Milan, la trattativa per cessione assume i contorni della telenovelas

unnamedTutto ci si poteva aspettare, dopo l’ultimo incontro tra Silvio Berlusconi e il broker thailandese Bee Taechaubol, meno che il patron rossonero prendesse in contropiede tutti annunciando la sua intenzione di mantenere il 51% delle quote societarie.

Una scelta che è parsa a molti sorprendente, lasciando il campo a varie ipotesi sulla natura di questa decisione. Di Berlusconi si può dire molto, ma non certo che gli manchi il gusto per il colpo teatrale. Quando la cessione dell’AC MILAN al broker thailandese Taechaubol sembrava cosa fatta, a margine dell’incontro di sabato 2 maggio al Park Hyatt di Milano, con relativa conferenza stampa improvvisata fuori dall’hotel, il cavaliere ha preso in contropiede tutti svelando la sua intenzione di mantenere, almeno al momento, il controllo della società.

Propaganda elettorale? Tattica per aver ancora un margine di rialzo sul prezzo concordato? Ritorno di fiamma per l’azienda che sicuramente, almeno agli inizi della sua avventura politica, ha contribuito in maniera decisiva al consolidamento della sua immagine di vincente? Tutto può essere, non di meno l’improvvisa retromarcia lascia più di un dubbio.

Che Berlusconi fosse stufo da un po’ di tempo del giocattolo, è cosa nota. Con l’avvento delle proprietà straniere, competere ad alti livelli nel calcio continentale è diventata un’impresa fuori dalla portata dei magnati nostrani.

Complice la crisi e le varie magagne giudiziarie, il Cavaliere sembrava essersi deciso alla cessione del Milan, dimostrando negli ultimi anni un disinnamoramento evidente nei confronti delle vicende della squadra. I bilanci costantemente in rosso, la guerra intestina tra la rampolla Barbara e lo storico AD Galliani, il concomitante e triste declino politico parevano non lasciar altra scelta.

I papabili acquirenti, tra cordate fantasma e presunti miliardari di oltreoceano, alla fine si sono ridotti a due: da una parte il broker thailandese Taechaubol, attivo nel campo immobiliare e finanziario, dall’altra la cordata cinese facente capo a Richard Lee, che alle sue spalle ha una società, la Wo Kee Hong, leader nel campo della distribuzione di marchi di lusso (dalla Ferrari a Moschino) in tutto l’oriente.

Se in un primo momento Fininvest pareva essere orientata a puntare sull’uomo d’affari di Hong Kong (complice anche il fatto di poter sfruttare un accesso diretto a un mercato sterminato come quello cinese), in seguito sembrava averla spuntata il thailandese, forte di un’offerta “monstre” pari a 500 milioni di € per il rilevamento della quota di maggioranza del club.

Una cifra che a molti è apparsa subito fuori mercato. Intendiamoci, nonostante le ultime disgraziate annate il marchio Milan rimane uno dei più noti al mondo, soprattutto in oriente. Tuttavia se si prendono in considerazione il parco giocatori scadente, la situazione finanziaria del club, la mancanza di uno stadio di proprietà, si fa fatica a credere che un navigato uomo d’affari come Taechaubol possa dare al Milan una valutazione ai limiti del parossismo.

E forse questa è una delle chiavi di lettura della vicenda, ovvero che le cifre reali messe sul piatto siano decisamente inferiori, nonostante la grancassa mediatica, è che Berlusconi non sia rimasto troppo soddisfatto dell’offerta pervenuta.

Lasciano invece perplessi le dichiarazioni di domenica in merito a un possibile mantenimento del pacchetto di maggioranza da parte di Fininvest, con Mr. Bee che entrerebbe in società come parte minore. Non è credibile pensare a un socio di minoranza al quale viene chiesto di investire cifre a sette zeri per la rifondazione della squadra, a fronte di una proprietà che rimarrebbe italiana. Come a dire “Spendi tu ma io rimango il padrone del vapore”. Va da sé che non è una situazione accettabile per nessun uomo d’affari.

Di certo non bisogna dimenticare che il 31 maggio si terranno le elezioni regionali, e si può prendere in considerazione l’ipotesi che il Cavaliere non voglia dare all’elettorato l’immagine di liquidatore del proprio impero. Una volta conosciuti gli esiti della votazione, probabilmente vedremo la sterzata decisiva in una vicenda che ha assunto ormai i tratti del feuilleton. E intanto la squadra, nel più completo disorientamento, continua ad affondare.

di Matteo Rezza 

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