Orlandi in Vaticano: un Dio a metà

11004662_10206214864314327_1885269189_nOggi 18 febbraio ancora una volta per l’udienza del mercoledì, Pietro Orlandi, si è presentato a S. Pietro con il gruppo di attivisti, in attesa di un segno di solidarietà, che puntualmente non è arrivato. 
Dopo il sequestro di uno striscione su cui campeggia la scritta “Udienza per Pietro Orlandi”, il gruppo è tuttavia riuscito ad avere accesso nella zona assegnata ed assistere da vicino al passaggio di Papa Francesco, che ha raccolto la t-shirt ( Verità per Emanuela) lanciata dagli attivisti .
Bergoglio per l’occasione ha fatto un cenno d’intesa mostrando il pollice in su. Tutto il resto è’ stato una ripetizione di cose già viste da 31 anni a questa parte: il solito silenzio, la solita paura, i soliti tabù.
Il Papa tuttavia si sta interessando, si sta documentando, questo ciò che è emerso da chi ha avuto il privilegio di interloquire con lui. Intanto una domanda su tutte balena nella mente di chi cerca una ragione all inspiegabile silenzio.
Può esserci un Dio a metà? Perché il Dio onnipotente, che si è fatto uomo per liberarci dal peccato, fa si che si continui a peccare, nel suo nome e sopratutto nella sua casa? Perché nella storia del Cristianesimo deve sempre primeggiare la figura del traditore?
Perché di peccato si tratta, se si nega ad un figlio almeno una parola di conforto, almeno la pietà nel dolore e nella mancata accettazione di un dramma ancora sepolto dell’omertà collettiva. Dobbiamo “ascoltare i fratelli e le sorelle” .
Queste parole pronunciate  oggi da Bergoglio, vogliono sottintendere una sua vicinanza alla famiglia Orlandi, osteggiata da chissà chi è chissà per qualche ragione? Dentro l’abuso della parabola bisogna leggere un segno di impotenza o di speranza? Questi gli interrogativi che attanagliano chi segue la vicenda ed in primis i familiari di Emanuela.
Pietro Orlandi ha dichiarato ” io sono un fratello che cerca sua sorella, perché non mi vuole ascoltare?” Con questa domanda, che ovviamente non ha avuto risposte, si è conclusa una breve mattinata all’ombra del cupolone , tra guardie svizzere, gendarmeria e forze dell’ordine attente ai “sorvegliati speciali”. “
Mi chiedo” ha continuato Pietro Orlandi ” con tutti i problemi che viviamo oggi nella nostra città, non ultimo il pericolo Isis, come mai le forze dell’ordine diano tutta questa importanza ai nostri striscioni , piuttosto che concentrarsi su pericoli più seri”.
Dal  vocabolario di Pietro comunque non è mai sparita la buona volontà, quella che da anni orienta i suoi sforzi quotidiani. Il nostro tempo chiede speranze e non c’è arte di accomodamento che possa giustificare nulla. Così ogni giorno Pietro Orlandi combatte, anche se non succede niente, anche se più che  grandi sconvolgimenti ci sono grandi depistaggi e insabbiamenti.
Ogni tanto qualche flebile promessa, qualche promessa generica, come fosse un termine equivalente dello stesso stato di ignavia intellettuale che in fondo caratterizza il succo della storia.
Pietro Orlandi tuttavia non mollerà mai, è stato investito del ruolo di ” ricercatore della verità’ e allora non ci resta che sperare insieme a lui, in un finale diverso di quella che sembra una storia già scritta e conclusa.
di Simona Mazza 
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