conservatrice del Sacro consesso fece quadrato contro Montini, rifiutandosi di votarlo. Solo dopo sei faticosissime votazioni l’arcivescovo di Milano riuscì a conseguire il “quorum” necessario per essere eletto Papa. Prese il nome di Paolo VI e poi, come il suo predecessore, fu proclamato Santo.

Nell’agosto 1978 i cardinali riconoscono a Luciani l’investitura di Montini

Il collegio dei cardinali che prese parte al Conclave dell’agosto 1978 sembrava espresso esattamente a immagine del defunto Papa. Montini, infatti, aveva escluso per decreto gli ultraottantenni e nominato ben 99 elettori su 111. Ma i cardinali “montiniani”, suddivisi nell’ala riformista e in un c.d “grande centro”, sembravano divisi.

I primi – secondo i vaticanisti – si sarebbero espressi per il cardinale Sergio Pignedoli. I secondi, per l’arcivescovo di Firenze Giovanni Benelli. I conservatori, stavolta, dichiararono già prima di entrare in conclave che avrebbero votato il cardinale di Genova Giuseppe Siri.

Nessuno dei vaticanisti ricordava che, nel corso di una visita pastorale a Venezia (1972), Paolo VI aveva effettuato un gesto clamoroso. Si era tolto la stola e l’aveva messa sulle spalle del patriarca Albino Luciani, di fronte a migliaia di fedeli. Un gesto che sapeva di vera e propria investitura. Infatti, sarebbero bastati soli quattro scrutini al cardinale Luciani per essere eletto Papa. Assunse il nome di Giovanni Paolo I.

Conclave di ottobre 1978: un Papa straniero dopo 500 anni

Giovanni Paolo I, purtroppo, perì dopo solo trentatré giorni di pontificato. Il conclave che si aprì poche settimane dopo, riproponeva gli stessi schieramenti del precedente di agosto. Ma, nel frattempo, la candidatura Pignedoli era stata messa da parte. Quella di Siri, invece, si era rafforzata, guadagnando consensi anche al centro. Secondo taluni vaticanisti, Benelli poteva controllare una cinquantina di voti. Ancora pochi per superare il quorum di 75 voti e, probabilmente, non li ebbe mai.

Siri e Benelli si sfidarono comunque con alterni risultati per quattro scrutini. Poi, capendo entrambi che non sarebbero stati in grado di raggiungere il quorum si misero da parte. Si cominciò allora a consultare alcuni candidati, per lo più stranieri, che declinarono uno ad uno l’offerta. I cardinali vicini all’Opus dei sembravano parteggiare per il cardinale Baggio e, in seconda battuta, per il cardinale Karol Woytila.

A quel punto il cardinale austriaco König propose il nome di Woytila al primate polacco Wyszynski. Questi riuscì a ottenere l’assenso del candidato e poi l’appoggio dei cardinali tedeschi, francesi e spagnoli. Il cardinale cileno Lorscheider riuscì a guadagnargli il favore dei sudamericani. Woytila fu poi eletto al settimo scrutinio e prese il nome di Giovanni Paolo II.

Conclave del 2005, un uomo solo al comando?

Il cardinale Joseph Ratzinger, nell’imminenza del conclave, esercitò in tutto e per tutto le sue prerogative di dominus del Sacro collegio. Assumeva infatti le cariche di decano del collegio cardinalizio e prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Impose subito ai cardinali di rispettare un lutto che non prevedeva il rilascio di dichiarazioni né di riunirsi tra loro. Celebrò poi la messa pro eligendo Papam pronunciando un’omelia che sembrava un vero e proprio programma elettorale. Naturalmente, in favore di sé stesso.

Di conseguenza, entrò in conclave come unico e favoritissimo candidato. Ma, nella Cappella Sistina, trovò un ostico avversario: l’argentino Jorge Bergoglio. Al terzo scrutinio sembra che Ratzinger abbia raggiunto 72 voti, a soli 5 dal quorum. Bergoglio, però, aveva sufficienti suffragi (40) per impedirgli matematicamente l’elezione. Fu l’argentino stesso a trarre d’impaccio il futuro Papa Benedetto XVI, rifiutandosi di avallare una spaccatura nella Chiesa. Convinse alcuni suoi elettori a votare Ratzinger che, al quarto scrutinio, fu eletto Papa.

I voti a Bergoglio inducono Scola al ritiro

Nel 2013 entrò “Papa in conclave” l’arcivescovo di Milano Angelo Scola. E – come da proverbio – ne uscì cardinale. Bergoglio, nelle previsioni dei vaticanisti non sembrava essere posizionato nemmeno nelle seconde linee. Forse perché già 77enne. Le dinamiche di questo conclave però non sono ancora chiare del tutto. Perché sono passati pochi anni e i suoi segreti sono in gran parte tali.

I cardinali elettori, infatti, è bene chiarire, sarebbero legati a vita al segreto. Scola, comunque, andò in fuga nei primi tre scrutini, per poi ritirarsi clamorosamente. Sembra che Bergoglio, contrariamente alle previsioni, sia stato l’avversario principale di Scola sin dal primo scrutinio. Per poi condurre al quarto, con la benedizione dello stesso arcivescovo di Milano.

Sembra pressoché certo che la quinta votazione sia stata annullata. Essendo stata trovata una scheda in più tra quelle scrutinate. Poi, al sesto scrutinio, il trionfo di Jorge Bergoglio, che assunse il nome di Francesco.

Foto di Ronald van Houwelingen da Pixabay

1 risposta

  1. Papa Prevost Leone XIV, i retroscena che lo hanno portato sul soglio pontificio - InLibertà

    […] Gli otto papabili, secondo i ben informati, erano anche suddivisi in due gruppi di quattro, in base alle probabilità di essere eletti. Tra i primi quattro – nell’ordine – vi erano ben tre italiani. Il Segretario di Stato Pietro Parolin, il Patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa e il Presidente della CEI Matteo Zuppi. Seguiti dal cardinale filippino Antonio Luis Tagle. […]

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