L’onore e la vergogna


Il 1 settembre 2018 nella cattedrale nazionale di Washington l’America ha salutato per l’ultima volta il senatore John McCain, morto di cancro al cervello all’età di 81 anni.
Alla cerimonia funebre in onore del senatore c’erano tre ex presidenti americani, ma non il presidente in carica, perché indesiderato. Donald Trump era a pochi chilometri di distanza e giocava a golf. Indossava una camicia bianca e un berretto rosso con la scritta “Rendi l’America grande di nuovo”. Trump era fisicamente lontano e tuttavia la sua presenza aleggiava nella cattedrale. Nonostante non sia stato mai nominato molte delle frasi pronunciate da chi ha preso la parola contenevano un chiaro riferimento a lui e alla sua politica.

La prima a prendere la parola è stata Meghan McCain, foto a destra, figlia del senatore scomparso. In un discorso accorato di circa venti minuti la McCain ha parlato del padre come uomo, ne ha ricordato le sue qualità umane, i valori che impersonava, primo tra tutti l’amore per la famiglia e per la patria. Ed è qui che tra pianto e rabbia Meghan McCain ha urlato una frase diretta senza mezzi termini a Donald Trump: “L’America non ha bisogno di vantarsi della sua grandezza e della sua forza, non ne ha bisogno. L’America di John McCain non ha nessun bisogno di essere resa grande di nuovo, perché è sempre stata grande”. A queste parole l’intera cattedrale è stata percorsa da un applauso lungo e liberatorio. Hanno applaudito tutti per la semplice ragione che in quelle parole era ed è racchiusa una verità condivisa da tutti. Con la morte di McCain l’America ha riscoperto di essere un grande paese. Anche i compagni di partito di Trump hanno applaudito e persino i suoi amici più stretti. Solo la figlia di Trump, Ivanka e suo marito Jared Kushner, genero e consigliere di Trump, gli unici della famiglia del presidente in carica ad essere in cattedrale, non hanno mosso un dito.

Barack Obama

Dopo Meghan McCain hanno preso la parola Henry Kissinger, George W. Bush e Barack Obama. Tutti hanno elogiato a profusione il senatore scomparso. Ma nelle parole di Obama ogni elogio è equivalso a una critica diretta a Trump. “John McCain ci ha reso presidenti migliori” ha detto Obama rivolgendo lo sguardo George W. Bush e a Bill Clinton “ha reso migliore il senato e ha reso migliore il paese. Parlava con tutti e ascoltava tutti, senza fare distinzione da dove venisse il suo interlocutore o da quanto tempo fosse nel paese. Lui aveva capito che la nostra democrazia non può funzionare se pieghiamo la verità per fini politici”. Ad ascoltarlo in prima fila, commossi ma composti, la moglie di McCain, Cindy, e i sette figli.

McCain era un repubblicano come Trump. Ma era un suo oppositore e criticava apertamente le sue scelte. Candidato alla presidenza per ben due volte il senatore McCain fu battuto prima nel 2000 da George W. Bush e poi nel  2008 da Barack Obama. John McCain era cresciuto in una famiglia di militari di alto rango. Sia il padre che il nonno erano ammiragli della marina militare degli Stati Uniti. Da giovane fu pilota dei Marines e combatté in Vietnam. Nel 1967 mentre era in missione su Hanoi il suo aereo fu abbattuto e lui, ferito, fu catturato dai nordvietnamiti. Rimase prigioniero di guerra per circa sei anni. In quegli stessi anni Donald Trump riuscì per ben cinque volte ad evitare il servizio militare. Quattro rinvii per motivi di studio e poi l’esonero per una malformazione ossea, una spina calcaneare a suo dire “invalidante” che non gli avrebbe permesso di marciare.

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