La collaborazione in musica

collaborazione

Come in qualsiasi lavoro la musica implica una continua ed efficiente collaborazione fra più soggetti col fine di portare un prodotto finale a un ampio pubblico. Tanto è più importante e influente l’esecutore, tanto sarà vasta la squadra di professionisti indispensabili a diffonderne l’abilità e le creazioni. Se da una parte sembra un’ovvietà, dall’altra non sottende lo spirito emotivo che permea varie sfere di professionisti della musica e che rischiano di mettere in crisi carriere o contratti discografici.

La fragilità della band

Una band è un insieme di individui che lavora assieme per creare e promuovere la propria musica. I componenti devono quindi trovare la giusta sinergia sia per quanto riguarda l’aspetto musicale che relazionale; se viene a mancare uno dei due la band potrebbe sciogliersi presto. Certamente ci sono gruppi resistenti, in attività con decenni di concerti alle spalle, ma sono sicuramente di più quelli separati dopo pochi mesi perché mancanti di una prospettiva artistica o incapaci di creare un legame interno. Alcune band non hanno bisogno di avere un’unione di intenti se sono strette dal fine del profitto, ciò vale anche per quei solisti che si avvalgono di un supporto di professionisti pagati che non sono tenuti a portare contributi creativi o ad essere sodali con il frontman. Si noti che quando le cose in un gruppo vanno male possono esplodere in disagi importanti che scaturiscono in azioni violente, come successe con gli Zapp o con i Mayhem.

Il solista non è solo

L’idea del giovane emergente che si fa strada da solo nel mondo della musica e ne rimane puro e incorrotto è un’immagine che piace molto alla cinematografia ma che nella realtà riscontra poche attinenze. L’idea del do-it-yourself è reale all’inizio di un percorso di un esordiente che non ha appoggio di nessun tipo. Ma se la sua musica funziona, allora pian piano si aggiungono una serie di professionisti capaci di far crescere l’artista che così raggiungerà un sempre più largo pubblico col crescere della sua celebrità. Un primo step è il contatto con una casa discografica o un agente che investono almeno un po’ di tempo sul progetto. Ciò implica il successivo coinvolgimento di uno studio di registrazione e poi magari di un ufficio stampa per seguire eventi e tour. Col subentro di una casa discografica più grande e strutturata seguiranno contatti con altri operatori dello spettacolo: esperti di comunicazione, giornalisti, radiofonici e poi assistenti, montatori, arrangiatori, a un certo punto anche ballerini per il palco, registi per i concerti, guardie del corpo. Un solita non è mai solo se arriva a quel punto della carriera. Ci sarebbe da domandarsi se sia ancora candido e indipendente.

L’orchestra di umani

Il caso recente dell’orchestra del teatro La Fenice di Venezia ha fatto emergere come anche la musica classica non sia esclusa dai complicati rapporti che intercorrono fra professionisti dello spettacolo. Come già scrissi, la musica può essere politica, in questo caso la musica è anche relazione. Gli orchestrali sono certamente professionisti che sono lì per lavorare ma rimangono attivi fra di loro tutti i costi emotivi dell’essere umano. Un’orchestra funziona quanto più sono strette le maglie della collaborazione fra i suoi componenti: in primis quelli dei compagni di strumento di sezione (violini coi violini), poi quelli di categoria (fiati coi fiati), quindi quelli delle gerarchie di linea (corni col primo corno, violoncelli con primo violoncello, ecc…), infine quelli di tutti verso il direttore/direttrice. La persona in piedi sul podio deve detenere rispetto e stima dei musicisti, deve essere in grado di spronarli, di richiamarli all’ordine, di promuoverli, di premiarli. Non è solo tecnica, è un’alta funzione gerarchica emotiva e se il Maestro non è in grado di instaurare la giusta collaborazione con tutti gli esecutori il prodotto finale non può che risultare pessimo.

La musica IA è davvero sola!

Uno spettro si aggira per il web ed è la paura dei musicisti verso la musica fatta con l’intelligenza artificiale: gli porterà via il lavoro? La musica IA ha bisogno solo di un prompt, cioè un testo scritto che chieda che tipo di brano si voglia: genere, tempo, testo. Queste canzoni si stanno riversando in massa su Spotify e Youtube e spesso hanno una buona risonanza e diversi ascoltatori. Tuttavia escludono la possibilità di creare un mercato reale, non sono in grado di coinvolgere tutti quei professionisti che servono alle band, al solista e alle orchestre. La musica IA nasce facilmente e ha la sua platea di ascoltatori ma nasce e si amplia nel digitale e perciò non può soddisfare i sistemi economici che ancora funzionano e si attuano in un mondo reale che gli ascoltatori di tutti i giorni continuano a popolare e vivere.

Conclusioni

L’ultima collaborazione è quella fra la musica e l’ascoltatore. Quest’ultimo è il critico freddo e il giudice imparziale, ma è anche l’emotivo che si dispera e piange, o l’iracondo che si arrabbia e urla, o il pazzo che balla fino a svenire; sempre quando il suono colpisce le corde giuste del suo essere. Perché la musica ha questa forza: tanto è più reale lei, tanto più svanisci tu.

Foto di picjumbo_com da Pixabay

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