
Dal culto della dea Flora all’antico cimitero ebraico, fino alla rinascita del Novecento, il Roseto comunale riapre i battenti
La fioritura autunnale al Roseto comunale
Dal 25 ottobre all’8 novembre è possibile visitare gratuitamente il Roseto comunale, ai piedi dell’Aventino. Oltre alle ultime fioriture della “regina dei fiori”, si possono ammirare numerose varietà di bacche coloratissime. Questo fazzoletto di terra che si affaccia sul Circo Massimo, al netto del suo valore dal punto di vista botanico, è altresì un sito di grande interesse storico. Qui si sono infatti succeduti culti pagani, orti, vigneti e un antico cimitero ebraico. A ricordarcelo è persino la disposizione dei vialetti, che conserva il ricordo di una storia sconosciuta ai più.
Quando le rose fioriscono due volte
Nell’immaginario collettivo, la rosa ci riporta a maggio, mese mariano per eccellenza, eppure non tutti sanno che la fioritura autunnale è più comune di quanto si pensi. Anzi, sono molte le varietà in grado di rifiorire durante la stagione vegetativa, a patto naturalmente che le condizioni climatiche e di coltivazione siano propizie.
Ed è proprio questo il caso delle rose romane, che, a onor del vero, non sono esattamente nostrane.
Di particolare interesse alcune varietà asiatiche. Tra queste, possiamo annoverare le rose Tè e le rose Cinesi, introdotte in Europa fra il XVIII e il XIX secolo, che hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia dell’ibridazione.
Nello specifico, la rosa cinese ha trasmesso a numerosi ibridi moderni la caratteristica della rifiorenza, cosa abbastanza singolare dal momento che molte rose antiche europee avevano una sola grande fioritura annuale.
Di grande rilievo, specialmente nella stagione autunnale, sono inoltre i cinorrodi (le comuni bacche), cioè i frutti apparenti delle rose. Rossi, arancioni, scuri, dalle forme tondeggianti oppure allungate, costituiscono infatti una preziosa risorsa alimentare per diverse varietà di uccelli durante la stagione invernale. Passiamo adesso a qualche curiosità di interesse storico.
Dove oggi crescono le rose, un tempo si celebrava Flora
Nella Roma antica, l’area in cui attualmente si trova il Roseto apparteneva al paesaggio della Valle Murcia, la depressione naturale compresa fra l’Aventino e il Palatino, nella quale sorse il Circo Massimo.
La zona era legata a diversi culti. Pensiamo ad esempio a quello di Venere, ma soprattutto a quello di Flora, divinità italica della vegetazione e della fioritura, alla quale Roma dedicò un tempio nel III secolo avanti Cristo oltre a celebrarla in primavera, in occasione dei Floralia.
E non finisce qui.
L’Orto degli Ebrei, una memoria secolare
Nel 1645, l’area, denominata Orto degli Ebrei oppure Ortaccio, divenne sede di un cimitero della comunità ebraica romana. La ragione è presto spiegata ed è legata a motivazioni giuridiche e al rapporto con lo Stato pontificio.
Nel 1555 papa Paolo IV aveva istituito il ghetto romano con la bolla Cum nimis absurdum, imponendo agli ebrei tutta una serie di limitazioni, comprese quelle relative alle sepolture.
In questo contesto, il cimitero della Valle Murcia fu utilizzato dal 1645 al 1895, dopodiché se ne vietò l’impiego per le tumulazioni. La sua storia, tuttavia, sarebbe proseguita fino alle trasformazioni urbanistiche del Novecento.
Ma chi volle la nascita del Roseto comunale?
La donna che volle regalare un roseto a Roma
La sua storia è legata a una figura poco nota ai non addetti ai lavori.
Parliamo della botanica statunitense Mary Gayley, che nel 1907 sposò il conte Giulio Senni.
A quanto pare, durante un viaggio in Francia, Mary visitò il celebre Roseto della Bagatelle, nel Bois de Boulogne, poco distante da Parigi. Da qui l’idea di ricreare anche nella Città Eterna un giardino specializzato nella coltivazione, nello studio e nella selezione delle rose.
Tornata in Italia, sottopose il progetto all’amministrazione capitolina e regalò persino delle rose alla città. Tuttavia, nel 1924 alcuni esemplari da lei donati finirono in un angolo remoto di Villa Borghese, cosa che la mandò su tutte le furie, al punto da chiederne la restituzione, o peggio, la distruzione.
Fortunatamente, nel 1932 la sua perseveranza fu premiata ed effettivamente Roma inaugurò il primo Roseto comunale sul Colle Oppio, con una collezione iniziale di circa trecento rose.
