Ogni revisore della Costutizione sa o almeno dovrebbe sapere che i principi stessi della costituzione sono strettamente collegati fra loro e svolgono una funzione “collante” sociopolitica nell’interno di un sistema ordinato.
Fatta questa opportuna premessa, appare chiaro che le revisioni costituzionali (art.138), non debbano essere stravolte, ma opportunamente tutelate dai revisori costituzionali.
Eppure, il governo delle larghe intese sonnecchia e strizza l’occhio sornione di fronte all’unica legge “comoda” il rispetto dei tempi”.
Ma di cosa parliamo esattamente?
L’art 138 prevede una pausa di tre mesi fra una deliberazione e l’altra e l’approvazione a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi possono essere sottoposte a referendum popolare.
Secondo la previsione definita dall’art 72, nel combinato disposto tra il comma 2 e il 4, i disegni di legge in materia costituzionale non possono seguire un percorso abbreviato, a meno che non se ne ravvisi urgenza.
Alla luce di questi fatti, che non sono affatto considerazioni astratte, bisognere attenersi alle tempistiche previste, anche perchè non ci sono reali urgenze. Eppure il governo ha presentato un ddl costituzionale che impone una procedura straordinaria (chiesta al Senato) per l’approvazione delle riforme costituzionali, in barba all’Art 72.
In Senato poi, grazie alla coalizione delle larghe intese, si e’ riusciti a votare sugli emendamenti in un solo giorno.
La cosa peggiore e’ che le modifiche apportate sembrano tutte orientate a irrigidire i lavori del Comitato parlamentare chiamato proprio a esaminare i progetti legge e ridistribuire i tempi del programma prestabilito.
È bastato infatti parlate di riforma dello stato, del governo e bicameralismo per creare il caos.
A questo punto appare chiaro che se bisogna rispettare i 18 mesi, non si puo’ cambiare nulla di quanto deciso dalla Camera che delibera per prima e se invece l’altro ramo del parlamento esercitasse i suoi poteri costituzionali e modificasse i progetti sottopostisi, ci si avviterebbe in uno stallo pericoloso.
Deduzione finale: il Parlamento vive nel costante ricatto di Camere e Governo.
di Simona Mazza
foto: Blogodem

