umberto tirò giù il finestrino della sua vecchia auto; doveva essere vecchia per forza perché ci mise mezz’ora per farlo: aveva ancora la manovella.
non ricordo che vettura fosse, ma era piccola e anche sporca .
– sì sì, andate su tranquille, nessuno vi chiuderà dentro che tanto stanno allestendo per uno spettacolo! –
ci disse così umberto; e noi lo salutammo con un sorriso e un grazie labiale; tanto non ci avrebbe sentito: era sordo.
il pomeriggio allentava la calura mattutina, ed era un vero piacere fare quel viale per arrivare in villa; era bello, tutto alberato; dal profumo credo fossero eucalipti.
non ricordo bene se fossero proprio eucalipti, però era un bel viale alberato che ti invitata a salire per quella strada tutta buche: era vecchia anche lei, ma non era sporca.
nulla era fuori posto; nemmeno una fogliolina secca per terra malgrado il caldo d’agosto; e i fiori, i fiori recitavano i tempi andati intorno ai vialetti bianchi in lontananza; mille colori nelle ciotole di terracotta adornavano la scalinata alla mia destra; alla mia sinistra il verde del prato ammantava le bianche gambe dei tavoli; c’era anche un pianoforte a coda: sì, stavano preparando tutto per uno spettacolo.
mi ricordo di aver pensato così: “che strano, qui il tempo sembra si sia fermato; eppure sono molte le persone che s’affaccendano ad organizzare!”
sono convinta di aver pensato questo perché ricollegai il tutto al rispetto; infatti, in quel luogo, le persone avevano un rispetto particolare per ciò che era stato, per chi ci aveva vissuto; quasi camminavano in punta di piedi per non defraudare quei terreni degli antichi passi. nessun rumore. che strana sensazione!
la mia amica, nel frattempo, mi raccontava la storia di quella villa, ma io ero troppo presa dal paesaggio che credo di aver ascoltato poco; però ricordo che mi disse che lì ci avevano scritto un libro famoso; non ricordo il nome di quel libro, però doveva essere famoso perché ricordo che le risposi che avevo visto il film e ne ero rimasta affascinata.
– vieni vieni, ti porto a vedere una cosa –
un altro piccolo sentiero e ci ritrovammo davanti ad un cimitero per cani, con tanto di cancelletto chiuso e croci ben sistemate sulle lapidi; credo anche qualche fiore.
ricordo che la cosa mi fece pensare ai cristiani: nemmeno loro vengono trattati così; lì tutto era in ordine, anche dopo tanti secoli. non so se la mia amica mi parlasse di secoli, però il tempo trascorso era proprio tanto perché ricordo che mi diceva di alcune piante secolari, indicandomele, proprio dietro a quel cimitero.
io mi affascino per tutto: ascolto e guardo, ma poi ricordo solo ciò che mi interessa e così tutto mi rimane a spezzoni dentro, e poi, quando qualcuno mi fa delle domande, mi trovo impacciata perché non è che non trovo le parole, ma è che a ciò che ho immagazzinato gli mancano dei pezzi; e così faccio la figura della sciocca.
dovete proprio andarci, perché è un posto stupendo; adesso di preciso come si chiama quel posto non me lo ricordo, però ricordo che è in sicilia, ma se lo chiedete alla mia amica, lei sicuramente saprà darvi le indicazioni esatte.
come?
volete sapere come si chiama la mia amica?
ora non me lo ricordo, però mi sembra di ricordare che il guardiano di quella villa si chiamasse umberto.
(alla mia amica sera
al poeta lucio piccolo, proprietario della villa
e a suo cugino tomasi di lampedusa che, lì ispirato, scrisse il gattopardo)
di simonetta bumbi
foto: stefano cracco

