Grammaticissima, una collana tra metodo di studio, DSA e ADHD

grammaticissima

Dalla pratica quotidiana dell’insegnamento nasce Grammaticissima, una collana costruita osservando da vicino il modo in cui bambini e ragazzi apprendono, esitano, recuperano una regola e trasformano gradualmente una difficoltà in una competenza stabile e utilizzabile.

A idearla è Simona Mazza, docente, giornalista e scrittrice, da anni impegnata nell’insegnamento individuale e nel lavoro con studenti di età e profili differenti, fra DSA, ADHD, spettro autistico, altre forme di neurodivergenza e situazioni di particolare fragilità scolastica, comprese alcune esperienze di ritiro sociale riconducibili al fenomeno hikikomori.

La collana comprende oggi dodici titoli e nasce da un’osservazione maturata durante anni di lezioni. Spesso la difficoltà dello studente riguarda meno la regola in sé che il percorso necessario per servirsene. Fra il sapere qualcosa e riuscire ad applicarlo si collocano infatti passaggi intermedi che la manualistica tende talvolta a condensare e che, per alcuni ragazzi, costituiscono il punto decisivo dell’apprendimento.

È su questo terreno che si è sviluppato il progetto.

Abbiamo intervistato l’autrice.

Come nasce Grammaticissima?

Nasce dal mio lavoro quotidiano con gli studenti. Negli anni ho seguito bambini della scuola primaria, ragazzi delle medie e delle superiori, fino agli universitari, incontrando modalità cognitive molto diverse e, insieme, una difficoltà ricorrente. Molti studenti conoscono la regola, magari l’hanno studiata e saprebbero persino ripeterla, però nel momento in cui devono utilizzarla autonomamente faticano a capire da dove cominciare.

Durante una lezione l’insegnante compie continuamente operazioni quasi invisibili. Indica una parola, richiama un concetto precedente, suggerisce quale elemento osservare per primo, scompone un problema, fa riconoscere un indizio, riordina una sequenza.

Il manuale tradizionale, per sua natura, tende spesso a essere più sintetico. Presenta una regola, propone alcuni esempi e passa all’esercizio. Fra questi momenti, tuttavia, possono mancare diversi gradini.

Con Grammaticissima ho cercato di costruire proprio quei gradini.

Il metodo di studio è quindi uno degli elementi centrali della collana?

Assolutamente sì, con una caratteristica per me essenziale. Il metodo di studio viene applicato concretamente alla materia.

Mi interessava poco aggiungere un capitolo astratto nel quale spiegare genericamente allo studente come dovrebbe studiare. Ho preferito portare il metodo dentro il lavoro stesso, mostrando che cosa osservare, quale domanda porsi, in quale ordine affrontare i diversi passaggi e come controllare il ragionamento.

In grammatica significa imparare a individuare gli elementi che consentono di riconoscere una funzione o una struttura. In latino e greco vuol dire stabilire da quale verbo partire, individuare la proposizione principale, riconoscere le subordinate, ricostruire le dipendenze, risalire dalla forma incontrata nel testo al lemma del vocabolario e affrontare la traduzione secondo una gerarchia precisa.

Nelle lingue moderne significa procedere per strutture successive, mettere in relazione morfologia, lessico e sintassi, riconoscere gli elementi ricorrenti e consolidarli attraverso l’uso.

In matematica significa scomporre un’operazione, scegliere la strategia appropriata, seguirne correttamente i passaggi e comprenderne soprattutto i limiti di applicazione.

Da qui la presenza nei volumi di tavole e tabelle sinottiche, schemi, confronti, esercizi guidati, soluzioni commentate e sequenze operative.

Il metodo di studio assume così una forma concreta. Lo studente vede come si affronta un problema e, attraverso la pratica, impara a riprodurre quella stessa organizzazione mentale.

Quanto ha inciso la Sua esperienza con DSA, ADHD e altre neurodivergenze?

Moltissimo, perché lavorare con studenti con DSA, ADHD, nello spettro autistico o con altre modalità neurodivergenti porta il docente a osservare con particolare attenzione il funzionamento dell’apprendimento.

Occorre individuare il punto nel quale il processo si interrompe.

Talvolta la difficoltà riguarda la memoria di lavoro, altre volte l’organizzazione delle informazioni, la successione dei passaggi, il recupero della regola corretta o la capacità di distinguere ciò che in quel momento è essenziale da ciò che può rimanere sullo sfondo.

