
La voce come orchestra: nasce Play Your Voice, il nuovo metodo per parlare in pubblico sulla musica
Nell’approccio didattico al public speaking, l’attenzione è spesso concentrata su tecniche retoriche, schemi narrativi e strategie di controllo dell’ansia. Il metodo Play Your Voice, ideato da Abha Valentina Lo Surdo e presentato nel volume L’arte di parlare in pubblico (Edizioni Curci), si colloca invece su un piano laterale, proponendo una prospettiva meno cognitiva e più sensoriale: affrontare la comunicazione orale attraverso le logiche della musica. L’idea di fondo è che la voce non sia soltanto uno strumento da disciplinare, ma un materiale espressivo da organizzare secondo principi già ampiamente sperimentati nel fare musica.
La proposta nasce da un percorso professionale che attraversa ambiti diversi ma comunicanti: la pratica strumentale, la conduzione di eventi e programmi culturali, l’attività didattica e formativa dell’autrice. In questo intreccio di competenze, Lo Surdo individua una criticità ricorrente in chi parla in pubblico: il tentativo di correggere insicurezza, incertezze vocali e rigidità corporee come se fossero errori tecnici isolati, anziché segnali di un’espressività disallineata. Il metodo ribalta l’approccio: non sopprimere il disagio, ma riorientarlo, trasformandolo in energia comunicativa attraverso strutture musicali capaci di dare forma e direzione al discorso.
L’impianto del libro si sviluppa attorno a tre assi operativi. Il primo riguarda la costruzione formale dell’intervento: modelli come la canzone o la forma-sonata vengono utilizzati come mappe per progettare discorsi riconoscibili e bilanciati, con una progressione chiara e una conclusione capace di sedimentare nella memoria dell’ascoltatore.
Il secondo asse è dedicato ai parametri sonori – ritmo, tempo, volume, tono – applicati alla voce parlata per superare la piattezza espressiva e introdurre variazioni che rendano il messaggio più leggibile e coinvolgente. Qui la musica diventa una palestra percettiva, utile a sviluppare consapevolezza più che a imitare modelli estetici.
Il terzo livello è il più importante e innovativo dal punto di vista metodologico, e riguarda l’uso diretto della musica come supporto alla preparazione dello speech. L’autrice propone così esercizi in cui il parlato si innesta su brani musicali selezionati dagli stessi praticanti, così che la voce possa appoggiarsi a un andamento esterno e il corpo trovi riferimenti concreti per il respiro, la dinamica e la gestione delle pause. In questo modo, l’attenzione si sposta dal controllo dell’errore alla qualità della presenza, riducendo l’impatto dell’ansia senza negarne l’esistenza. A ciascuna delle quattro fasi-cardine di un intervento – apertura, sviluppo informativo, passaggio emotivo e chiusura – viene dunque associato un preciso clima musicale: non si tratta di una colonna sonora ornamentale, ma di un dispositivo operativo che aiuta lo speaker a incarnare l’intenzione comunicativa di ogni passaggio, lasciando che sia l’esperienza sonora a guidare la modulazione della voce e dell’atteggiamento.

La solidità del metodo è sostenuta da una biografia professionale che unisce palco e microfono, performance e formazione. Valentina Lo Surdo – conosciuta anche come Abha per la sua affinità con una ricerca personale che guarda a Oriente – è attiva da 20 anni come conduttrice radiotelevisiva per la Rai, ma è anche una pianista con formazione accademica, una giornalista musicale e trainer di comunicazione dalla lunga pratica didattica anche in contesti internazionali. Questo profilo ibrido si riflette in un approccio orientato all’applicazione concreta, ma al tempo stesso estremamente sensibile alle dimensioni emotive e percettive del parlare in pubblico.
Va infine sottolineato che Play Your Voice si distingue per il taglio laboratoriale con cui affronta problemi comuni a chi utilizza la voce in ambito professionale: la gestione dell’incertezza, i vuoti di memoria, la rigidità posturale, la monotonia del fraseggio, il rapporto con l’accento o con l’autorevolezza vengono sciolti in una serie dettagliata di esperienze pratiche. Gli esercizi proposti sono pensati inoltre per contesti eterogenei – dalla didattica alla comunicazione digitale, dalle presentazioni aziendali alle performance artistiche – e mirano a sviluppare competenze personalizzate più che soluzioni standard.
E se la musica si fa grammatica dell’espressione orale, il libro si configura come un percorso pratico e accessibile a chiunque, esattamente come l’ascolto della musica, restituendo alla voce di ciascuno una funzione creativa. Più che un manuale tecnico, L’arte di parlare in pubblico con il metodo Play Your Voice si configura come un invito a pensare il discorso similmente a una partitura da interpretare con la lente della propria sensibilità. Ove la voce agisca non solo per trasmettere contenuti, ma soprattutto per costruire connessione con l’ascolto.



