
L’acquisizione del sonoro nel film è stato un processo graduale che ha visto coinvolta in particolar modo la casa di produzione Warner Bros., prima azienda ad investire su questa novità del cinema. Nel 1925 infatti l’azienda acquisì il Vitaphone, un particolare tipo di sistema usato nei cinematografi nel quale una macchina da proiezione veniva collegata meccanicamente ad un giradischi che riproduceva un disco in vinile a 33 giri, garantendo in questo modo la “colonna sonora” di parte della pellicola (circa 300 metri). Il primo film ad essere sonorizzato con questo meccanismo è Don Giovanni e Lucrezia Borgia, proiettato il 6 agosto 1926: fu la prima volta che gli spettatori poterono assistere ad una proiezione accompagnata da effetti sonori non realizzati dal vivo. Da questo momento in poi il processo sarà graduale fino ad arrivare al 1927, anno di svolta nella storia del cinema con il primo film (parzialmente) parlato, The Jazz Singer di Alan Crosland (prima proiezione avvenuta il 6 ottobre dello stesso anno negli Stati Uniti, primo film parlato della Warner Bros.). Oltre a diverse canzoni, nel film si possono ascoltare una frase del protagonista rivolta al pubblico e una conversazione tra lui e sua madre. L’anno successivo, 1928, Lights of New York avrà il primato di essere il primo film sonoro interamente realizzato con dialoghi parlati.
Per qualche anno ci sarà una situazione fluida dove verranno proiettati film parzialmente sonorizzati e non, fino ai primi anni ‘30 quando i film saranno per la maggior parte sonorizzati (sound on film). L’evidente preferenza da parte degli spettatori per questa tipologia di film segnerà il tramonto definitivo dell’era del cinema muto.
Implicazioni del sonoro
L’avvento del sound on film ha portato ad una serie di prese di posizione inevitabili. Era necessario rendere sempre più comprensibile la parola e mantenere in secondo piano la musica; di conseguenza da quando è stato introdotto il sonoro la parola acquisisce una forza tale da reclamare un’importante centralità.
Per alcuni invece il cinema tornò ad essere statico e teatrale e per definire questo nuovo modello cinematografico si iniziò ad usare il termine teatro filmato, ad evidenziare in maniera negativa come il linguaggio cinematografico fosse ancora legato ed influenzato da quello teatrale. Lo stesso Pirandello sosteneva che il cinema parlato sarebbe diventato una copia del teatro, mentre Chaplin evidenziò come il parlato avrebbe finito per imporsi riducendo sensibilmente l’autonomia del gesto e del movimento. Tutto questo portò ad un inevitabile dibattito teorico, il dibattito internazionale sul sonoro nato nel 1928 con il “Manifesto dell’asincronismo” di Sergej Ėjzenštejn, Grigorij Aleksandrov e Vsevolod Pudovkin. Il Manifesto evidenziava l’importanza dell’elemento sonoro come un elemento contrapposto all’immagine, non solo quindi utilizzato come accompagnamento che segue regolarmente la scena rappresentata ma anche e soprattutto come mezzo per suscitare nuove emozioni e tensioni andando a contrastare l’immagine stessa. Lo scopo dei tre registi russi è quello di utilizzare la novità del cinema sonoro al fine di offrire una rivincita al lavoro di montaggio e, in tal modo, marcando ancor più nettamente il confine tra cinema e teatro.
I generi
Con l’avvento del sonoro iniziarono anche a manifestarsi i primi problemi tecnici e stilistici, ad esempio i microfoni, non essendo ancora direzionali, captavano qualsiasi rumore presente sul set. Inoltre, tutti i suoni di una singola scena andavano registrati contemporaneamente nello stesso momento, creando quindi un ulteriore dispendio di energie.
In questo contesto vengono delineati tre diversi livelli del suono: ON, il suono prettamente realistico, OFF, la voce fuori campo ma che presenta ancora una coerenza nel reale e OVER, il quale rappresenta il pensiero, il monologo interiore (è un suono commentativo, una sonorità aggiunta in seguito: un esempio di quest’ultima tipologia di suono lo troviamo nel film Blackmail del 1929 di Alfred Hitchcock dove si passa da uso realistico ad uso psicologico del sonoro). A questi nuovi canoni si affiancano effetti speciali inediti e soprattutto si passa ad un processo di generificazione dei film. I generi infatti hanno una serie di caratteristiche che sono riconoscibili da tutti e ciò permette da parte dei registi di poter seguire degli standard cinematografici.
Tra i generi che vanno in voga in questo periodo troviamo il musical e la commedia.
–Musical. E’ un genere metalinguistico dove tutto è possibile. Il musical è il primo genere di film sonoro leggero dove si sviluppano principalmente due tematiche: la storia d’amore che fa sognare o l’ascesa di un artista protagonista dal basso verso l’alto. I personaggi si muovono ed agiscono come se non fossero visti da nessuno poiché il musical corrisponde al sogno; ha il suo tipo di conflitto tra realtà e finzione, mondo con musica (sogni) e mondo senza musica (realtà). Una delle figure che emerge in questo periodo è il coreografo e regista statunitense Busby Berkeley il quale realizza numeri che diventeranno famosi e che rimandano alla natura astratta del cinema. Berkeley si basa su un puro processo del vedere e del divertimento, il piacere dello sguardo frutto di un virtuosismo della macchina da presa che mostra le coreografie man mano che la cinepresa si allontana. L’esigenza del musical cinematografico è quella di mostrare al pubblico qualcosa di diverso e insolito, qualcosa che possa allontanarci dalla dura realtà che viviamo ogni giorno e farci dimenticare i suoi aspetti negativi. I Musical si sviluppano nel periodo della grande depressione causata dal crollo della borsa di Wall Street, e in questo periodo di crisi profonda la gente vuole sognare, ha esigenza di ricrearsi un rifugio interiore, ed Hollywood ripropone questo in versione cinematografica.
