
Ceuta. È una cittadina sul suolo africano, grande poco più del Centro storico di Roma (18 kmq), soggetta alla sovranità spagnola. Ha sbocco al mare ed è abitata da circa 85.000 abitanti, due terzi dei quali di etnia ispanica. Un 30% della popolazione è però di etnia arabo-berbera di religione islamica. Il restante 2-3% è ebraico-sefardita. Il suo confine terrestre è salvaguardato da due barriere in parte metalliche e in parte murarie. Una di queste è posta in territorio marocchino, con relativa sorveglianza. L’altra in territorio e sorveglianza spagnola. Tra le due barriere c’è una “terra di nessuno” di pochissime centinaia di metri.
Venerdì 31 luglio circa 60.000 marocchini (successive rilevazioni hanno corretto il dato a 48.000) vi si sono introdotti provenienti dal mare. Fatte le proporzioni, è come se la Sardegna, in un solo giorno, fosse “invasa” da 1 milione-1,2 mln migranti. Dopo 48 ore circa è giunta la notizia che, per l’occasione, la polizia marocchina – probabilmente connivente – aveva aperto gli ingressi agli “espatrianti”. Non avendo fatto altrettanto la polizia spagnola, è stato gioco forza per i migranti tentare la via a nuoto, una volta trovatisi nella “terra di nessuno”. Che non fosse prevista tale conclusione lo dimostrano gli 88 morti che, certamente, avrebbero preferito una via di espatrio più sicura.
Tutto ciò smentisce quanto dichiarato sul momento dal premier spagnolo Pedro Sánchez. Secondo cui l’”invasione” del 31 luglio è conseguenza della sentenza della Corte Suprema spagnola di 3 settimane fa. Questa avrebbe interdetto ogni respingimento immediato e sommario dei migranti che raggiungono a nuoto il suolo spagnolo. Sánchez, quindi, ha tirato fuori il coniglio dal cilindro per eludere ogni responsabilità. Visto che la sua maggioranza governativa si regge su un unico deputato indipendente ed è forte il rischio di elezioni anticipate.
La composizione sociale dei migranti di Ceuta è diversa da quelli di Lampedusa
A ben guardare la composizione sociale dei circa 50.000 migranti di Ceuta è molto diversa da quella che giunge sui barconi a Lampedusa. Ceuta, infatti, non è mai stato un terminale dei flussi migratori dell’Africa subsahariana come le città libiche, tunisine o egiziane. Semmai, per la Spagna, lo sono le isole Canarie dove migliaia di migranti sbarcano con i loro barconi provenienti dalle coste africane. I migranti giunti a Ceuta non fuggivano da guerre o carestie: venivano tutti dal Marocco. Cioè da uno Stato che, pur essendo governato da un regime dispotico, non applica la Shariah in modo integrale, come nella maggior parte degli Stati islamici.
Inoltre, nel giro di 24-48 ore, la stragrande maggioranza dei migranti è tornata sui suoi passi. Al momento, infatti, a Ceuta ne sono rimasti solo 1700. Ne consegue che, per essersi convinti a questa “bravata” ci deve essere stato un motivo “dimostrativo”. È quello che hanno tentato di definire le miriadi di influencer sui social italici che, come è noto, non ne sanno nulla di geopolitica. E allora ci abbiamo provato noi, iniziando dalla situazione geografica delle aree in questione per poi passare alla loro storia recente.
Ceuta non è l’unico territorio della costa africana del Mediterraneo soggetto alla Spagna. Vi è anche Melilla, una cittadina più piccola (12 kmq) ma leggermente più popolata (86-87mila abitanti per l’88% spagnoli). Vi sono poi le isole Alhucemas e le isole Chafarinas (380 abitanti in tutto). Il Promontorio di Vélez de la Gomera (sorvegliato da una 60ina di militari). Infine lo scoglio disabitato di Perejil. Tutte queste località non facevano parte del Protettorato spagnolo sul Marocco, cessato nel 1956. Il Regno del Marocco, tuttavia, le rivendica lo stesso, essendo situate geograficamente in Africa.
