Svolta nelle indagini sulla strage di Capaci. Due nuovi nomi: il “mostro” Aiello e la” gladiatrice” Donatella.

Giovanni-Falcone-21-anni-dopo-la-Strage-di-CapaciLa Procura di Caltanissetta, guidata da Sergio Lari ,ha riaperto il fascicolo relativo alla strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta.

I pm Lari, Nico Gozzo, Gabriele Paci e Stefano Luciani, hanno inserito infatti nel registro degli indagati Giovanni Aiello, un ex dirigente della polizia in pensione e una certa Donatella, “soldatessa di Gladio”-

Aiello, soprannominato “faccia da mostro” dopo che un colpo d’arma da fuoco gli ha deturpato il viso, era già stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, sebbene la sua posizione sia stata successivamente archiviata nel dicembre 2012. Di lui, avrebbero parlato diversi pentiti fra Giuseppe Maria di Giacomo, Luigi Ilardo, Nino Lo Giudice, detto “il nano” e Gioacchino La Barbera.

 Il primo, ex killer della cosca dei Laudani, ha indicato Aiello come autore di diversi omicidi, realizzati in collegamento con la cosca dei Laudani “in virtù di una comune matrice ideologica fascista” ed ha, inoltre, affermato che Aiello è “il mostro che ha ucciso Falcone”. Ilardo non ebbe invece il tempo di formalizzare il suo pentimento, dato che venne ucciso nel 1996. L’uomo era famoso per aver fatto anche il nome del boss di Corleone Provenzano e indicato il suo rifugio nei pressi di un casolare di Mezzojuso. Aveva altresì dichiarato che le stragi facevano parte di una strategia della tensione concordata a tavolino da ambienti delle istituzioni deviate con l’ausilio di Cosa Nostra, che avrebbe prestato i suoi soldati. La “segretaria Donatella”, appartenente a Gladio, sarebbe poi stata addestrata nei campi paramilitari sardi, per partecipare attivamente agli attentati di Stato. Anche Nino Lo Giudice, ex uomo d’onore di Reggio Calabria attualmente latitante, avrebbe parlato “di un certo Aiello e una certa Antonella”, sostenendo che tutti e due facevano parte dei servizi deviati dello Stato, e spiegando che la donna era stata ad Alghero in una base militare “dove la fecero addestrare per commettere attentati e omicidi”.

Per finire, abbiamo la testimonianza di Gioacchino La Barbera, appartenente alla famiglia di Altofonte, che ebbe un ruolo di primo piano durante le fasi operative della strage. E’ stato proprio lui a confidare al responsabile della Dna, Gianfranco Donadio che durante le riunioni in cui si discuteva del piano per uccidere i due giudici Falcone e Borsellino, c’era un uomo “sconosciuto” che “parlava a bassa voce”. Desta sospetto il fatto che attualmente Donadio sia stato sostituito da Franco Roberti a capo della Dna, proprio nel momento in cui stava indagando per confermare “la presenza di elementi appartenenti ai servizi segreti, in particolare legati all’eversione di destra, in molte parti degli accertamenti” sullo stragismo.

Adesso la Procura di Caltanissetta attende l’esito di tre reperti trovati in prossimità del tunnel di Capaci. Si tratta di un paio di guanti, mastice e una torcia appoggiati sopra un sacchetto di carta a 63 metri dal cratere causato dall’esplosione.

Ad oggi si sa che è stato isolato un campione di dna, ma ancora non è possibile sapere se di proprietà o meno di uno degli indagati o di persone non ancora prese in considerazione, quali appunto Aiello o Donatella. Si attende inoltre conferma sulla pista della “carica esplosiva implementata”, ovvero la presenza di un doppio telecomando.

di Simona Mazza

foto: retroonline.it

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