Non sarà un compito facile per Papa Francesco, dal momento che il suo predecessore ha già messo il sigillo sulle questioni scottanti come la presidenza dello Ior e la Commissione di Vigilanza Cardinalizia. Benedetto XVI, prima di lasciare l’incarico, ha eletto nuovi pastori per le diocesi vacanti, dunque in pratica sembrerebbe che i giochi siano già stati fatti, anche perché secondo una prassi ecclesiastica, i prefetti dei dicasteri restano in carica per un certo periodo.
Non sarà facile tuttavia nemmeno per la Curia romana convivere con un uomo che con costanza ha rifiutato ogni incarico all’interno delle mura leonine, che si fa chiamare “vescovo di Roma”, che ricorda che la Chiesa di Roma altro non fa che “presiedere nella carità” alle altre Chiese del mondo; e che indica alla folla ,-per la prima volta in assoluto nella storia – il suo cardinale vicario Agostino Vallini e non il Segretario di Stato.
Se Papa Francesco resterà fedele alla sua ideologia, facile dedurre che avrà bisogno di una struttura snella, agile, e non certo un nucleo di potere a se stante quale la Curia dei nostri giorni. La cosa potrebbe portare dunque a una rivoluzione Copernicana di grande impatto, che porterebbe al rovesciamento dell’impostazione corrente, soprattutto nel nostro paese, battaglia intrapresa più col piglio del pastore e dell’evangelizzatore, che dell’uomo di potere. E si appoggerà sulla sua lettura del Vangelo, sul suo dialogo con i fedeli, più che sulle “armate” della Curia e sulla capacità di persuasione del potere vaticano.
Se dovesse attenersi invece alla disposizione del papa emerito, a beneficiare sarà innanzitutto l’attuale Segretario di Stato Bertone, che nonostante abbia superato da quattro anni l’età “pensionabile” e parrebbe coinvolto nelle intricate vicende del Vatileaks, resterà in carica almeno fino a dicembre.
Chi è vicino alla soglia dei 75 anni è invece il cardinale Angelo Amato, che nel 2002 prese il suo posto alla segreteria della Congregazione della Fede.
Potrebbe restare anche il capo dell’Educazione Cattolica, il polacco Zenon Grocholewsky che a ottobre compirà 74 anni.
C’è invece chi sussurra venti di cambiamento ai vertici della Penitenzieria Apostolica, il tribunale che si occupa del sacramento della confessione . Attualmente il suo reggente è il portoghese Manuel Monteiro De Castro che sta per compiere i 75 anni. Poiché tuttavia il cardinale è stato eletto il 5 gennaio 2012, potrebbe restare in carica almeno un anno.
Fra i possibili uscenti c’è Antonio Maria Vegliò, capo della Pastorale dei Migranti e degli Itineranti , noto per i suoi aperti contrasti con il leghista Calderoli sulle questioni relative appunto all’immigrazione. Potrebbe essere sostituito dal capo della Caritas, nonché Arcivescovo di Agrigento Francesco Montenegro oppure da Domenico Mogavero da Mazara del Vallo, che in passato si è schierato contro le politiche di Gheddafi.
Potrebbe uscire pure il ”delfino” del Cardinal Martini, Francesco Coccopalmeiro, ai vertici del Consiglio dei Testi Legislativi. Al suo posto si vocifera possa succedere il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Guido Marini. In realtà la sua sostituzione potrebbe avere una ragione legata alla direzione dell’apostolato di Papa Francesco, volta a recuperare la “Chiesa povera e dei poveri”. A questo punto ricordiamo che Mons. Guido Marini, eletto da Papa Ratzinger, attuò” l’ermeneutica della continuità” che prevedeva l’utilizzo di paramenti sfarzosi, dunque in aperta antitesi con la volontà riformatrice dell’attuale Pontefice.
Basti pensare infatti che per la sua prima apparizione Papa Bergoglio ha indossato la veste “semplice” quella bianca, croce nera e indossato la stola solo durante la liturgia dell’indulgenza plenaria.
Ci si chiede poi cosa sarà del Pontificio Consiglio della Nuova Evangelizzazione, nato nel 2010 per volere di Benedetto XVI. Il Pontificio è retto da Rino Fisichella, si occupa di evangelizzare l’Occidente ricco e secolarizzato ed è famoso per aver appoggiato le politiche berlusconiane, cosa che ha destato qualche perplessità. Fisichella potrebbe essere sostituito dal teologo napoletano Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto e probabile successore per il patriarcato di Venezia.
di Redazione
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