La Corte costituzionale ha deciso – ce lo fa sapere con una nota – l’illegittimità costituzionale delle norme del Porcellum che riguardano il premio di maggioranza e le liste bloccate. Le motivazioni della sentenza saranno depositate dalla stessa Corte nelle prossime settimane, sarà da allora che decorreranno gli effetti del giudizio di illegittimità. Esso colpisce “l’assegnazione di un premio di maggioranza – sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della Repubblica – alla lista o alla coalizione di liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti […]”, ovverosia va a colpire uno dei punti più tra i più discussi della legge elettorale. Molti hanno criticato l’eccessiva differenza tra i voti acquisiti e i seggi conquistati per la coalizione che prende il premio, alla Camera è infatti sufficiente ottenere un voto in più degli avversari per conquistare 340 seggi su 630 totali.
Vengono anche colpite le “norme che stabiliscono la presentazione di liste elettorali ‘bloccate’, nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza “. Anche tale caratteristica della legge 270/2005 -è il nome ufficiale del Porcellum- aveva destato perplessità in alcuni, i quali evidenziavano l’anomalia che, di fatto, fossero le segreterie di partito a scegliere gli eletti invece che gli elettori.
La legge elettorale esce perciò da questa sentenza decisamente ridisegnata. I premi di maggioranza delle due Camere non esistono più, per cui il sistema torna ad essere un proporzionale mitigato solo dalle (numerose) soglie di sbarramento. Inoltre, immaginando di andare a votare con il “nuovo” Porcellum, chi si recasse alle urne avrebbe ora la possibilità di esprimere una preferenza all’interno della lista di candidati proposti dai partiti.
Il governo Letta rispetto alla questione si trova ora di fronte ad un bivio: o mantiene la legge così come è adesso, assumendosi però tutta la responsabilità di far votare, al termine della legislatura, con una sistema ormai “mutilato”; oppure, e questa -stando alle dichiarazione degli esponenti politici rilasciate al riguardo- sembra la strada più praticabile, ne approva una nuova che rispetti i nuovi vincoli che derivano dalla sentenza della Corte.
A questo punto si aprirebbero un’altra ampia serie di questioni molto delicate. Il Partito Democratico preme per l’introduzione di un maggioritario con doppio turno, mentre alcuni vorrebbero legare il destino della nuova legge ad una riforma del sistema istituzionale: sono in molti tra i politici, ma anche tra gli esperti, a spingere per una riforma del bicameralismo perfetto, vuoi in senso della diversificazione dei compiti delle due Camere, vuoi in senso dell’abolizione del Senato, con il conseguente passaggio ad un sistema monocamerale.
E’ chiaro che scelte di questo tipo sono strettamente intrecciate con quelle che riguardano la materia elettorale, la parola però, a questo punto, passa dalla Corte al Parlamento, fermo restando che gli effetti di questa decisione saranno più chiari e delineabili nelle prossime settimane.
di Lorenzo C. Masucci
foto: conciliamoinsieme.it

