Sentimental value (di Joachim Trier) – Uno sguardo sulla famiglia

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Dopo il successo di “La persona peggiore del mondo” del 2021, torna al cinema il regista norvegese Joachim Trier (Segreti di famiglia, Thelma, Oslo, 31 august) con Sentimental value, un’opera profondamente matura sulla famiglia, su una casa e sul cinema.

Il protagonista è Gustav Borg (Stellan Skarsgård), un celebre regista anticonformista e padre assente per le due figlie Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas) e Nora (Renate Reinsve). Il suo rapporto con la madre, una psicoanalista, fu travagliato e culminò con il divorzio, il tutto sotto gli occhi della casa in cui Agnes e Nora sono cresciute e che si ritrovano a dover gestire da adulte dopo la morte della madre. Le sorelle hanno intrapreso vite molto diverse: Agnes si è sposata e ha messo su famiglia, mentre Nora è un’attrice teatrale la cui vita è instabile, disordinata e piena di inquietudine Dopo la morte della madre viene loro affidata la responsabilità di svuotare e vendere la casa di famiglia, originariamente costruita dai nonni paterni. Questi progetti vengono bloccati dal ritorno di Gustav per il funerale dell’ex moglie: Borg non gira un film da oltre un decennio, ma è protagonista di un’importante retrospettiva a Oslo che spera possa rilanciare la sua carriera. Adesso sta pianificando un gran ritorno sulle scene: ha scritto una sceneggiatura semi-autobiografica ispirata alla sua vita d’infanzia e desidera girarla nella casa di famiglia con Nora (che aveva già lavorato col padre 15 anni prima) nel ruolo principale di sua madre, membro della resistenza norvegese e torturata durante l’occupazione Nazista, che si era suicidata una mattina dopo averlo accompagnato a scuola. Quando la figlia rifiuta la parte, Gustav si rivolge a Rachel Kemp (Elle Fanning), una giovane famosa star hollywoodiana, e inizia improvvisamente a capire che la sua assenza come padre ha avuto un impatto imprevisto sulle figlie.

In questa commedia drammatica, Trier come sempre non si concentra tanto sulla meccanica della trama, quanto sull’esplorazione dell’umanità, dei pregi e difetti dei protagonisti in modo delicato ma incisivo e ben curato. È la storia di una famiglia e si concentra sulle varie tensioni, grandi e piccole, che definiscono i rapporti con i nostri cari. Affronta i rapporti tra genitori e fratelli con una disarmante immediatezza e potenza, attraverso una narrazione fluida e lineare ricca di dialoghi mai banali. 

Il film cattura l’immensità del trascorrere del tempo, incarnata nella casa di famiglia, dipinta di rosso e inconfondibilmente vittoriana con i suoi frontoni e guglie, che si erge fiera e imponente nel cuore di Oslo, testimone di tutto ciò che è accaduto in quattro generazioni della famiglia Borg, quasi come un organismo vivente. Scopriamo che la casa ha un difetto nelle fondamenta che provoca una crepa nei muri, eppure non crolla mai, metafora della crepa emotiva nei rapporti dei protagonisti, che nonostante tutto sono ancora in piedi e non si disgregano. Proprio come la crepa nelle fondamenta che si è insinuata per secoli nella casa, quelle che sono sopravvissute all’interno della famiglia Borg non hanno mai fatto crollare la struttura che li tiene uniti.

È inoltre un film che esamina in modo intelligente la visione di cinema del regista, che si sovrappone col punto di vista di Gustav Borg: un uomo consumato dalla creatività e che ha pensato al cinema e alla carriera prima ancora che alle relazioni familiari, ora pensa di poter ricostruire il rapporto con la figlia nell’unico modo che conosce, ossia attraverso il processo di creazione artistica, facendo cinema. L’’utilizzo del dolore come fonte di ispirazione è parte integrante del processo creativo rappresentato.

Il cast attoriale è eccellente: dalla straordinaria interpretazione di Stellan Skarsgård. così a fuoco nel ruolo del patriarca, a Elle Fanning in un piccolo ma significativo ruolo di stellina del cinema dal volto luminoso, rappresentante di un sistema (quello del cinema mainstream) che spesso ricerca la compatibilità con i film d’autore, come quelli del regista norvegese.

Una menzione speciale per Renate Reinsve, premiata a Cannes per il precedente film di Trier, “ La persona peggiore del mondo“, che ha un innato talento nel trasmettere il costante tumulto interiore di Nora, e che a tratti vediamo esplodere in superficie. La tensione tra lei e Gustav è palpabile e struggente, e la percepiamo soprattutto attraverso l’altra sorella Agnes, costantemente intrappolata nel mezzo. Reinsve domina la scena fin dalla prima inquadratura, quando la incontriamo per la prima volta mentre sta avendo un attacco di panico prima di salire sul palco come interprete principale.

Sentimental value è un film difficile da definire: non così comico per una commedia né troppo drammatico per un vero dramma. Il dolore viene espresso attraverso conversazioni ordinarie tra persone piuttosto straordinarie. È un film altamente consigliabile soprattutto di questi tempi dove il film d’autore classico non è più così in voga. È quel tipo di film maturo che un tempo aveva una platea di riferimento consolidata, ma che ultimamente sembra faticare a trovare un pubblico adulto per i contenuti più impegnativi.

È un film sottile e intelligente, profondo e commovente nella sua semplicità, ma che riesce a evitare i soliti clichè e a trasmettere un messaggio positivo di speranza senza ricorrere a sentimentalismi forzati.

In un momento storico in cui si cerca a tutti i costi la divisione (politica, razziale, religiosa, nazionale e sessuale), Sentimental value ci indica come le divergenze personali possano essere risolte in modo civile.

Foto estrapolata dal trailer ufficiale Lucky Red

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