Apple, nuove accuse alla fabbrica degli iPhone

foxconn

Solo pochi giorni fa il vicepresidente di Apple, Phil Schiller, ha presentato al mondo il nuovo iPhone 5 ma già emergono nuove polemiche sulle fabbriche cinesi in cui l’ultimo prodotto della mela viene realizzato.

È di queste ore infatti il reportage di un giornalista cinese dello Shanghai Evening Post, Wang Yu, che è entrato negli stabilimenti della Foxconn a Tai Yuan, nella provincia cinese dello Shanxi, fingendosi per 10 giorni un operaio. Raccontando la sua esperienza Wang descrive una realtà da incubo fatta di ritmi di lavoro massacranti, gravi carenze sanitarie e di sicurezza, limitazioni della libertà personale.

La taiwanese Foxconn International Holdings è la più grande multinazionale produttrice di strumenti elettronici, impiega nelle sue fabbriche 1,2 milioni di persone e ha un giro d’affari di circa 60 miliardi di dollari l’anno. Ormai da alcuni anni viene accusata per le condizioni cui sono sottoposti i lavoratori impegnati nella produzione dei prodotti Apple (il caso divenne noto in seguito alla denuncia di numerosi suicidi all’interno degli stabilimenti). Nonostante le pressioni internazionali sulla multinazionale di Cupertino, la situazione non sembra essere migliorata di molto.

Wang racconta che il lavoro assegnatogli richiedeva la realizzazione di cinque mascherine posteriori di iPhone al minuto per un totale di circa 3000 al giorno, con turni di lavoro di 10 ore (alle quali vanno aggiunte le ore di straordinario). Le linee di produzione impegnate in questo processo sono quattro e ognuna di esse impiega 12 operai: significa che in una giornata vengono prodotte circa 72.000 mascherine. È un numero enorme ma ci si rende davvero conto delle proporzioni se si pensa che la Apple ha chiesto a Foxconn di arrivare a produrre 57 milioni di iPhone 5 all’anno.

Oltre ai durissimi ritmi di lavoro Wang descrive anche le pessime condizioni di vita degli operai (che vivono nelle fabbriche dove lavorano). I dormitori, sovraffollati, sono sporchi e maleodoranti, con cumuli di spazzatura ovunque, e scarafaggi che girano per le stanze. Inoltre le finestre del dormitorio sono sbarrate e agli operai viene impedito di portare in fabbrica cellulari, macchine fotografiche, lettori musicali e qualsiasi oggetto che faccia suonare il metal detector sotto il quale devono passare ogni giorno, pena il licenziamento.

Come se non bastasse, a questa denuncia si aggiunge anche un’altra vicenda riportata dagli organi di stampa internazionali (per tutti si veda il New York Times). Migliaia di studenti cinesi, in seguito ad accordi con le scuole, sarebbero stati obbligati a lavorare nelle fabbriche della Foxconn per stage sottopagati, probabilmente proprio per aumentare la produzione del nuovo modello e tutto questo senza informare le famiglie e gli studenti stessi del tipo di lavoro “formativo” che avrebbero dovuto svolgere.

di: Redazione

Foto: New York Times

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