Sánchez e la sua politica di dissenso con Marocco, USA, Israele e UE
Un altro motivo di dissenso geopolitico tra Spagna e Marocco è quello relativo alla sovranità dell’ex Sahara spagnolo. Trattasi di un territorio ex coloniale confinante con il Marocco meridionale, grande quasi come l’Italia. Da esso la Spagna si è ritirata nel 1977 ed immediatamente fu occupato per l’80% dall’esercito marocchino. Sino al 2022, la Spagna appoggiava l’indizione di un referendum di autodeterminazione della popolazione locale. Così come richiesto anche dall’ONU e spalleggiato dall’Algeria. Poi, 4 anni fa, il Premier Sánchez ha approvato il piano marocchino sull’annessione dell’area in questione.
Il 20 luglio scorso, però: nuovo colpo di scena. Sánchez, ad Algeri, ha riattivato il trattato di amicizia con l’Algeria firmato nel 2003 in cui si sanciva l’indipendenza del Sahara ex spagnolo. Tutti questi “giri di valzer” non hanno certo fatto piacere al Re Muhammad VI del Marocco. Ciò farebbe supporre che dietro l’invasione “dimostrativa” su Ceuta ci sia stato il suo zampino.
Ben altri “giri di valzer” ha intrapreso Sánchez sul palcoscenico internazionale che conta veramente. L’attuale cruenta contesa geopolitica vede da un lato Russia, Iran e organizzazioni terroristiche sue alleate, con l’appoggio esterno della Cina. Dall’altro Stati Uniti, Israele e paesi arabi cosiddetti moderati, Marocco compreso. Rabat è anche firmatario degli Accordi di Abramo e di quelli di Gaza. Gli Stati europei aderenti alla Nato sono vincolati agli Stati Uniti, fornendogli le basi militari e accettando la direzione USA della propria difesa. In questa riproposizione dei blocchi internazionali, Sánchez pretende di fare il “battitore libero”.
Non è escluso che dietro l’azione marocchina su Ceuta ci siano USA e Israele
L’8 settembre scorso ha testualmente dichiarato: “La Spagna, come sapete, non ha bombe nucleari, né portaerei o grandi riserve di petrolio. Da soli non possiamo fermare l’offensiva israeliana. Ma questo non significa che smetteremo di provarci”. L’offensiva israeliana di cui faceva riferimento era quella su Gaza, controllata dai terroristi islamici di Hamas, armati dall’Iran. Contrario si è poi pronunciato sugli accordi di Gaza che prevedono, tra l’altro, il disarmo di Hamas.
Ancora più profondo dissenso tra Sánchez e l’attuale politica estera degli Stati Uniti. Il Primo Ministro spagnolo ha infatti negato agli USA l’uso delle basi militari, per i rifornimenti degli aerei impegnati nella guerra con l’Iran. Si è poi rifiutato di incrementare il contributo spagnolo alla NATO per le spese della difesa. Non è escluso, quindi, che l’azione marocchina su Ceuta – se di questo si è veramente trattato – sia stata spalleggiata anche da USA e Israele.
L’Italia mette sotto processo a Bruxelles Sánchez e le sue politiche migratorie
Infine, Sánchez sta gestendo complessivamente le crisi migratorie del suo paese con modalità che non possono certo far piacere ai suoi partner dell’UE e dell’Area Shengen. Il suo governo ha infatti avviato a metà aprile una sanatoria straordinaria dei migranti clandestini sul territorio spagnolo. Probabilmente per allargare a suo favore la base elettorale, in vista delle elezioni politiche del 2027. Alla data del 30 giugno sono state registrate 1.174.987 domande. 609.737 pratiche sono già state istruite. Nei fatti, una volta attribuita loro la cittadinanza spagnola, più di un milione di ex-clandestini e i loro familiari potrebbero girare tranquillamente per la UE. Eludendo “legalmente” gli accordi di Shengen e la politica migratoria UE.
Per questo la Presidente del Consiglio italiana, approfittando della “invasione” di Ceuta, ha immediatamente sospeso gli accordi di Shengen con la Spagna. Contemporaneamente, Meloni ha convinto altri 21 partners europei (su 27) a richiedere una riunione urgente dei ministri degli Interni UE. Oggetto: la gestione “piuttosto asimmetrica” delle crisi migratorie da parte dei 27. Afferrato il concetto di essere stato chiamato in causa, Sánchez ha protestato ma si è ritrovato solo. D’altronde, spesso nel calcio i “battitori liberi” commettono autogoal.

