
Una delle prime sfide che il nascente Governo Renzi dovrà affrontare è quella di mantenere gli impegni con l’Ue, che ha già bacchettato l’Italia per non aver presentato i dati sulla “spending review”.
Ieri a Bruxelles, Simon O’ Connor, portavoce del Commissario degli Affari Economici Oli Rehn, ha infatti affermato che Renzi dovrà cercare di rispettare il vincolo del 3% del rapporto deficit/Pil e ridurre il debito pubblico: “C’è una data limite per la presentazione dei dati che possano essere presi in considerazione nelle previsioni d’inverno e quella data è oggi. Non ho notizia di aver ricevuto alcun dato”.
Dopo la puntualizzazione tuttavia Rehn ha precisato “L’Italia è un Paese europeista e rimarrà impegnata su politiche europee, sono fiducioso che continuerà a rispettare il Patto di Stabilità e Crescita”.
A dire il vero, stando ai primi segnali di ieri, pare che ci siano buone speranze per risanare il debito: lo spread infatti è arrivato a quota 191, mentre il tasso del Btp è sceso al 3,6% (soglia che non si registrava dal 2006).
Stando inoltre a un report della Corte dei Conti, si è visto che è migliorato l’uso dei fondi europei, “ascrivibile all’aumento (14,7%) degli accrediti all’Italia per la realizzazione di programmi europei”.
Dal 2012 il saldo negativo prodotto dal rapporto tra versamenti effettuati e accrediti ricevuti si è infatti ridotto, attestandosi a quota 5,7 miliardi rispetto ai 6,6 del 2011.
Il vero tallone d’Achille del nostro Paese sarebbe adesso quello delle frodi per la mancata realizzazione delle attività finanziarie, ascrivibili sostanzialmente ai Fondi strutturali.
Atteggiamenti questi che danneggiano l’immagine del nostro Paese, oltre a inficiare pesantemente la riqualificazione professionale dei lavoratori e lo sviluppo dell’imprenditoria.
di Simona Mazza
foto: dejavoice.it

