Tutti si lamentano dell’eccessivo numero di giudizi instaurati nel nostro Paese, facendoci passare per un popolo pronto a far cause. Per quest’assunto e con il chiaro intento di creare un filtro che impedisse o ritardasse l’accesso ai Tribunali, il governo Berlusconi ha pensato bene, prendendo spunto da una direttiva europea, di inserire nel nostro ordinamento la mediaconciliazione obbligatoria, palesemente una giustizia dei poveri. Però, per com’è stata redatta la normativa e per le materie coinvolte nell’obbligatorietà, il fallimento era evidente. Toccato con mano detto fallimento, i vari Governi, hanno iniziato ad aumentare i contributi unificati, trasformando l’accesso alla giustizia, un fatto per ricchi, lasciando agli altri la mediazione.
Ottenendo così, maggiori introiti e la rivitalizzare l’istituto asfittico. Per ottenere lo stesso risultato, il legislatore avrebbe dovuto scegliere la strada più democratica e forse più corretta; quello di far pagare il contributo unificato (che di unificato non ha nulla) al 50% tra attore e convenuto; così com’era quando si applicavano i bolli sugli atti e memorie. Avrebbe, poi, dovuto prevedere che in caso di soccombenza, scaturente da una colposa o dilatoria costituzione o instaurazione del giudizio, la parte fosse condannata al pagamento in favore dell’erario di una somma pari a tre volte il contributo unificato dovuto. Ottenendo, così, l’eliminazione di giudizi strumentali e una giustizia per tutti. Poi, se in un attimo di democratico coraggio, avesse previsto che banche ed assicurazioni, che non si presentano in mediazione e che non abbiano transatto, al momento della condanna fossero obbligate a pagare quattro volte il valore del risarcimento al cittadino, vista la soccombenza; questo avrebbe evitato molti giudizi e avrebbe consentito un enorme risparmio in termini di premi.
Certo dette società perderebbero sugli investimenti e le capitalizzazioni delle somme pagate a distanza di anni, ma caricate sull’assicurato da subito con il bonus/mauls o sul correntista con interessi e costi. Altro cambiamento importante che il legislatore non ha fatto ed avrebbe potuto fare, con logica economica e di mercato (visto che ci si preoccupa tanto del perché gli investitori stranieri evitano come la peste il nostro paese), attiene al sistema societario. Oggi con la scusa di agevolare l’imprenditoria giovanile, si sono fatte leggi per cui si possono costituire società a responsabilità limitata con un euro di capitale. Questo, com’è logico, spianerà la strada ad una serie di società fantasma che apriranno e spariranno a scapito e danno sempre del mondo economico e dell’erario. Mondo economico che chiede la certezza e la solidità del capitale e la serietà del competitor; poiché l’economia si regge su numeri veri e non finti e che l’imprenditoria deve garantire i terzi che contrattano con essa.
Quindi, invece di creare altri buchi nel sistema, il Legislatore avrebbe dovuto modificare il capitale sia delle S.r.l. portandolo da € 10.000,00 a € 200.000,00 che quello delle S.p.A. da €100.000,00 a € 2.000.000,00, d’altronde i valori attuali altro non sono che il cambio da lira ad euro, vecchi di trenta anni. Con questa modifica avrebbe ottenuto un duplice risultato: creare società vere e non scatole pronte a fallire; sgominare la prassi delle scatole cinesi e delle società di comodo. Prevedendo, altresì, l’obbligo per gli amministratori e la società di tenere in cassa, o garantito con fidejussione, almeno il 50% di detto capitale, pena la perdita della limitazione della responsabilità in capo ai soci e con responsabilità economica e penale dell’amministratore. Infine, avrebbe dovuto inserire una norma sia in materia di esecuzione che di fallimento, mediante la quale ai creditori chirografari venisse riservata una quota pari ad una percentuale del netto ricavato. Purtroppo, questo non è stato fatto, neanche da chi si proclama tecnico e continua ad uccidere l’economia e la giustizia.
Avv. Antonio Caliò
foto: sicurauto.it


