La Germania fa causa all’Italia davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja

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Il 30 aprile la stampa tedesca ha pubblicato una notizia destinata a creare clamore. L’Italia intenderebbe mettere all’asta la sede romana del Goethe Institute per risarcire le famiglie di vittime del nazismo durante la seconda guerra mondiale. Oltre alla sede del prestigioso istituto di cultura tedesco, altri immobili, sede anch’essi di istituzioni tedesche in Italia, rischierebbero la stessa sorte. In risposta la Germania ha avviato una causa contro l’Italia davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja. Nonostante già nel 2012 la Corte dell’Aja avesse deciso che permettere alle famiglie delle vittime dei crimini di guerra nazisti di chiedere il risarcimento dei danni allo Stato tedesco rappresenta una violazione del diritto internazionale, l’Italia ha continuato imperterrita a consentire processi nei propri tribunali. 

La Corte Internazionale di Giustizia è il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite e ha iniziato le sue attività nel 1946 subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. La Corte è composta da 15 giudici eletti dall’Assemblea Generale e dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per un periodo di nove anni. La sede della Corte è presso il Palazzo della Pace a L’Aia in Olanda. La Corte ha un duplice ruolo: in primo luogo, dirimere, secondo il diritto internazionale, con sentenze vincolanti e inappellabili per le parti interessate, le controversie ad essa sottoposte dagli Stati. In secondo luogo, fornire pareri consultivi su questioni legali sottoposte ad esso dagli organi e dalle agenzie del sistema delle Nazioni Unite debitamente autorizzati. 

Recentemente la Corte dell’Aja è stata più volte chiamata in ballo come la sede più autorevole nella quale dovranno essere giudicati i crimini di guerra che vengono imputati alla Russia da quando è cominciata l’invasione dell’Ucraina. Se ciò mai avverrà, dipenderà dall’evoluzione del conflitto ma, soprattutto, dall’eventualità che il Consiglio di Sicurezza possa rilasciare le dovute autorizzazioni, cosa al momento – stante il diritto di veto della Russia, ma anche della Cina, entrambi membri permanenti del Consiglio – estremamente improbabile. Ma torniamo al contenzioso tra Germania e Italia. 

La causa della Germania è stata resa pubblica il 29 aprile con un comunicato stampa apparso sul sito internet della Corte. Vi si legge: “La Germania avvia un procedimento legale contro l’Italia per il presunto mancato rispetto della sua immunità giurisdizionale come Stato sovrano”. Nel ricorso la Germania ricorda che, in data 3 febbraio 2012, la Corte dell’Aja si era già pronunciata sulla questione delle immunità giurisdizionali dello Stato: “nonostante la sentenza, i tribunali nazionali italiani dal 2012 hanno accolto un numero significativo di nuove pretese contro la Germania (15 su 25, ndr) in violazione dell’immunità sovrana tedesca”. Come mai questo è potuto succedere? 

In una sentenza del 2014 (esattamente la 238 del 22 ottobre) la Corte costituzionale italiana ha riconosciuto il dovere dei giudici italiani di ottemperare alla sentenza della Corte dell’Aja ma, tuttavia, come si legge nel comunicato stampa, “ha assoggettato lo stesso dovere al principio – previsto dalla legge costituzionale italiana – della tutela giurisdizionale dei diritti fondamentali” che consente alle vittime di crimini di guerra e contro l’umanità di avanzare le proprie le rivendicazioni nei confronto di Stati sovrani”. 

Come suddetto, in 15 dei 25 casi presentati i tribunali italiani hanno condannato la Germania al risarcimento. Per  quanto riguarda gli edifici romani proprietà dello Stato tedesco minacciati di essere venduti all’asta la decisione verrà presa entro il 25 maggio. Sono interessati l’Istituto Archeologico Tedesco, il Goethe Institut, l’Istituto Storico Tedesco e la Scuola Tedesca. Di solito ci vogliono anni prima che la Corte Internazionale di Giustizia prenda una decisione definitiva. La Germania sostiene che le ingiustizie della seconda guerra mondiale sono già state compensate in ampi accordi di pace e riparazione con i paesi colpiti e che dalla fine della guerra nel 1945 sono stati pagati miliardi di euro di risarcimento. 

Insomma il contenzioso tra Germania e Italia ha tutte le caratteristiche di un vero e proprio “casus belli” tra i due Stati, a fronte di un quadro legislativo che metterà la Corte internazionale dell’Aja a confronto con la Corte costituzionale italiana. Un vero ginepraio che coinvolge due Stati membri dell’Unione Europea e della Nato, entrambi attivi sostenitori della resistenza armata dell’Ucraina contro la Russia. Un ginepraio che rischia di compromettere gli ottimi rapporti tra i due paesi in un momento storico assai delicato. E, visto il contributo alla cultura – non solo tedesca, ma anche italiana ed europea – dei quattro importantissimi istituti, venderne le sedi equivale per l’Italia a darsi la zappa sui piedi. Interverrà la politica ad altissimo livello per sedare la lite? Non lo sapremo mai e tuttavia è ipotizzabile supporre che una telefonata Frank-Walter Steinmeier e Sergio Mattarella se la faranno, visti i rapporti di stima e di amicizia personale tra i due presidenti, entrambi recentemente rieletti alla massima carica istituzionale dei due Stati.
Con la sua istanza Berlino ha chiesto alla Corte dell’Aja di emettere misure provvisorie per impedire la vendita degli edifici mentre il caso è in esame. Nel momento in cui scriviamo non è stata ancora fissata una data per la prima udienza. 

Nella foto Il Palazzo della Pace, a L’Aja, sede della Corte internazionale di giustizia: fonte www.icj-cij.org

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