La nota del Presidente Napolitano alla Corte di Assise di Palermo

GOVERNO:  VOTO ANCHE TEST PER GOVERNO, QUOTA 330 PER RISPOSTA A COLLEGiorgio Napolitano ha inviato una nota assai asciutta alla Corte d’Assise di Palermo, in cui ribadisce a chiare lettere “Non ho da riferire alcuna conoscenza utile al processo, come sarei ben lieto di potere fare se davvero ne avessi da riferire”. Continua pertanto a mantenere il massimo silenzio, anche di fronte alle richieste della Procura, che lo aveva citato come teste. Ricordiamo infatti che il Presidente era stato chiamato a deporre in merito alla lettera ricevuta dal suo consigliere Loris D’Ambrosio, morto misteriosamente d’infarto nel luglio del 2012.

Nella missiva, Il consigliere (all’epoca in servizio all’Alto Commissariato per la lotta contro la mafia e al ministero di Grazie e Giustizia), parlava con toni assai amareggiati, del mancato attentato contro Falcone all’Addaura e del periodo stragista ( dal ’89 al ’93) esprimendo il timore di “essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi”.

Oggi i giudici di Palermo vogliono scandagliare a fondo per capire se i dubbi del consigliere erano fondati e a cosa si riferisse parlando della Trattativa Stato/Mafia. Napolitano tuttavia nega tutto e nega anche l’evidenza dei fatti, sostenendo a viva forza di essere all’oscuro circa i timori che attanagliavano D’Ambrosio. Ha pertanto scritto di non aver avuto “né modo, né motivo, neppure riservatamente” di chiedere conto di quel passaggio di D’Ambrosio e come ciliegina sulla torta afferma di non essersi mai confrontato sulle vicende di mafia con il consigliere, “data la natura dell’ufficio ricoperto dal dottor D’Ambrosio”.

Al momento la lettera del Presidente  Napolitano è stata depositata dal Presidente della Corte.  L’inquilino del Colle ha poi aggiunto. “Dei problemi relativi alle modalità dell’eventuale mia testimonianza, la corte da lei presieduta è peraltro certamente consapevole come ha, nell’ordinanza del 17 ottobre, dimostrato di esserlo, dei ‘limiti contenutistici da osservare ai sensi della sentenza della Corte Costituzionale del 4 dicembre 2012″.

Insomma avremo mai modo di sapere la Verità? Quanto tempo il silenzio di Stato, dovrà celare ai cittadini cosa e’ realmente successo. Ancora una volta lo Stato da’ segni di evidente debolezza.

di Simona Mazza

foto: pilloledalmondo.it

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