– Commedia. Dalla comicità buffa ed immediata dei primi attori del cinema muto si passa al genere della commedia, rappresentato come una macchina narrativa perfetta. La commedia si basa molto sui dialoghi dei personaggi e al centro della trama troviamo sempre storie d’amore a lieto fine, e questi amori spesso valicano le divisioni di classe. Una sottocategoria del genere è la sophisticated comedy, commedia dove troviamo donne ricche che si invaghiscono di uomini non ricchi e la conquista dell’amore avviene dopo numerose peripezie.
Un’altra sottocategoria è la cosiddetta screwball comedy (in italiano “commedia svitata”), commedia romantica che nasce nel 1934 con due grandi film della storia del cinema, Accadde una notte di Frank Capra e Ventesimo secolo di Howard Hawks. E’ un sottogenere il cui sviluppo della trama si focalizza spesso sull’incontro e/o scontro di personaggi, ad esempio possono esserci scontri tra persone di sesso diverso, tra due personaggi che prima si odiano poi si amano, e scontro anche tra classi sociali differenti. La storia ci mostra una serie di eventi che si susseguono freneticamente e che spesso sono imprevedibili e fuori di ogni logica così come lo sono i personaggi che ci vengono presentati, ribelli ed eccentrici. E’ un genere che ben si sposa con il musical poiché, attraverso il suo umorismo e le sue situazioni inverosimili, fanno sognare il pubblico e lo portano verso un’altra dimensione, meno reale ma sicuramente più rassicurante della vita quotidiana di quegli anni. Inoltre, parte degli elementi del musical li ritroviamo in diverse commedie “svitate” come ad esempio nella celebre commedia Top Hat del 1935 nel quale troviamo due tra i più grandi rappresentati del genere, Ginger Roger e Fred Astaire.
E’ una commedia che si basa sul gioco degli equivoci. Fred Astaire è un uomo libero senza nessun legame sentimentale ma Ginger Roger pensa che lui sia sposato con la sua amica, di conseguenza quando lui prova a corteggiarla lei rimane stupita dal suo atteggiamento. La scena clou è rappresentata dal famoso ballo realizzato sulle note di “Cheek to Cheek” e dove si sta verificando una trasgressione, una rottura delle regole. Il cinema è sogno e quindi come tale può trasgredire e possiamo sospendere la razionalità. Nessuno dei due sa se l’altro è disponibile: è un equivoco surreale ma la musica con la sua armonia attenua le tensioni e i conflitti, e ci porta in un altro mondo dove tutto è possibile e dove non esiste fatica e sofferenza.
[Questo numero arriva ad un punto preciso del film. La musica accompagna lo spettatore in un mondo dove tutto è possibile.]
Cinema e dittature
E’ importante sottolineare che la nascita del sonoro avviene nel pieno del periodo delle dittature che inevitabilmente intervengono con prepotenza nell’industria cinematografica. Questo lo si evince nel periodo di dittatura nazista dove si assiste alla fuga di talenti ebrei (tra i più famosi cito Max Ophuels e Billy Wilder) e registi con idee di sinistra e liberali (Fritz Lang), e lo ritroviamo anche nell’Unione Sovietica dove viene imposto un controllo dell’industria molto rigido, e dove il più delle volte sfociava nella censura totale del film che non risultava idoneo per i canoni staliniani.
Il periodo del fascismo
In Italia così come in Germania vi era la tendenza a non mostrare contenuti che potessero in qualche modo risultare troppo sgraditi al pubblico e che potessero ricordare lo spettro della guerra: meglio ricorrere ad altro, far leva sull’evasione, e quindi si porta avanti il genere della commedia. In Italia si diffonde la commedia dei telefoni bianchi, commedie o melodrammi romantici in genere ambientati tra gente ricca e in locali moderni e scintillanti. La prima opera sonora italiana è stata La canzone dell’amore del 1930 di Gennaro Righelli.
Per favorire la produzione del cinema italiano il fascismo opta per leggi proibizioniste. I distributori italiani non sanno più come fare per quanto riguarda i film stranieri; o propongono film senza sonoro o distribuiscono film “ammutoliti” compensando con i sottotitoli, ma in Italia la pratica dei sottotitoli non ebbe un gran successo; in particolar modo le canzoni straniere non avevano diritto di essere proposte e tutte queste novità scomode finirono per allontanare sempre più spettatori dalle sale cinematografiche. Così, la risposta italiana a questo tipo di problematica è stata la realizzazione di uno stabilimento dedicato alla pratica del doppiaggio, la Cines-Pittaluga, aperto dal produttore Stefano Pittaluga nel 1929. Nacque così la figura del doppiatore professionista. I primi a svolgere tale professione erano attori teatrali, e il loro talento riuscì ad accontentare il pubblico riportando le sale cinematografiche in auge.
Successivamente Mussolini decise di contribuire alla diffusione di tale pratica emanando una legge che attuava il divieto di distribuzione di film provenienti da altri paesi che non fossero doppiati nel nostro paese. In Italia in questo periodo circa il 75% dei film sono di provenienza americana, e con la nuova legge Alfieri del 1938 che affidava importazione e distribuzione dei film esclusivamente all’Ente Nazionale per le Industrie Cinematografiche, venne monopolizzato definitivamente il mercato cinematografico. Gli americani subirono dei costi spropositati per la realizzazione del doppiaggio, così il cinema italiano non proiettò per diverso tempo film stranieri, in particolar modo quelli americani.
In copertina Mary Pickford, attrice e produttrice cinematografica dell’epoca. Foto di Perlinator da Pixabay


