La passione di Roberto Lai per Antioco il Santo venuto dal mare

foto robertoIntervistiamo oggi Roberto Lai, il luogotenente dell’Arma dei Carabinieri, nativo di S.Antioco, Presidente dell’Associazione culturale Arciere Onlus, che dal 1992 combatte attivamente contro il traffico internazionale di opere d’arte.

Roberto tra le altre cose è il curatore della rivista “Annali di storia e archeologia sulcitana”, gratuitamente divulgata nel territorio, con l’obiettivo unico di diffondere un patrimonio culturale e storico che altrimenti andrebbe perso. Gli annali si concentrano in particolare sulla storia di S. Antioco, il Santo Protettore dell’isola sulcitana e dell’intera Sardegna.

Simona Mazza – Roberto, per iniziare ti faccio una domanda che suona come “E nato prima l’uovo o la gallina?”, ovvero è nato prima l’interesse per il tuo patrono S. Antioco e la carriera ti ha portato ad approfondirne la ricerca, oppure è stato il tuo lavoro a condurti da lui?

Roberto Lai – La figura di S.Antioco mi ha sempre appassionato, ne sono rimasto folgorato come S. Paolo sulla strada di Damasco dopo essere entrato nella Basilica a lui dedicata e aver visto l’immagine del Santo di colore. Da quel momento ho iniziato a fare delle ricerche per conto mio senza un secondo fine, fino a quando non si è presentato “l’ostacolo” dell’obbligo di leva. Non volevo fare il carabiniere, volevo continuare gli studi ma uno dei vertici militari mi convinse che avrei potuto fare carriera e continuare allo stesso tempo a coltivare la mia passione per la storia e l’archeologia. Fu così che mi arruolai come ausiliare.

S.M. Quando è avvenuta la “svolta”?

R. L. Durante il servizio di leva ero stato mandato a Firenze. Proprio in quel periodo era stata varata una riforma che garantiva stipendi piuttosto sostanziosi. Tra le altre cose avevo scoperto che avrei potuto lavorare in un reparto speciale che si occupava appunto della salvaguardia del patrimonio culturale senza dover interrompere i miei studi. Insomma tre piccioni con una fava.

S.M.Mi parleresti di un incontro particolare che in qualche modo ha segnato il tuo destino professionale in direzione del tuo Santo?

R. L. Sicuramente l’incontro con Mario Corongiu negli anni 70, premonitore delle mie ricerche sul santo sotto il suo mandato. Avevo rinvenuto un reperto  e mi ero recato nel Santuario di S. Antioco per mostrarlo a Don Salvatore Armeni, esperto cultore del Santo. In attesa di una sua risposta, il prelato mi aveva affidato a una giovane guida, Corongiu appunto, che mi fece visitare le catacombe, raccontandomi con dovizia di particolari la storia del martire. Quando nel 2007 Corongiu è stato eletto sindaco, mi ha offerto una collaborazione nel settore cultura ed io ho accettato a condizione che venissero divulgati gratuitamente i libri sulla storia di S.Antioco e sul territorio sulcitano. Praticamente da quel momento non ho più smesso di studiare e ricercare. Oggi le pubblicazioni sono capillari, anche perché il culto di S. Antioco e la sua fama di predicatore sono diffusi in tutta la Sardegna. Addirittura è venerato anche in Corsica.

S. M. A questo punto parlaci del Santo. Chi era, da dove veniva, quando e perché è giunto in Sardegna?

R. L. Il martire, definito “il Santo che viene dal mare”, era arrivato dalla Mauritania Cesarea (zona del Nord Africa che comprende Algeria e Marocco) durante il periodo dell’impero romano sotto Adriano (117-138 DC). Antioco era stato esiliato ed era giunto in Sardegna per professare la fede in Cristo. Qui aveva stabilito dimora nell’isola sulcitana, collegata alla Sardegna per mezzo di alcuni ponti in modo da essere raggiunta agevolmente dai fedeli.

S. M. Perché S. Antioco è ricordato con l’appellativo di “Protomartire”?

R. L. E’ chiamato “Protomartire” perché è il primo martire sardo. Non risultano altre testimonianze che attestino la presenza di un Santo prima di lui.

S. M. Quando si è diffuso il culto di S. Antioco, quando si sono manifestati i primi “segni”di notorietà?

R. L. La sua fama è iniziata sin dall’arrivo in Sardegna, quando si era sparsa la voce delle sue guarigioni e dei suoi miracoli e non dopo la scoperta delle sue reliquie avvenuta nel 1615. Ne abbiamo diretta testimonianza nel libro ” il processo dei miracoli” della seconda metà del 500, da cui ho ricavato le fonti per le mie ricerche.

S. M. Tu dici che S. Antioco è un santo attuale, moderno, perché? Credi inoltre ci sia qualche nesso con la visita del Papa nell’isola di Lampedusa?