Uno studente può avere compreso perfettamente un argomento e smarrirsi perché deve gestire troppe informazioni contemporaneamente.

Da questa esperienza deriva l’importanza attribuita alla scomposizione e alla rappresentazione grafica. Una tabella sinottica consente di cogliere insieme ciò che, distribuito su molte pagine, apparirebbe frammentato; uno schema alleggerisce il carico della memoria di lavoro; una sequenza guidata restituisce l’ordine delle operazioni.

La collana è pensata esclusivamente per studenti con DSA o altri bisogni educativi?

La sua impostazione deriva certamente anche dalla mia esperienza con studenti neurodivergenti, mentre l’utilizzo dei libri è molto più ampio.

Una struttura chiara aiuta chi incontra una difficoltà specifica e, allo stesso tempo, rende più agevole lo studio anche a chi segue un percorso scolastico ordinario.

Nel complesso, i diversi volumi possono accompagnare dalla scuola primaria fino alle superiori, naturalmente secondo la disciplina e il livello affrontato.

Possono servirsene direttamente i ragazzi, così come genitori, insegnanti, educatori e tutor privati.

Un genitore può trovare una spiegazione strutturata con cui accompagnare il figlio nei compiti; un tutor può utilizzare schemi, esercizi e materiali di consolidamento; lo studente può tornare autonomamente su un argomento quando sente di avere perduto un passaggio durante la lezione.

L’uso cambia secondo le esigenze, mentre la logica rimane la stessa, partire dalle fondamenta, renderle solide e costruire sopra di esse contenuti via via più articolati.

Quali discipline comprende attualmente la collana?

Il progetto comprende oggi dodici volumi.

Due sono dedicati all’italiano e possono risultare utili anche a chi studia l’italiano come seconda lingua; due sono dedicati al latino; tre al greco antico; due all’inglese; francese e spagnolo dispongono ciascuno di un volume di base.

A questi si aggiunge Matematicissima, che appartiene allo stesso progetto didattico pur mantenendo una struttura propria.

Le discipline cambiano, ma rimane comune l’attenzione ai passaggi che spesso vengono considerati acquisiti e che, invece, meritano di essere mostrati con maggiore chiarezza.

I volumi di latino e greco, però, hanno una struttura particolare.

Sì. I due volumi di latino e i tre volumi di greco costituiscono la parte più ampia e sistematica della collana e possono essere considerati, nel loro insieme, una sorta di enciclopedia operativa delle lingue classiche.

Nei cinque volumi ho cercato di raccogliere un percorso molto esteso, dalle basi della morfologia agli aspetti più complessi della sintassi e della traduzione.

Declinazioni, coniugazioni, pronomi, aggettivi, paradigmi, sintassi dei casi, costrutti, subordinate e strutture del periodo vengono ricondotti a un quadro organico, nel quale gli argomenti dialogano fra loro.

I volumi possono dunque essere studiati secondo il loro ordine oppure consultati quando emerge una necessità precisa. Durante una versione, per esempio, lo studente può incontrare un costrutto che non ricorda, raggiungere l’argomento corrispondente e ritrovare spiegazione, esempi, schema e applicazione.

È soprattutto questa ampiezza, unita alla possibilità di consultazione, a conferire ai cinque volumi il loro carattere quasi enciclopedico.

È nella traduzione che il metodo diventa ancora più evidente?

Sì, perché la traduzione mette bene in luce la differenza fra possedere delle conoscenze e sapere come metterle al lavoro.

Uno studente può conoscere declinazioni e coniugazioni e sentirsi ugualmente disorientato davanti a un periodo latino o greco. A creare difficoltà è spesso l’ordine con cui affrontare la frase.

Per questo ho inserito anche gli alberi delle reggenze, attraverso i quali la struttura sintattica viene scomposta e organizzata.

Si individua la proposizione principale, si riconoscono le subordinate, si stabiliscono le dipendenze, si osserva quale elemento regga una determinata costruzione e si isolano i diversi nuclei prima di ricomporre il significato complessivo.

La frase acquista così una propria architettura e la traduzione perde quella componente di casualità che porta molti ragazzi a procedere parola per parola.

In che modo funzionano concretamente questi alberi delle reggenze?

Servono a rappresentare le gerarchie della frase.

Quando un ragazzo affronta un periodo lungo tende spesso a cercare immediatamente sul vocabolario le singole parole, mentre il significato nasce anzitutto dalle relazioni che le legano.

