Chat di gruppo per un’Amministrazione trasparente

Chat

New York City. Vi è mai successo di mandare un messaggio alla persona sbagliata? Magari stavate chattando con qualcuno e parlavate male di un comune conoscente e proprio a quest’ultimo, per errore, avete inviato il messaggio. Vi è capitato? A me sì e sono quei momenti in cui ti senti morire: ti affretti a cancellare ma sai che è tardi, ormai il danno è fatto.

Queste, però, sono cose che capitano a noi comuni mortali; il gota dell’intellighenzia americana, invece, quando sbaglia, sbaglia alla grande.

Ormai tutto il mondo sa che c’era un gruppetto chat composto da 18 persone tra le quali il vice presidente degli USA, JD Vance, il segretario di Stato, Marco Rubio, il capo della C.I.A., il segretario per la difesa ed il consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Waltz. Giusto per dirne alcuni.

A nessuna di questi menti elette, nominate al fine di tenere al sicuro il paese, è venuto in mente che chattare su una piattaforma equivalente a Whatsapp potesse, già di per sé, rappresentare un rischio per la sicurezza nazionale; per dare un’idea, ci sono fedifraghi che prestano maggiore attenzione alla privacy delle loro comunicazioni. 

Ma conoscere il contenuto della chat è stato più facile di quanto si potesse immaginare: non è servito nemmeno l’intervento di un hacker, è bastato leggere i giornali. Perché nella chat era stato incluso anche il caporedattore della rivista The Atlantic, Jeffrey Goldberg.

Quando si è visto invitare nel gruppo, Goldberg ha pensato ad uno scherzo e, per un attimo, ha considerato di rifiutare l’invito; poi la curiosità del giornalista ha avuto la meglio e si è trovato a leggere dell’operazione che, di lì a poche ore, sarebbe stata lanciata in Yemen.

Lo scopo dell’attacco era liberare il Canale di Suez dagli Houthi, membri di un’organizzazione militare yemenita che impedisce il passaggio alle navi cargo, costringendo i mercantili a circumnavigare l’Africa per raggiungere l’Europa. Per questo era stato pianificato, e poi portato e termine, l’attacco in Yemen.

Questa operazione segreta è oggi nota a pochi: ai 18 membri della chat ed a tutti coloro che leggono i giornali o guardano la televisione. Quando si dice “segreto di Stato”: in effetti, lo ha saputo tutto lo Stato e poi tutto il mondo perché Goldberg ha pubblicato la chat nella quale si leggono non solo i piani di attacco, con dettagli su orari e mezzi utilizzati, ma anche, come in ogni chat che si rispetti, i commenti dei partecipanti.

JD Vance è preoccupato perché teme che questo possa sembrare un regalo di Trump all’Europa: in fondo, nel Canale di Suez passano più mercantili destinati al Vecchio Continente che non all’America. 

“Odio salvare di nuovo l’Europa.” scrive Vance.

“Condivido il tuo disprezzo per il parassitismo dell’Europa. È patetico.” gli risponde il segretario per la difesa Hegseth, “Ma, come dice Mike (Waltz) siamo gli unici al mondo a poterlo fare.”

“Avete ragione ma il presidente ha dato il via libero all’operazione.” scrive il vice capo staff della Casa Bianca, “Dobbiamo chiarire con l’Egitto e con l’Europa cosa ci devono dare in cambio e come esigere il dovuto. Se ripristiniamo il passaggio, ci dobbiamo guadagnare qualcosa.” e potremmo anche essere d’accordo non fosse che, in Europa, nessuno ha chiesto niente e questa sembra essere un’iniziativa esclusivamente americana. Quindi, che volete?

Comunque sia, dopo una violazione così enorme della segretezza, sarà successa la fine del mondo, penserete. Se il meglio dell’Amministrazione Trump, utilizzando un canale comunicativo privo degli standard di sicurezza governativi, ha divulgato informazioni classificate, ossia segrete, Trump si sarà infuriato. Considerato il rigore con il quale persegue coloro che, a suo avviso, hanno danneggiato il paese, a questi li farà neri. 

E invece niente.

Inizialmente, Trump ha risposto che aveva sentito qualcosa ma non ne sapeva niente di preciso. In effetti, perché mai il presidente degli Stati Uniti d’America si dovrebbe interessare ad una questione come questa, manco ci fosse di mezzo la sicurezza nazionale!

Poi, evidentemente, qualcosa di più lo ha sentito; e allora si è stupito:

“Hanno fatto tutto questo clamore per questa vicenda solo perché abbiamo avuto due mesi perfetti.” E sì, questi primi due mesi di presidenza sono stati così straordinari che bisognava proprio andare a cercare qualcosa che non andava, vero? 

E comunque la Casa Bianca ha detto che non c’erano informazioni classificate nella chat.

Le informazioni cosiddette “classificate” sono quelle che, per ragioni di sicurezza, lo Stato protegge dalla diffusione e che possono essere condivise solo tra persone autorizzate. Se ne deve dedurre che un attacco missilistico è cosa di poco conto; quindi perché non farlo sapere a tutti?

Vedi che gran peccato non essere stata nella rubrica di chi ha creato la chat del gruppo? Magari, così, per caso, invitavano anche me, tanto non è che si parlasse di chissà cosa, giusto due chiacchiere tra amici su un attacco in terra straniera. 

Che poi, terra straniera… se, per Trump, la Groenlandia, con le buone o con le cattive, dovrà essere americana; se il Canada, che voglia o non voglia, è già quasi il 51esimo stato americano, chi lo sa se anche lo Yemen non sia già sulla lista delle pertinenze americane, magari per farci la riviera d’oriente, in attesa che i palestinesi si decidano, finalmente, ad abbandonare Gaza: cosa bisognerà fare ancora per convincerli? Non basta aver distrutto tutto ciò che avevano?

Tutto è possibile ma non si sa ancora niente di certo, almeno non fino alla prossima, segretissima, chat di gruppo.

Image by Alexandra_Koch from Pixabay

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