R. L. S. Antioco era un uomo nero e veniva dal mare perché la sua fede lo aveva costretto all’esilio. A suo modo rappresenta il dolore e il dramma dei profughi e dei clandestini che ogni giorno sbarcano nei nostri lidi. Ci piace vederlo come clandestino giunto sulle nostre coste pieno di speranza e che riesce nella sua missione di evangelizzatore.

S. M. Benissimo Roberto, divulgare la storia di S. Antioco fra la gente sarda non dovrebbe essere un problema, come non lo dovrebbe essere il fare parallelismi con i valori sociali attuali, tuttavia come si può evitare di cristallizzare l’attenzione di una piccola elite verso il Santo, perché i giovani, vere leve di ogni moto sociale, sembrano sonnecchiare al parlar di Santi?

R.L. Per evitare questo rischio, abbiamo pensato di pubblicare la storia di S. Antioco a fumetti. Ed è stato un successo. Abbiamo aperto una strada che parte dai giovani per poi arrivare agli adulti. Infatti, il fumetto è stato distribuito gratuitamente in tutte le scuole di primo e secondo grado dell’isola di Sant’Antioco, diventando oggetto di studio e dibattiti culturali su una figura che fino ad allora la maggioranza dei giovani quasi ignorava. Oggi è per me motivo di orgoglio sapere che i ragazzi si sono tanto avvicinati alla figura del santo, e quando m’incontrano, sia genitori che figli spesso mi chiedono se ne sono avanzate delle copie. Attualmente, è in corso un altro progetto di divulgazione nelle scuole di Scano Montiferro, un comune della provincia di Oristano ove S.Antioco è veneratissimo.

S. M. Com’è rappresentato S. Antioco nell’iconografia tradizionale?

R. L. A dire il vero l’iconografia è varia perché è stato raffigurato diversamente in ogni periodo storico, secondo come veniva visto. Certamente è stato sbiancato durante le incursioni saracene perché il nero rappresentava il male tuttavia spesso le mani sono state mantenute nere,per ricordarne l’origine africana. Abbiamo inoltre un’importante rappresentazione che lo ritrae accanto alla Madonna di Bonaria, protettrice dei naviganti. Fra di loro esiste il rapporto iconografico dell’intercessione: il santo che intercede presso la Madonna a nome dei fedeli che rappresenta e che lo considerano come loro patrono, affinché Ella venga loro incontro. Nella raffigurazione S. Antioco viene indicato come il Santo patrono della Sardegna. A questo proposito mi piace raccontare un altro aneddoto. Gli abitanti di Scano Montiferro, il comune sopra citato, ricordano che gli anziani, nelle loro preghiere, si rivolgevano a Dio affinchè intercedesse con S. Antioco per ottenere una grazia e qui cito le loro parole in sardo“Ohi, Deus meu, naradebilu a Sant’Antiogu chi mi fettat sa grassia!” Tradotto letteralmente: O Dio mio, dite a S.Antioco che mi faccia la grazia! Le interpretazioni sono diverse: 1) In un certo modo si scambiano i ruoli: Dio diventa intercessore presso il Santo. (quasi che il Santo sia più autorevole di Dio); 2) Un’altra interpretazione mette in risalto proprio l’autorità divina, tanto che a un suo cenno i santi non possono che obbedire. In entrambi i casi il miracolo è operato dal Santo. Il ricercatore e studioso di S.Antioco di Scano, Nanni Dologu riferisce che il Santo è venerato come “meigu protomista” cioè primo medico, primo fra i primi, o medico per eccellenza, che cura ogni malattia sia del corpo, sia dello spirito. (Vedi gosos di Scano M., ritornello e strofa n. 3).

Ma a Scano è anche venerato come (primo ed unico) DOTTORE della Chiesa sarda; e, ancora come Padre Babu, Avvocato, avvocadu, protettore e amante finissimu dei suoi devoti.” S.Antioco di Scano racchiude il concetto di “Megalomartire”  infatti , questo concetto è rappresentato anche dalla statua alta 210 cm. Il proverbio dice: “Santos mannos, miracolos mannos; santos piticos, miraculos piticos”!

S. M. La diatriba sull’identità del vero Patrono della Sardegna è ancora aperta, come mai affermi che sia S. Antioco quello reale?

R. L.  A fianco della Patrona Massima Nostra Signora di Bonaria, ho individuato il lui l’unico e vero coopatrono dopo anni di studi presso gli Archivi del Vaticano. (Cito la fonte principale, datata 26 ottobre 1648, si legge: aliqua Sanctorum, praecipue Sancti Antiochi Martyris Sulcitani Sardiniae Patroni cum debita veneratione [corpora] asservantur [1]. Con le stesse parole, nella relazione successiva, a sei anni di distanza, L’Arcivesco Bernardo della Cabra ribadisce al Pontefice il ruolo di S. Antioco quale Sardiniae Patroni.)

