La luminosissima solennità del Natale

presepio“La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta” (Gv 1,5). La luminosissima solennità del Natale ci avvolge di luce e ricorda ad ogni uomo che la notte è ormai trascorsa e che il giorno è spuntato, manifestando tutto il suo splendore. La luce della grotta di Betlemme, infatti, risplende su di noi e non c’è posto per la tristezza nel giorno in cui viene alla luce la Gioia. La Sacra Scrittura e la Liturgia non alludono ad una luce naturale ma ad una luce particolare, singolare, il cui chiarore investe in special modo la grande famiglia universale e quella di tutti i credenti in Cristo. Sì, “un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio” (Is 9,5), atteso con trepidazione dalla speranza dei millenni che oggi lo vuole celebrare nella gioia.

L’immagine della speranza dei millenni è rappresentata nel presepe, là intorno a Gesù, dalle silenziose icone di Maria e di Giuseppe che accolgono, quasi increduli, i poveri pastori, giunti presso la mangiatoia di Betlemme in seguito al lieto annuncio che nella notte hanno ricevuto dagli Angeli. È commovente pensare alla luce di quel primo Natale, il cui bagliore, simile come a quello di un fuoco acceso in una fredda notte, rischiara la caligine delle tenebre, riscaldando coloro che, infreddoliti, lo circondano. Era buio intorno alla mangiatoia di Betlemme perché la luce vera, quella “che illumina ogni uomo” (Gv 1,9) risplendeva in una grotta sconosciuta, anonima, ubicata in un angolo oscuro del presepio del mondo. L’opera di Dio a favore dell’umanità si svolge silenziosamente, in semplicità, nel nascondimento; è la logica di Dio questa, lo stile di un Padre tenero e buono che nel corso della storia della salvezza opera sempre lontano dal chiasso del mondo e fuori da ogni notorietà.

Il Signore, infatti, attraverso la natività santa dell’Unigenito Figlio, accende nel mondo una luce circoscritta che solo successivamente rischiara a raggiera il buio in cui essa è stata immersa. Il medesimo processo riguarda anche l’amore, la cui potenza si sprigiona abbondantemente laddove la luce del Cristo viene accolta sinceramente. Coloro che accolgono questa luce e che la irradiano laddove vivono, diventano a loro volta sorgente di luce. È la storia della Chiesa questa, che ha inizio a Betlemme; essa illumina i credenti che attraverso i secoli diventano popolo eletto, fonte di luce per tutta l’umanità. Ancora oggi il Signore, attraverso i cercatori di Dio, accende fuochi nella notte gelida del mondo per esortare gli uomini a riconoscere in Cristo il dono supremo della sua salvezza che attraverso il Figlio, Dio vuole elargire a tutta l’umanità. Dove l’uomo accoglie sinceramente l’amore del Signore, là sorge luminosissima la luce di Cristo che a volte può nascere anche nelle situazioni più difficili.

Tra tutti i cercatori di Dio, eccelle la Vergine Maria che Lo ha trovato, Lo ha accolto ed oggi Lo offre al mondo nell’umiltà del Natale. “O admirabile commercium” – “O mirabile scambio” attraverso il quale il Dio-Bambino può liberare l’uomo dalla schiavitù del peccato. Sull’esempio di Maria, la Chiesa non ha paura perché quel Bimbo, povero e debole, rappresenta la sua forza; come Maria, la Chiesa non lo tiene tutto per sé, lo dona a coloro che lo cercano sinceramente: agli umili, agli afflitti, ai perseguitati, alle vittime della violenza, a quanti desiderano la pace. La Chiesa ce lo dona anche oggi, perché le nostre famiglie, tremendamente scosse dalla dilagante crisi economica e morale, riscoprano con generosità e gioia lo stile della condivisione. “Andiamo fino a Betlemme” (Lc 2,15) per trovare la nostra speranza, per andare oltre la mentalità egoista e tecnicista e per promuovere il bene comune, rispettando i diritti inalienabili dei fratelli più deboli e quelli della vita nascente.

La Chiesa che incarna lo spirito del Natale è una chiesa dedita all’accoglienza e che proclama ovunque il Vangelo di Gesù Cristo, nonostante sia perseguitata e discriminata, attaccata e vilipesa; il Bambino di Betlemme sa bene cosa siano le ostilità: la sua sorte, infatti, è stata baciata dal rifiuto, alla nascita, e dallo scherno dei soldati e dei passanti, sulla croce. I pastori, invece, gente semplice ed umile, non si prendono gioco del Bambino, ma lo adorano! È a loro che dobbiamo guardare per comprendere in profondità cosa significhi cercare Dio. Come i pastori che per recarsi a Betlemme hanno abbandonato il loro gregge, così, anche noi oggi, uscendo dalle nostre case, siamo giunti qui, “senza indugio” (Lc 2,16), per contemplare pieni di stupore e di gratitudine il grande mistero dell’amore e della luce. Pellegrini come i pastori, siamo giunti a Betlemme per uscire dalle nostre cattive abitudini, oltrepassare ciò che è solo materiale e giungere all’essenziale cioè, a Dio, che oggi è venuto in mezzo a noi. Quella dei pastori è una santa curiosità, è una santa gioia che spinge tutta loro vita ad andare verso Dio, in fretta, senza indugio. Noi non ci affrettiamo mai abbastanza per le cose di Dio. Egli non fa più parte delle nostre priorità. “Ciò che riguarda Dio può attendere” – così forse pensiamo, senza considerare che il Signore, invece, è veramente ciò che conta più della nostra stessa vita. Preghiamo perché la curiosità dei pastori tocchi adesso anche noi e perché pieni di gioia ed entusiasmo possiamo andare verso il Signore che oggi chiede di dimorare nei cuori. E allora, sì! sarà Natale.

di Fra’ Frisina

Foto: parrocchiatravagliato.it

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