
“Rendete grazie al Signore perché è buono, il suo amore è per sempre” (Sal 118, 1). È l’unanime canto della Chiesa che con sentimenti di gratitudine inneggia a Dio per lo straordinario dono della Risurrezione di Cristo. “L’amore di Dio è per sempre”, carissimi fratelli! Nell’ottavo giorno di Pasqua, quindi, esultiamo ed accogliamo dalle stesse labbra di Cristo risorto il grande annuncio della misericordia divina: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20, 21-23).
Ma il Maestro, prima di pronunciare queste parole, mostra ai suoi discepoli le ferite della Passione e quella del cuore, dalla cui piaga sono scaturiti sangue ed acqua, come attesta l’evangelista Giovanni che, descrivendo i momenti tragici della morte di Gesù, riferisce che un soldato, colpendo con una lancia il costato di Cristo, vide uscire subito “sangue ed acqua” (Gv 19,34), simboli della grande onda di misericordia che Dio vuole riversare su tutta l’umanità. Il sangue evoca l’Eucarestia e il sacrificio di Cristo consumato sulla croce; l’acqua, invece, rimanda non solo al dono del battesimo ma anche a quello dello Spirito Santo. La misericordia di Dio, dunque, parte dal Cuore Santissimo di Cristo e, attraverso lo Spirito Santo che nella Trinità è l’Amore tra il Padre e il Figlio, può raggiungere così ogni uomo.
Frà Frisina
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Ma il termine “misericordia” non è forse un sinonimo della parola “amore”, intesa come il condividere la sofferenza dell’altro, amandolo e soprattutto perdonandolo? È evidente che Gesù chiede alla nostra fede un vero e proprio salto di qualità. Pertanto, oggi più che mai, è necessario che anche noi, come gli Apostoli, accogliamo fiduciosamente nelle nostre famiglie il Cristo risorto, lasciandoci toccare dallo Spirito Santo, la cui forza ha il potere di lenire le ferite del cuore, di distruggere le barriere che ci impediscono il cammino spedito verso Dio, di consegnarci l’unità e di restituirci la gioia di essere figli di Dio e fratelli in Gesù Cristo.
Senza reticenza alcuna, raccogliamo, quindi, il messaggio che ci viene dalla parola di Dio proclamata in questa seconda Domenica di Pasqua, denominata da Giovanni Paolo II “Domenica della Divina Misericordia”. Le letture di questa Domenica sono tutte legate da un filo rosso: è il filo della misericordia che, mentre riallaccia il nostro rapporto con Dio, ravviva anche tra gli uomini relazioni più solidali e fraterne. Dall’esempio di Gesù impariamo che “l’uomo non solo riceve e sperimenta la misericordia di Dio, ma è pure chiamato ad usar misericordia verso gli altri” (Dives in misericordia,14).
E a proposito, la beatitudine che Gesù proclama sul monte è particolarmente illuminante: “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia” (Mt 5, 7). Egli, inoltre, additandoci le tante vie della misericordia, ci dice che essa non ripara solo le nostre infedeltà ma guarisce anche la precarietà di questa vita terrena e questo perchè Gesù – ci dice il Vangelo – si è chinato su ogni fragilità umana. Il gesto delle sue mani tese ci parla di misericordia infinita ed essa è per ogni uomo che soffre. E allora, carissimi, facciamo della nostra esistenza, una canto alla misericordia e impareremo a conoscere sempre meglio il vero volto di Dio e il vero volto dei fratelli.
L’amore di Dio e l’amore dei fratelli, infatti, sono inscindibili e ce lo ricorda un passo della prima Lettera di Giovanni: “Da questo conosciamo di amare i figli di Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti” (5, 2). I versetti dell’evangelista ci rivelano la verità dell’amore ma anche la sua misura e il suo criterio, indicati questi, nella fedele osservanza dei comandamenti. Non è per niente facile amare autenticamente! Lo possiamo apprendere soltanto alla scuola di Dio, scaldandoci al fuoco del suo amore, la cui forza è capace di sprigionare continuamente fiamme di misericordia per bruciare ogni nostro peccato. Fissando lo sguardo su Gesù, contemplando il volto e il cuore del Padre, sforziamoci di guardare i fratelli attraverso occhi nuovi, quelli appunto della misericordia.
Nella misura in cui sapremo apprendere il segreto di questo nuovo sguardo d’amore, si realizzerà per noi la parola espressa nella prima lettura: “La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune” (At 4, 32). In questo contesto la misericordia investe anche lo stile dei rapporti tra i cristiani e mira a progettare sempre nuove vite di comunione e di comunità e a far condividere, quindi, ogni bene. È questo tipo di amore che dobbiamo vivere per affrontare alla luce della fede le tante crisi che minano seriamente la nostra esistenza. E la misericordia di Dio, a proposito, svolge un ruolo determinante: qualifica cioè, l’uomo e la sua dignità perché ogni membro della famiglia umana è prezioso agli occhi di Dio.
Questo messaggio consolante si rivolge a coloro che in questo momento sono afflitti da dure prove e che sono schiacciati dal peso dei peccati commessi; esso è per chi ha smarrito la fiducia nella vita ed è tentato di soccombere alla disperazione. A costoro rivolgiamo il nostro pensiero e assieme a loro, fissando lo sguardo sul volto amabile del Risorto, preghiamo con fede “Gesù, confido solo in Te e in Maria tua Madre”. Amen
Frà Frisina
foto: blog.libero.it

