Petra, duecento anni dal ritrovamento

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Nell’agosto 1812 Petra venne “trovata” dal giovane esploratore svizzero Johann Burckhardt che, travestito da arabo, fu capace con uno stratagemma di vincere la diffidenza dei beduini nei confronti degli “infedeli”.

Durante il suo viaggio da Aleppo al Cairo, sentì parlare delle rovine di Wadi Mousa, la valle di Mosè, e inventandosi il voto di sacrificare una capra sulla tomba di Aronne, situata nei pressi, riuscì ad ingaggiare una guida locale, al prezzo di due ferri di cavallo. Lungo la strada  trovò il passaggio bloccato dalla roccia, nella cui parete si apriva una stretta fenditura che immetteva in un canalone stretto fra dirupi altissimi che nascondevano il cielo: lo stesso che ancora oggi conduce come in una visione, alla facciata rosata scolpita nella pietra, nota come il Tesoro del Faraone.

Antica città dei Nabatei, Petra era un ricco centro che incrociava le vie commerciali che univano il mar Mediterraneo al mar Rosso; cadde poi in disuso a causa dell’apertura di nuove piste, fino a divenire disabitata e dimenticata.

Petra è adesso meta di visitatori e continua ad essere uno spettacolo straordinario: le numerose stanze vuote scavate nella montagna rosata evocano ancora la vita che migliaia di persone hanno vivacemente vissuto non lontano dal deserto, oggi in territorio della Giordania.

 

R.F.T.

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