L’albero porta dunque a interrogarsi sulla struttura. Qual è il verbo principale? Da quale proposizione dipende quella subordinata? Dove comincia e dove termina? Quale elemento introduce una determinata costruzione? A quale verbo è legato quel complemento?

Stabiliti questi rapporti, il testo diventa più leggibile e lo studente comincia ad acquisire un criterio che, con l’esercizio, potrà utilizzare anche senza ricorrere ogni volta allo schema.

Anche luso del vocabolario viene trattato come una competenza da imparare?

Sì, perché consultare bene un vocabolario di latino o di greco fa già parte della traduzione.

Per chi conosce bene una lingua classica risalire dalla forma flessa al lemma diventa quasi automatico, mentre per uno studente alle prime armi può essere uno degli ostacoli più rilevanti.

La parola presente nella versione spesso appare molto diversa dalla voce registrata nel dizionario. Occorre riconoscerne caso, numero e tema oppure ricostruire una forma verbale appartenente a un paradigma che lo studente deve imparare a riconoscere.

Nel greco antico intervengono inoltre trasformazioni fonetiche e morfologiche che possono rendere il passaggio ancora meno immediato.

Nei volumi viene quindi mostrato come risalire dalla forma al lemma, quali indizi prendere in considerazione e quali ipotesi vagliare.

Anche il vocabolario, insomma, si impara a usare.

Perché in tutta la collana dedica spazio anche alle ambiguità e agli errori possibili?

Perché l’errore, quando viene analizzato, rivela molto del ragionamento dello studente.

Spesso una risposta sbagliata nasce da un elemento riconosciuto correttamente e interpretato, però, secondo una possibilità che in quel particolare contesto conduce altrove.

Una forma può ammettere inizialmente due letture e sarà la sintassi a stabilire quella coerente; un verbo può assumere significati differenti in rapporto alla costruzione; una subordinata si riconosce mettendo insieme più segnali.

Abituarsi a esaminare queste possibilità aiuta a costruire criteri di scelta.

Per questo cerco di mostrare tanto la soluzione corretta quanto il motivo per cui una lettura apparentemente plausibile debba essere abbandonata.

Quale funzione hanno le soluzioni e gli esercizi guidati?

Servono a mostrare il ragionamento mentre prende forma.

In una soluzione guidata il risultato finale è soltanto l’ultimo tratto del percorso. Prima vengono l’osservazione, il richiamo della regola, la formulazione di un’ipotesi e il suo controllo.

È lo stesso lavoro che svolgo durante le lezioni. In una prima fase accompagno maggiormente il ragazzo e gli chiedo di rendere espliciti i diversi passaggi; in seguito intervengo sempre meno, finché quelle domande cominciano a essere formulate da lui stesso.

Nei libri ho cercato di conservare la medesima gradualità.

Matematicissima segue la stessa impostazione?

Sì, pur avendo una natura diversa dagli altri volumi.

Matematicissima raccoglie 120 strategie visive, trucchi e procedimenti pensati per rendere più rapide o intuitive determinate operazioni. È, in sostanza, un atlante operativo di strategie.

L’aspetto al quale tengo maggiormente consiste nel mostrare allo studente quando una scorciatoia possa essere utilizzata e quando, invece, serva un procedimento differente.

Una tecnica di calcolo acquista valore quando se ne comprendono il funzionamento e il campo di applicazione. Per questo ogni strategia viene accompagnata da esempi e passaggi guidati che aiutano a riconoscere le situazioni nelle quali può essere impiegata correttamente.

Quanto conta la componente visiva nel Suo metodo?

Conta molto, perché permette di affidare alla pagina una parte dell’organizzazione mentale richiesta dallo studio.

Caselle, frecce, tabelle, schemi e alberi sintattici rendono osservabili informazioni che altrimenti lo studente dovrebbe mantenere contemporaneamente nella memoria.

Una tavola sinottica consente di confrontare strutture diverse; un albero mostra una dipendenza sintattica; una sequenza ordinata evita di perdere il filo di un’operazione.

La grafica, in questi libri, ha dunque una funzione strettamente didattica e nasce dal contenuto che deve rendere più leggibile.

Il Suo lavoro di giornalista ha influito sul modo di scrivere i manuali?

Credo di sì, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con la chiarezza.

Il giornalismo abitua a organizzare materie anche complesse scegliendo con attenzione l’ordine nel quale fornire le informazioni.