Utile ricordare che la sede, a pochi passi dal Colosseo, ospitava già delle rose provenienti dai vivai del Governatorato e si prestava perfettamente alla creazione di un giardino botanico specializzato.
Quanto a Mary, si fece promotrice a livello internazionale dell’iniziativa.
Il Premio Roma e le rose che arrivano da tutto il mondo
Nel 1933 nacque persino il Premio Roma per Nuove Varietà di Rose, uno dei più antichi concorsi internazionali del settore, la cui prima edizione si svolse il 10 ottobre 1933, con una giuria internazionale composta da esperti provenienti da diversi paesi europei.
A vincere la medaglia d’oro per gli esemplari italiani durante la prima edizione fu la varietà Saturnia, creata dall’ibridatore sanremese Domenico Aicardi, mentre per quelle straniere prevalse la spagnola Condesa de Sástago, ottenuta da Pedro Dot.
Tra i criteri di valutazione, oltre ovviamente alla bellezza ornamentale, si considerarono aspetti quali la qualità della fioritura, il vigore vegetativo e la resistenza alle malattie.
Purtroppo, il secondo conflitto mondiale pose fine a questo straordinario progetto. Il Roseto del Colle Oppio subì infatti gravi danni e la sua collezione andò perduta.
Soltanto nel 1950 Roma poté riavere il proprio Roseto, questa volta sulle pendici dell’Aventino, mentre il Premio fu ripristinato nella nuova sede a partire dal 1951.
Una menorah disegnata fra le aiuole
Nel frattempo, anche l’area dell’antico cimitero ebraico aveva conosciuto profonde trasformazioni. Nel 1934, a seguito di alcuni interventi urbanistici che interessarono il Circo Massimo, il terreno era stato ceduto così da consentire la sistemazione della Valle Murcia e l’apertura della strada omonima.
Ragion per cui, le sepolture e alcuni monumenti funerari vennero spostati nel settore israelitico del Verano.
Quanto all’area, successivamente impiegata anche come orto di guerra, rimase incolta per diverso tempo.
Quando nel 1950 il Comune di Roma decise di ricostituire il Roseto nei pressi dell’Aventino, chiese alla comunità ebraica l’autorizzazione per utilizzare il sito dell’antico cimitero.
E qui veniamo a un’altra curiosità. La comunità ebraica accettò la proposta a una condizione, ovvero che in qualche modo si preservasse la memoria della precedente destinazione religiosa.
E in effetti, i vialetti del settore delle collezioni furono disposti in modo tale da assumere una configurazione che richiamava, se osservata dall’alto, la forma della menorah, il candelabro a sette bracci che costituisce uno dei simboli più antichi dell’ebraismo.
Inoltre, agli ingressi furono collocate alunne stele commemorative recanti le Tavole della Legge, realizzate su disegno dell’architetto Angelo Di Castro.
Un giardino botanico che racconta l’evoluzione della rosa
Oggi il Roseto comunale occupa circa diecimila metri quadrati e ospita oltre mille varietà di rose, provenienti da diverse regioni del mondo. Fiori che rappresentano l’evoluzione di un genere botanico nel corso di millenni.
I due settori del giardino sono separati da via di Valle Murcia. Più precisamente, quello superiore ospita le collezioni botaniche, antiche e moderne, mentre quello inferiore è legato soprattutto al Premio Roma e alle varietà che hanno partecipato al concorso.
Accanto alle rose selvatiche (hanno generalmente cinque petali), si possono ammirare varietà ottenute attraverso secoli di selezioni e incroci. Fra gli esemplari più bizzarri si può annoverare la Rosa chinensis ‘Viridiflora’, conosciuta come rosa verde.
Altra degna di nota è la Rosa chinensis ‘Mutabilis’, con i fiori che cambiano colore con il trascorrere dei giorni, passando da tonalità chiare a sfumature rosate e più intense.
Singolare è anche la Rosa foetida, che, come ci lascia intuire il nome, ha un odore assai lontano dalle fragranze delicate che hanno reso celebre questo fiore.
Informazioni per la visita
Il Roseto comunale sarà aperto gratuitamente dal 25 ottobre all’8 novembre 2026, tutti i giorni dalle 8.30 alle 17.30.
Sono inoltre previste visite guidate gratuite su prenotazione, contattando il numero 06 5746810 oppure scrivendo a rosetoromacapitale@comune.roma.it.
Per il calendario e gli eventuali aggiornamenti è possibile consultare la pagina ufficiale della riapertura autunnale 2026 di Turismo Roma.
Foto di Claudio Colis

