Vertenza dazi, Trump e Von der Leyen chiudono l’accordo in anticipo sulla scadenza fissata

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Vertenza dazi.  USA e UE si sono accordati e hanno posto fine alla guerra dei dazi. Lo hanno fatto con un paio di giorni di anticipo sul termine del 1° agosto. Quello fissato da Trump pena l’applicazione di una tariffa del 30 per cento su tutte le merci europee. E se l’Ue avesse reagito sarebbero scattati altri dazi ancora. Le parti invece si sono accordate su una tariffa reciproca del 15 per cento sulla maggior parte dei beni scambiati. Comprese auto, semiconduttori, e farmaci. Si fa presente che i dazi sulle auto europee, casus belli dell’intera vertenza, saranno ridotti al 15 dal precedente 27,5 per cento.

Gli Stati Uniti peraltro ottengono un impegno di acquisti triennali da 750 miliardi di dollari complessivi di gas naturale e combustibile nucleare. Ciò consentirà alla Ue di eliminare quel poco di energia russa che ancora è costretta a importare. La trattativa è stata condotta, per la Ue, dalla Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen.

La conclusione della vertenza dazi ha scatenato una vera bagarre sui mass-media

Non appena è stata resa nota la conclusione della vertenza e i suoi termini si è scatenata sui media una bagarre da curva da stadio. Bersaglio principale della “corrida” si è ritrovata a essere Von der Leyen. Accusata quasi unanimemente di essere stata troppo accondiscendente. Anche i commentatori più pacati hanno esternato tutta a un tratto il loro anti europeismo.

Qualcuno ha sottolineato i commenti a mezza bocca di Macron e di Merz (che qualcosa avrebbero pur dovuto dire). Altri, al contrario il silenzio di Meloni. La quale si era data 24 ore di tempo per esprimere il suo parere, poi risultato sostanzialmente positivo. Altri ancora hanno obiettato che l’accordo non fosse vincolante perché comunque sottoposto a ratifica dei parlamenti nazionali. Dimostrando di non conoscere il diritto internazionale. Perché questa è forse l’unica sua norma ancora universalmente riconosciuta: i trattati prima si stipulano e poi si ratificano.

Nella vertenza dazi, Trump ha riconosciuto l’importanza della Ue rispetto ai singoli Stati

A parere del sottoscritto, gran parte dei commentatori non riescono a comprendere l’importanza del momento storico, per quanto riguarda il ruolo della Ue nell’economia mondiale. È il vizietto di chi guarda la punta del dito e non si accorge che indica la luna. Quante volte, in passato, abbiamo sentito dire: “l’Europa, come al solito, si presenta divisa agli appuntamenti importanti”.

Ebbene, questa volta, l’Europa si è presentata alla vertenza unitariamente, per bocca della Presidente della Commissione. E non perché lo ha velleitariamente richiesto essa stessa. Ma perché esplicitamente lo ha voluto il suo interlocutore d’oltre Oceano. Si fa presente che pochi giorni prima Trump aveva stretto l’accordo sullo stesso tema con il Regno Unito. Certificando che la Gran Bretagna non è Europa. E dimostrando – asseriamo noi – che la UK nella UE, prima dell’effetto-Brexit, non era altri che un peso per un’effettiva integrazione di Eurozona.

La conclusione dell’accordo lancia il FTSE-MIB oltre i 41.000 punti

Veniamo ai termini dell’accordo con la premessa che il nostro parere sui dazi lo abbiamo già espresso (in termini negativi) in precedenti articoli. La conclusione della vertenza è stata positiva o quanto meno onorevole per l’Europa? Le Borse – Milano compresa – la hanno accolta positivamente. Piazza Affari supera per la prima volta la soglia dei 41.000 punti FTSE-MIB. Si fa presente che, con la Brexit e poi con la pandemia, era abbondantemente scesa in pochi giorni da 25.000 punti sotto i 20.000. Il 31 dicembre 2024 aveva chiuso a 34.186.

Nel merito, l’accordo ricalca al 99% quello stipulato 48 ore prima tra Stati Uniti e Giappone. Alla sua firma gli esperti commentatori si erano espressi sostenendo che Trump era stato benevolo con il governo del Sol Levante. E avevano motivato ciò asserendo che gli USA consideravano il Giappone un suo insostituibile alleato. Sono bastate 24 ore ai medesimi per sostenere invece che Von der Leyen era stata un divorata dalle fameliche fauci di Trump. Eppure non ha fatto altro che strappare agli USA esattamente le stesse concessioni che aveva strappato Tokyo.

La vertenza dazi andava chiusa anche per rilanciare l’Euro come moneta di scambio internazionale

C’ è comunque un altro fattore del commercio internazionale attuale che molti osservatori sembrano trascurare. Un fattore che indirizzerà il commercio della Ue verso i paesi extraeuropei, piuttosto che verso gli USA. Per questo la chiusura della vertenza era una pratica da archiviare quanto prima, anche a condizioni meno soddisfacenti. Si tratta del fatto che gli scambi tra USA e UE vengono effettuati in dollari, una moneta che si sta svalutando rispetto all’Euro. Quindi è altamente positivo, per l’Europa, restituire 750 mld di dollari svalutati in cambio di materie prime.

Gli scambi tra Ue e paesi extraeuropei, invece, saranno effettuati sempre più in Euro. Questo perché l’Euro è una moneta che continua a rafforzarsi e a rivalutarsi. Quindi potrebbe, alla lunga, scalzare il dollaro come moneta di riferimento degli scambi internazionali. È quanto ha sostenuto il prof. Paolo Savona nel suo discorso di congedo dalla Presidenza della CONSOB. E se lo ha detto un anti-europeista convinto come lui, dovremmo crederci.

Foto di NakNakNak da Pixabay

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