L’invidia, il rammarico per il bene altrui

invidiaLa seconda giornata è alla rassegna dell’invidia, vizio così diffuso che tendiamo a non considerarlo neppure un difetto ma una parte di noi. Si insinua nelle conversazioni sotto forma di pettegolezzo rendendole gustose. Anche l’invidia, come la superbia può avere una accezione non del tutto negativa.
L’invidia è il rammarico per il bene altrui e, in questa accezione è di sicuro un sentimento che non nobilita chi lo prova. L’invidioso vorrebbe ciò che non può avere e disprezza le conquiste altrui.

Ma anche l’invidia, come la superbia, può essere la spinta a conquistare l’oggetto del desiderio: quando l’invidioso si eleva dal suo stato di sofferenza passiva per il bene dell’altro e diviene attivo nella ricerca del proprio piacere, risulta vincente.

Tale differente prospettiva è ben espressa nei detti popolari: nell’italiano « Mal comune mezzo gaudio » si esprime proprio il vessillo dell’invidioso che gode del male altrui, in Spagna invece si dice « Male de todos consolatione des locos» (lett.“male di tutti, consolazione dei pazzi”) definendo pazzo chi si consola così; in inglese il detto diventa « A trouble shared, is a trouble halved» (lett. “un problema condiviso è un problema dimezzato”) i britannici, con il loro pragmatismo un po’ calvinista, sono propensi a dimezzare i guai spartendoli con gli altri.

Ma quale può essere l’atteggiamento corretto difronte a quel brividino che ci assale quando vediamo la moglie, perfetta, del nostro atletico vicino di casa, incamminarsi lungo il vialetto di pietre, bianchissime, che si stagliano sul prato, verde e curato, salire su una macchina nuova e pulita? Ecco in questi momenti l’invidia non serve a nulla, basterà sguinzagliargli contro il nostro enorme, sporco e affettuosissimo Labrador!!

di Patrizia Calamia

foto: PensieriInVolo

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