Nella didattica accade qualcosa di simile. Per spiegare bene occorre conoscere la materia abbastanza da capire quali passaggi possano essere sintetizzati e quali abbiano invece bisogno di maggiore spazio.

Nei miei libri utilizzo il lessico proprio delle discipline, perché ritengo importante che lo studente impari a padroneggiarlo, introducendolo però all’interno di una spiegazione che gli consenta di comprenderne realmente il significato.

Che cosa Le hanno insegnato gli studenti che ha seguito negli anni?

Mi hanno insegnato soprattutto a osservare dove nasce una difficoltà.

Ogni studente obbliga l’insegnante a verificare il proprio modo di spiegare. Un passaggio che per un adulto appare immediato può essere proprio quello nel quale il ragazzo si ferma, mentre un argomento considerato difficile può diventare sorprendentemente accessibile quando viene rappresentato nella maniera più adatta.

Durante una lezione cerco perciò di individuare il punto preciso nel quale il ragionamento si è interrotto e riparto da lì.

Molti schemi, esempi e spiegazioni presenti in Grammaticissima derivano proprio da situazioni incontrate durante le lezioni e dalle domande poste dagli studenti. In questo senso la collana conserva moltissimo dell’esperienza concreta dell’insegnamento.

E nel caso dei ragazzi che attraversano forme di ritiro sociale?

Il fenomeno hikikomori presenta caratteristiche proprie e può intrecciarsi con storie personali molto differenti. Sul piano didattico pone spesso con particolare evidenza il tema dell’autonomia nello studio.

Quando un ragazzo vive periodi di ritiro o una forte discontinuità nella frequenza scolastica può avere bisogno di materiali molto strutturati, attraverso i quali ricostruire una sequenza, recuperare un argomento e ritrovare i passaggi mancanti.

In queste circostanze spiegazioni articolate, schemi e attività guidate possono diventare strumenti particolarmente utili all’interno di un percorso educativo più ampio.

A chi possono essere utili, quindi, questi volumi?

Innanzitutto agli studenti, durante lo studio, il recupero o il ripasso, ma anche ai genitori che desiderano accompagnare i figli disponendo di una struttura chiara, agli insegnanti, agli educatori e ai tutor privati, che spesso hanno bisogno di reperire rapidamente una spiegazione alternativa, un esercizio guidato o una tavola di sintesi.

Sono libri pensati per essere ripresi in momenti diversi del percorso scolastico. Un contenuto affrontato inizialmente nelle sue forme più semplici può essere recuperato in seguito quando entra in relazione con argomenti più complessi.

Per latino e greco questa funzione risulta particolarmente marcata, poiché i cinque volumi costituiscono un repertorio ampio e sistematico capace di accompagnare lo studio delle lingue classiche nel corso degli anni.

Dove è possibile trovare e consultare la collana?

I volumi di Grammaticissima e Matematicissima sono disponibili su Amazon, in edizione cartacea e Kindle, secondo le versioni pubblicate.

Un aspetto utile è la possibilità di farsi un’idea del libro prima dell’acquisto. Attraverso le anteprime gratuite disponibili su Amazon e la lettura del campione Kindle, quando presente per il titolo, si possono consultare alcune pagine e osservare direttamente l’impostazione interna, la disposizione degli schemi, le tabelle, gli esempi e il modo in cui vengono costruite le spiegazioni.

Credo sia particolarmente importante proprio per una collana come questa, perché la sua caratteristica principale si comprende bene guardando le pagine. Il lettore può verificare personalmente il tipo di organizzazione didattica e capire se quel modo di presentare gli argomenti corrisponde alle proprie esigenze o a quelle dello studente che sta seguendo.

Qual è, infine, il principio che tiene insieme tutta la collana?

Direi la conquista di un modo personale e consapevole di affrontare lo studio.

All’inizio un ragazzo può avere bisogno che molti passaggi vengano esplicitati; con l’esercizio comincia invece a riconoscere gli indizi, ordinare le informazioni, scegliere una strategia e controllare da sé il proprio lavoro.

Per me insegnare significa accompagnare lo studente fino al momento in cui le operazioni che prima svolgevamo insieme diventano parte del suo modo di ragionare.

Grammaticissima nasce da questa esperienza concreta. Regole, schemi, esercizi e procedure hanno senso nella misura in cui aiutano chi studia a comprendere che cosa sta facendo e, soprattutto, a imparare come farlo.

grammaticissima

Immagini realizzate con I.A.

WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com