S.M. Qual è il rapporto dei sulcitani con il Santo?

R. L. Devozione assoluta. Ad oggi le catacombe, al cui ingresso si trova la tomba del Patrono, sono oggetto di culto e tra l’altro sono le uniche in Sardegna.

S. M. Quando è avvenuta la scoperta delle sue reliquie?

R. L. La scoperta risale al 1615, quando l’Arcivescovo Desquivel iniziò le ricerche per scopi ecclesiastici e politici.

S. M. Da secoli due città, Iglesias e Sant’Antioco si contendono le spoglie del Santo, come mai?

R. L. Anticamente l’isola di Sulcis era disabitata a causa delle invasioni barbaresche, così l’Arcivescovo decise di portare l’intero corredo a Iglesias, dove si trovava la sede vescovile, con l’intenzione di riportarle nell’isola non appena essa si fosse ripopolata. I fatti però andarono diversamente e gli abitanti sulcitani hanno dovuto smaltire l’umiliazione di aver perso il loro Santo. Poi nel 1853, durante una festa patronale, con un improvviso colpo di mano, i sulcitani si ripresero le reliquie e da allora vengono soprannominati “fura santus”ovvero ruba santi, epiteto che sulcitani e iglesienti si scambiano vicendevolmente.

S. M. Ogni anno spunta una nuova edizione dei tuoi annali, cosa c’è di diverso rispetto alle precedenti?

R.L. Gli Annali di storia e archeologia sulcitana sono “fonte viva”, nel senso che raccolgono inediti contributi in campo storico ed archeologico sulcitano, nonché tutte le novità relative al santo e ai suoi ritrovamenti. Tra i collaboratori ci sono Diliberto,Sgarbi, Bartoloni e tanti altri dotti Professori e ricercatori.

S.M. Qual è la cosa che più ti ha stravolto di piacere?

R. L. Le testimonianze di apprezzamento da parte del Vaticano. Il Cardinale  Camillo Ruini, cui avevo inviato una bozza del mio libro, mi ha concesso l’onore di scriverne la prefazione. Ho raggiunto l’apice della felicità quando Papa Ratzinger mi ha concesso di pubblicarvi all’interno un suo scritto. Il Cardinale Ravasi ha altresì espresso il suo apprezzamento elogiandone il profilo documentale storico e il messaggio ai giovani attraverso il fumetto. Pochi giorni fa, ho ricevuto una nota di ringraziamento dalla segreteria di Papa Francesco cui ho inviato tutte pubblicazioni.

S. M. Secondo te perché S. Antioco è considerato talora, a torto, un Santo di serie B, snobbato dall’elite?

R. L. S. Antioco era il Santo dei pastori, dei contadini, della gente povera, del popolo, amatissimo dalle masse e comunque periferico e scomodo e non si poteva strumentalizzare più di tanto la sua immagine. Oggi insisto nel dire : “Abbiamo già subito troppe prepotenze, hanno tentato di cancellare la popolarità di Antioco , santo del popolo. Efisio non è “antagonista” di Antioco, poiché Antioco si basa su delle certezze, non è quindi in discussione la Devozione verso Sant’Efisio, cui va il mio reverente pensiero e rispetto, ma  in realtà su di lui non si sono ancora trovate notizie certe. Ciò nonostante, pur non essendo neanche Patrono di Cagliari a discapito del povero S. Saturnino, la nobiltà cagliaritana ne fece una ricca icona. Così, mentre su S. Efisio circolavano e circolano succulenti finanziamenti, il povero S. Antioco, la cui esistenza è comprovata dalla refertazione, risulta ancora oggi un disturbatore di troppo. Dopo aver depositato negli uffici preposti della Regione Sardegna tutti i documenti che comprovano la storicità di S. Antioco,  la Sagra di S. Antioco è stata riportata dalla fascia F (evento equiparato alla Sagra delle lumache) alla fascia A,riconoscendone  quindi la storicità ma non è ancora proporzionalmente supportata finanziariamente, infatti i contributi sono rimasti gli stessi che si danno alla Sagra della lumaca. Io non ci sto a questa arroganza, invito pertanto i deputati alla tutela del nostro Santo Patrono a prendere serie iniziative per la tutela del nostro patrimonio storico religioso “Antioco il Santo venuto dal mare.” Ho altresì appreso con grande stupore che la candidatura della festa religiosa di S. Efisio  quale patrimonio dell’umanità si baserebbe su un valore culturale di una storica tradizione che va avanti da 357 anni. Che dire allora della storicità di S.Antioco che si basa su una tradizione (documentata che va avanti da 655 anni) riconosciuta come la più antica della Sardegna?

S.M. Allora Roberto non posso che augurarti buona ricerca e che la verità storica emerga finalmente per sciogliere il nodo gordiano di equivoci che da secoli forniscono notizie parziali e circoscritte.

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