Occorre promuovere il modello di una Chiesa povera e libera

Il Vangelo di questa domenica ci conduce con Gesù a Gerusalemme, nel Tempio. Qui ci viene presentata una povera vedova che versa il suo obolo, divenuto poi proverbiale, nel tesoro del Tempio; due monetine sono gli ultimi spiccioli utili per la sua sopravvivenza. La povera donna successivamente diventerà a sua insaputa l’immagine più bella della generosità effusa senza riserve. Il Tempio è la capitale dell’ebraismo, il luogo del culto, la meta di numerosi pellegrini e lo spazio per le dispute rabbiniche, quelle che, menzionate spesso nel Vangelo, sono portate avanti da Gesù per condannare l’ipocrisia dei rabbini del tempo. Gli scribi, infatti, se da un lato ostentavano la loro pia religiosità, dall’altro obbligavano i poveri a fare ciò che essi stessi nemmeno osservavano.

Dinanzi a questo triste panorama di abusi, Gesù vuole purificare il luogo del culto trasmettendo ai suoi interlocutori il vero significato del Tempio, che è Egli stesso. Il Tempio nuovo e definitivo, il punto d’incontro tra Dio e l’uomo è la persona di Gesù e tutto ciò si realizza attraverso il suo mistero pasquale. L’obolo della vedova, quindi, s’inserisce in questo contesto ed è Gesù stesso a destare l’attenzione dei Dodici su sul gesto della donna che apparentemente sembra insignificante. Fate attenzione – dice Gesù anche a noi – perché l’atteggiamento della vedova svela un grande insegnamento. La protagonista del Vangelo, infatti, ci rivela l’identità delle pietre vive del nuovo Tempio, simboleggiata da coloro che danno tutto se stessi per mettersi nelle mani di Dio a favore degli altri. E Gesù esalta questa donna perché nella sua estrema povertà ha dato più dei ricchi. Cogliamo questo spunto, singolare ed originale, per riflettere brevemente sulla Chiesa e sul mistero del Tempio vivo di Dio.

La Chiesa è una realtà spirituale ma concreta, l’immagine viva che prolunga nel tempo il sacrificio di Cristo; un sacrificio apparentemente piccolo se consideriamo le reali dimensioni del mondo e della storia, ma particolarmente gradito se, invece, pensiamo all’amore del Padre. Il gesto della vedova, letto in questi termini, diventa una felice analogia che ricalca perfettamente il brano della seconda lettura di oggi (Eb 9,26.28) e che indica il grande amore di quella donna per Dio e per il prossimo. In altri termini, l’offerta insignificante della vedova prefigura il grande sacrificio del Cristo, attraverso il quale Egli dona tutto se stesso a Dio per ciascuno di noi. La Chiesa, quindi, nascendo costantemente dal sacrificio della Messa, perpetua nel tempo questo perenne offertorio che si compie quando nell’Eucarestia si accoglie la grandezza di Dio in una piccola e semplice ostia.

Forse dovremmo riscoprire maggiormente la natura e la missione della Chiesa, comprenderne il suo profondo significato guardando ai bisogni dell’umanità e camminando incontro a Cristo poveri, cioè liberi. Sì, sull’esempio della vedova del Vangelo, occorre promuovere il modello di una chiesa povera e libera; i cristiani, infatti, solo se decideranno di essere dignitosamente poveri e liberi riusciranno a parlare efficacemente alla comunità umana. Questo fu il grande anelito di Paolo VI e quello del Concilio Vaticano II, la cui riflessione, risoluta e saggia, ha consegnato alla Chiesa contemporanea un’inattesa ventata di freschezza. Presa di coscienza, rinnovamento e dialogo con il mondo furono, in sintesi, le tematiche svolte dal Concilio, temi molto attuali se consideriamo la necessità di riformulare cristianamente i rapporti tra Chiesa e famiglia umana, dimensioni da approfondire se pensiamo al fenomeno quasi inafferrabile della secolarizzazione, della globalizzazione e dell’oblio di Dio dall’orizzonte umano. Il mistero della Chiesa, carissimi, non è soltanto teologia ma è anche vita, esperienza vissuta, fatto concreto, evento storico. Certamente occorre allargare gli orizzonti e non dimenticare, altresì, la sfera contemplativa dell’uomo. Perciò, il cristiano aperto, una Chiesa che vuole aggiornarsi, ha bisogno di una vita interiore robusta.

Assieme all’opinione pubblica, forse anche noi, a volte, attendiamo da parte del Papa e dei vescovi qualche gesto clamoroso, senza considerare abbastanza che anch’essi forse hanno bisogno anche della nostra preghiera e che la dimensione spirituale, infine, è indispensabile affinché Gesù, assieme a noi, possa realizzare meraviglie. Un invito, perciò, lo rivolgo a tutti voi, fedeli laici: testimoniate la vitalità della fede, soprattutto nell’impegno sociale, laddove i sacerdoti non riescono ad arrivare, riscoprendo con gioia ed entusiasmo sempre nuovo i doni e i carismi che Dio vi ha consegnato. Le sfide del presente sono molteplici: l’immigrazione, la crisi economica, l’educazione, la disoccupazione giovanile, la violenza, il sovraffollamento delle carceri, la droga. Se da un lato ci rattrista lo scenario di queste crude realtà, dall’altro ci consola il fatto che esse rappresentano solo una faccia della medaglia. La nostra società, infatti, custodisce in sé tante positività: prima tra tutte, la bellezza di appartenere alla grande famiglia umana, poi la gioia di esercitare i valori dell’accoglienza, della solidarietà, del perdono. Perciò, amiamo la nostra Chiesa e riscopriamo la sua multiforme bellezza! Preghiamo perché il suo splendore possa abbagliarci e perché possiamo essere portatori di speranza e non strumenti di divisione.

di Fra’ Frisina

foto: isoladelpensieropositivo.com

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