
Cibo è sviluppo urbano. È stato questo l’oggetto dell’incontro allestito giovedì 6 novembre alle Officine Farneto, un centro convegni tra lo Stadio Olimpico e i Monti della Farnesina. L’ambito era la XII Edizione di Excellence Food Innovation. Una manifestazione avente ad oggetto l’avvio di una riflessione a tutto campo sui temi più attuali dello sviluppo urbano. L’incontro è stato allestito dal Consiglio del Cibo di Roma, una consulta cittadina istituita dall’Assemblea Capitolina, con il concorso dell’Associazione “VisioneRoma”.
Scopo del Consiglio del Cibo è quello di garantire ai romani l’accesso a un cibo sano e di qualità. Promuovere inoltre la sostenibilità del sistema alimentare e della produzione agricola biologica. Nonché contrastare gli sprechi e le perdite alimentari. Principale obiettivo del Consiglio è quello di rafforzare la presenza del cibo prodotto localmente nelle tavole dei romani e nei ristoranti. Favorendo il rientro dei produttori nei mercati rionali. Ha moderato Mauro Secondi, maestro pastaio e docente negli istituti professionali.
Il convegno è stato allestito dal Consiglio del Cibo di Roma Capitale
Il moderatore ha aperto il convegno con una domanda a Gianfranco Piccioni, vicepresidente del Consiglio del Cibo e responsabile di settore di VisioneRoma: “Cibo è sviluppo ma soprattutto ‘progresso’ (qualitativo). Come si possono creare relazioni in una metropoli partendo dal cibo?”.
L’intervenuto ha così risposto: “Il cibo è unificante, quindi legato alla filiera economico-sociale. Attraverso il cibo passa la sostenibilità ambientale (salute ecc.). Il sindaco ha inserito la valorizzazione della produzione agricola nel suo programma, recepita dal Piano Regolatore di Roma. Le nuove norme tecniche di attuazione del PRG, infatti, hanno bloccato ogni ulteriore consumo di suolo (fatte salve le zone già in attuazione edilizia)”.
Roma – ha proseguito Piccioni – è il comune con il più esteso territorio agricolo d’Europa. Ma solo il 5% della sua produzione è consumata dai residenti. Nonostante la “vocazione qualitativa” dei romani e, quindi, la preferenza per un prodotto alimentare possibilmente a km zero. Esempio qualitativo: il rione Testaccio, ieri per il mattatoio, oggi per il suo mercato. Anche la FAO ha premiato Roma per i suoi mercati contadini.
Quattro quinti del territorio di Roma non sono edificati
Renato Guidi, progettista del Mercato Testaccio ha fatto presente che solo 285 kmq su 1287 del territorio di Roma Capitale sono occupati da immobili. Il resto è verde pubblico o privato ma, soprattutto territorio agricolo spesso, purtroppo, improduttivo. La produzione di cibo può diventare l’anello di collegamento tra città edificata e aree verdi. È però necessario chiudere questo anello.
Proposte: 1) Rigenerare il verde pubblico estendendo l’esperienza dei “punti verdi qualità” degli anni ’90. 2) Recuperare gli edifici a ridosso del costruito (es. Mattatoio, Casilino Sky Park, ecc.). 3) Introdurre marchi territoriali qualitativi di origine controllata o protetta ai prodotti del territorio agricolo comunale. 4) Realizzare strutture per anziani (che con l’allungamento della vita sono ancora in salute) in forma di aziende agricole o di ristorazione.
Mettere il cibo al centro del rapporto urbano di sviluppo
Maurizio Veloccia, assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, ha ripreso il quesito “come chiudere l’anello?”. La sua risposta è stata: “Mettere al centro il rapporto tra sviluppo urbano e cibo non è poi così ovvio come appare. La nostra civiltà occidentale infatti ha ormai eticamente sdoganato lo spreco di cibo, Dalla seconda metà del ‘900, ha poi considerato la produzione di cibo solo sotto il profilo quantitativo e non qualitativo. Le città hanno perso il rapporto con il cibo c.d. a km zero prodotto nel proprio hinterland”.
“La tutela del territorio, sinora considerata secondaria, quindi, va riqualificata, pur ammettendone lo sfruttamento per finalità assolutamente legittime. Quali, ad esempio, quella di dar casa a chi non ce l’ha. Da questo punto di vista, la scelta di Roma Capitale di modificare le NTA del PRG è stata rivoluzionaria. Il suolo agricolo comunale è oggi diventato intangibile. Si ammette anzi la riqualificazione in senso agricolo anche delle aree già edificabili ma poi dismesse”.
Il cibo è l’elemento sociale di unificazione per eccellenza
Di conseguenza, secondo l’oratore, la soluzione del problema abitativo – comunque innegabile – va risolta con la rigenerazione urbana. La sostenibilità economica di ciò prescinde dai costi/ricavi diretti. Ma va commisurata in termini di crescita economico sociale degli abitanti e di incremento/tutela della salute. Alcuni esempi Roma Capitale li ha già posti in essere con il mantenimento della destinazione agricola nel Parco di Tor Marancia. Altro esempio è stato l’affidamento a una cooperativa agricola dei terreni del Borghetto San Paolo (Via Cassia). Poi, con l’autorizzazione a produrre olio con marchio di qualità nel Parco di Malafede da parte del suo CdQ.
I mercati rionali – ha proseguito Veloccia – vanno rilanciati. La Giunta attuale lo sta facendo non solo a Testaccio ma anche a Via Orvieto o a Piazza San Giovanni di Dio. Ritiene però che tutto ciò debba essere una sfida collettiva. Per fronteggiare l’espandersi della grande distribuzione serve il concorso di cittadini, produttori, strutture sociali ecc.
La filiera del cibo può generare luoghi sociali
Yuri Trombetti, Presidente della Commissione Patrimonio di Roma Capitale ha tentato di rispondere alla domanda: “L’esperienza della filiera del cibo può generare luoghi sociali, anche rivalorizzando il patrimonio comunale con una progettazione condivisa?”. Trombetti ha concordato che il cibo sia un elemento di aggregazione sociale. Ritiene però che si debba tener conto della qualità degli spazi a disposizione. Da questo punto di vista la situazione del patrimonio comunale è drammatica.
Per rivalorizzarlo in termini socialmente “aggreganti” occorrono programmazione e competenze. Non basta soltanto “rigenerare” – ha detto – ma è necessario “ripensare” gli spazi di socializzazione. Va tenuto conto del fenomeno della mono nuclearizzazione delle famiglie e del fenomeno della solitudine. Un fenomeno in incremento non soltanto per l’aumento dell’età media ma, con l’avvento di internet, anche tra i giovani. Partire dalle esperienze in corso può essere una chance da non sottovalutare ma è necessario che siano messe in rete.
Tra gli interventi del pubblico, Claudio Minelli, coordinatore dell’associazione “VisioneRoma”, ha proposto di cambiare il nome dell’Assessorato all’agricoltura e all’ambiente in quello di “filiera del cibo e ambiente”. Interessante anche l’intervento della ricercatrice sociale Marina Izzo che ha sottolineato l’esistenza di un “terzo luogo”, quello dell’incontro, accanto a quelli della casa e del lavoro.
Foto di Neil Morrell da Pixabay


