Roma- Ieri il Teatro dell’Opera di Roma ha chiuso i battenti per sciopero, lasciando interdetti i melomani capitolini, già pronti ad applaudire il Nobel della musica, Riccardo Muti. Il punto è che l’Opera rischia seriamente di scomparire. Il Teatro, infatti, è oppresso dai tagli effettuati dal nuovo commissario Bray, che si è accorto degli sprechi delle precedenti gestioni di alemanniana memoria, ed ha deciso di provvedere a risanare i bilanci “sforbiciando”.
Tanto per fornire qualche dato: I buchi attuali ammontano a ben 35 milioni di euro, cifra non da poco e ad occuparsi della gestione passata erano tutti uomini in forza all’ex sindaco.Per tali motivi, l’attuale ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Massimo Bray, ha preparato un provvedimento (che prende il suo nome) con il quale cercherà di tagliare tutte le spese superflue, incluse le inutili mediazioni di consulenti esterni, che servono solo a prosciugare le già magre tasche del Teatro.
Intanto il caso del Teatro dell’Opera è diventato rappresentativo, anche perché non era mai accaduto nulla di simile. Ma veniamo alle motivazioni dello sciopero. Che cosa chiedono i lavoratori? Gli orchestrali vogliono l’elargizione immediata e “a preventivo” del contributo comunale, ma al contempo rifiutano categoricamente la possibilità della nomina di una commissione alla guida del teatro.
La cosa sembra a dire il vero illogica, anche perché la commissione, fra le altre cose, ha il compito di indagare sulle perdite accumulate nel tempo e soprattutto quello di vigilare sulle assunzioni indiscriminate, quelle per intenderci figlie della “parentopoli”, che qualche tempo fa hanno fatto gridare allo scandalo. Fatta questa considerazione, risulta chiaro che lo sciopero degli orchestrali corre il rischio di scoppiare come una bolla di sapone al sole senza che, di fatto, si possano ottenere risultati consistenti.
A pagarne le conseguenze intanto è l’Ernani di Verdi, immediatamente cancellato dal cartellone, insieme a tutte le sue repliche e ad oggi non c’è dato di sapere se l’intero programma verrà rispettato o meno.
di Simona Mazza
foto: romaviva.com

