America, la morte dà spettacolo

America

In Tennessee c’è un uomo di 59 anni che, circa 30 anni fa, fu condannato per aver ucciso tre persone. Non ha mai riferito il movente perché Tony Carruthers, questo è il suo nome, si è sempre dichiarato innocente.

Sempre in Tennessee c’è una donna di 50 anni che, circa 30 anni fa, fu condannata per aver ucciso una ragazza di 19 anni. Il movente fu la gelosia, o almeno questo confessò Christa Pike.

Tony Carruthers e Christa Pike hanno tanto in comune: il Tennessee, gli omicidi, il carcere. E la condanna a morte, pena tuttora prevista da 27 dei 50 stati americani.

Adesso, però, i due condannati a morte hanno in comune qualcosa di ancora più raro: sono sopravvissuti entrambi all’iniezione letale.

Il 21 maggio scorso, Tony Carruthers è stato condotto nella camera della morte, steso sul lettino e legato; i moderni boia in camice bianco hanno introdotto il primo ago ma, nonostante oltre dieci, dolorosi, tentativi, non sono riusciti a trovare la seconda vena per poter iniziare la procedura. L’esecuzione è stata così sospesa ed il governatore del Tennessee la ha rinviata di un anno, ché la giustizia deve seguire il suo corso ma bisogna capire come.

Il 30 settembre scorso anche Christa Pike è stata condotta nella camera della morte, stesa sul lettino e legata; l’équipe di boia ha introdotto entrambi gli aghi previsti ed iniettato la dose letale di pentobarbital. Ma Christa non è morta. Allora le hanno somministrato una seconda dose, come indicato dai rigidi protocolli, ma ancora niente, la condannata a morte non è morta. E poiché non è prevista l’iniezione di una terza dose, l’esecuzione è stata sospesa e la condannata trasferita d’urgenza in ospedale dove i medici la hanno presa in cura.

La notizia ha subito fatto il giro del mondo e questo ha creato grande imbarazzo per il Tennessee ma anche per l’amministrazione Trump: Eccheccavolo, deve aver pensato Trump, manco due iniezioni sanno fare questi imbranati! In Iran una cosa simile non sarebbe mai successa ché, diamo merito al merito, sulle esecuzioni sono imbattibili. Possibile che debba fare tutto io in questo paese? 

Per fortuna il presidente degli Stati Uniti può contare su collaboratori capaci e il suo ministro della guerra gli è venuto in soccorso, proponendo di fare una cosa in grande: trasmettere in diretta streaming l’esecuzione della condanna a morte di un altro detenuto, Nidal Hasan, affinché tutto il mondo possa vedere che non sono certo due banali intoppi come quelli occorsi in Tennessee a bloccare la ferma mano della giustizia americana. E la pena verrà eseguita tramite fucilazione, ché un plotone di esecuzione non perdona e si evitano ulteriori, imbarazzanti, fallimenti.

“Non sono stato coinvolto nella decisione”, ha detto Trump con modestia a proposito della diretta streaming, lasciando generosamente il merito dell’idea a Peter Hegseth. 

D’altra parte il presidente degli USA ha ben altri grattacapi: questa cosa del Nobel per la pace, ad esempio. È indecente che sia stato appena assegnato ad una ex giudice di un “organismo canaglia” come la Corte Penale Internazionale (parole di Marco Rubio) mentre uno come lui, che ha messo fine ad 8 guerre (parole di Trump), uno che ha così a cuore le sorti del mondo (parole mie, non di Trump, ma penso sarebbe d’accordo) non lo abbia ancora vinto. È grazie a lui che i cittadini americani possono sentirsi protetti (a parte quando l’ICE ne uccide qualcuno per errore), lui che ha da subito esortato il Procuratore Generale a far largamente uso della condanna a morte quando il reato commesso lo preveda. 

“Io sono la vostra giustizia” ha detto Trump durante un comizio e, visto come vanno le cose, c’è da dargli ragione. Chissà se gli è venuto in mente che nei paesi civili le pene hanno anche funzione rieducativa, mentre in gran parte dell’America il modello della giustizia è molto più simile a quello iraniano? Pensa come cose banali, tipo il petrolio, allontanino gente che potrebbe avere tanto in comune.

Tornando ai condannati a morte, Tony Carruthers sta vivendo il suo anno di grazia prima di essere ri-giustiziato.

E anche Christa Pike si è ripresa quel che tanto che bastava a farla tornare in carcere, dove attenderà di sapere se la sua condanna sarà commutata in ergastolo o se dovrà, nuovamente, entrare nella camera della morte.

Intanto, però, il governo americano, instancabilmente all’opera per difendere i suoi cittadini, ha annunciato nuove sanzioni verso la Corte Penale Internazionale perché “… gli Stati Uniti ed il popolo americano non sono soggetti alla giurisdizione di questa falsa corte” (parole di Rubio). 

Gli americani li processano solo gli americani. 

E li ammazzano pure, quando ci riescono. Magari in diretta streaming.

Immagine creata con la IA

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