Civati, la voce scomoda del PD

civatiIn questi giorni di confusione politica, tra le dimissioni irrevocabili di Enrico Letta e l’imminente incarico di formare il governo a Matteo Renzi, in quello che sembrerebbe essere una sorta di trionfo del Partito Democratico un po’ in ritardo, nello stesso partito c’è una flebile voce che manifesta il suo malcontento. Flebile perché in minoranza, sovrastata da tante voci più forti. Stiamo parlando di Giuseppe Civati, il “leader” della corrente più a sinistra del PD .

Dal suo blog (www.ciwati.it) non usa mezzi termini. Accusa la direzione del suo partito di essere dimentica della parola sinistra e di propendere sempre più verso il centro: “… per ricordare che la questione del trattino tra centro e sinistra non si può risolvere con l’allungamento del trattino a coprire la parola sinistra”. Tanto che nei giorni scorsi Civati ha ipotizzato, forse in modo più o meno ironico, una scisssione dal partito. Ha parlato di Nuovo Centro Sinistra, una formazione che chieda esattamente il contrario del Nuovo Centro Destra: matrimoni egualitari, stop agli F-35, stop al consumo di suolo (magari anche NoTav), reddito minimo, progressività fiscale, conflitto d’interessi, ius soli, legalizzazione delle droghe leggere.

E non finisce qua: Civati attacca le larghe intese e la cosidetta staffetta sul posto, sostenendo che ben poco cambierà con il governo Renzi perché sarà retto dalla stessa maggioranza. Critica il fatto di dovere per forza venire a patti con il centro-destra, il dover governare sempre sotto ricatto.

Per il Partito Democratico resta perennemente aperta la storica porta dello scissionismo, quella porta che ha reso la sinistra italiana debole e che non sembra voglia essere chiusa. La scissione proposta è probabilmente solo una provocazione, ma ha un aspetto caratteristico, il voler restare a sinistra, quasi come se fosse il resto del partito a scindersi, scivolando sempre più al centro. “Faccio notare che sono altri che si sono scissi da se stessi, da quanto avevano detto, promesso e ripromesso di fare” scrive ancora il politico di Monza.

Di sicuro la voce di Civati ha  una risonanza sia mediatica sia all’interno del partito limitata, ma rappresenta un malcontento sentito da più di qualcuno. Si citi ad esempio Michele Serra che qualche giorno fa, su Repubblica, dopo aver ribadito di avere votato PD alle ultime elezioni politiche, sottolinea come sia assurdo che le trame per formare il nuovo governo si giochino all’interno di un partito che ha ottenuto solo il 25% dei voti su una base votante di poco più di metà degli aventi diritto.

Le esternazioni di Civati hanno trovato sostegno da parte del leader di Sel, Nichi Vendola, che in un’intervista ad affartitaliani.it dichiara di non voler sostenere il futuro governo Renzi e di concordare con Civati nel definire la situazione “a metà tra Shining e il peggio della Prima Repubblica”.

di Francesco Galli

foto: ilcittadinoonline.it

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