Palestina, che valore ha il suo riconoscimento da parte di molti Stati occidentali

Palestina

Palestina. I mass-media di tutto il mondo stanno evidenziando che molti Stati occidentali hanno dichiarato di riconoscere lo Stato di Palestina. Lo hanno recentemente fatto la Spagna, il Regno Unito, il Canada e la Francia, tutte aderenti alla NATO.  Che cosa significhi, però, sono molto pochi a precisarlo. 

Teoricamente il riconoscimento sarebbe l’atto formale con cui uno Stato dichiara di considerare un’entità preesistente come Stato legittimo e soggetto di diritto internazionale. La principale conseguenza del riconoscimento è l’instaurazione di normali relazioni diplomatiche con l’entità suddetta. Inclusa l’apertura di ambasciate e consolati.

Quale sarebbe questa entità (o meglio “governo”) pochi lo hanno individuato. Questo perché al momento, l’unica entità che governa una parte della Palestina (cioè Gaza) è l’organizzazione terroristica Hamas. La Francia ha infatti precisato che non istituirà subito un’ambasciata in Palestina. Ma solo dopo che Hamas avrà liberato gli ostaggi israeliani e sarà raggiunto un accordo per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Due condizioni che sembrano poco probabili quanto meno a breve termine.

Il riconoscimento della Palestina ha in realtà fini di politica interna o anti-USA

Questo ci fa arguire che il tanto sbandierato “riconoscimento” da parte di potenze NATO abbia in realtà altri fini. Il fine principale, a nostro parere, è quello di mettersi per traverso alla politica perseguita dagli USA di Trump. Gli Stati Uniti sono infatti il maggior sponsor della politica espansionistica del leader israeliano Netanyahu. Ma sono anche coloro che osteggiano, alzando barriere doganali, l’espansione economica della UE. Ci sono poi anche motivazioni di politica interna degli Stati citati.

Il premier britannico Starmer sta infatti crollando nei sondaggi demoscopici, dopo il trionfo nelle ultime elezioni. Starmer ha moglie e figli cresciuti nella religione ebraica. Teme, pertanto, di essere abbandonato dalle schiere di islamici inglesi che lo hanno votato un anno fa. Non per nulla ha recentemente nominato anche una ministra degli interni di religione islamica.

La ‘grandeur’ a cui aspira Macron

Macron vorrebbe porsi alla testa di un Europa “politica” svincolata dagli Stati Uniti. Anche lui è crollato nei sondaggi demoscopici e cerca di guadagnare consensi a sinistra per fronteggiare la Le Pen. Ha riconosciuto la Palestina anche il premier spagnolo Sanchez, il cui governo si regge su un solo deputato spesso assente. Problemi simili a quelli di Starmer e Sanchez li ha in Italia la segretaria del PD Elly Schlein. Essendo infatti di origine ebraica, cittadina americana e con una leadership in bilico.

Quale sarebbe, poi, il “governo” che tali Stati avrebbero dichiarato di riconoscere in Palestina? Il diritto internazionale, infatti richiede tre requisiti che per il riconoscimento di uno Stato. Oltre a un territorio ben definito e una popolazione permanente, infatti, richiede l’esistenza di un “governo”.

Manca l’esistenza di un ‘governo’ effettivo per il riconoscimento della Palestina

Sicuramente è soddisfatto il requisito della popolazione. Ammettiamo che sia soddisfatto anche il requisito del territorio. Gli Accordi di Oslo (1993), infatti, affermerebbero chiaramente che i confini attuali di Cisgiordania e Gaza siano solo provvisori e oggetto di negoziazioni con Israele. Non può certo definirsi soddisfatto il requisito del “governo”.

È vero che la stessa Israele, in base agli accordi di Oslo, ha riconosciuto l’ANP come controparte per la negoziazione dei confini territoriali palestinesi. L’ANP tuttavia, a livello internazionale, manca del requisito giuridico dell’indipendenza. Essendo l’Autorità Palestinese limitata nell’esercizio dei suoi poteri dai già citati Accordi di Oslo. Né è più in grado di rappresentare i palestinesi di Gaza, essendo gli stessi controllati da Hamas.

Il riconoscimento avrebbe l’unica conseguenza quella di ‘sdoganare’ Hamas

A Oslo, ANP e Israele firmarono un patto di mutuo riconoscimento. I rappresentanti palestinesi riconobbero il diritto a esistere dello Stato di Israele. Rinunciarono inoltre all’intento di distruggerlo, al terrorismo e alla violenza. Hamas quindi non può essere soggetto negoziante per Gaza poiché, per Statuto, non riconosce lo Stato d’Israele. Tanto meno a nome del resto della Palestina.

Il riconoscimento che stanno effettuando – per motivi interni o anti USA – gli Stati europei ha quindi implicitamente un unico valore politico. La negazione della legittimità della risposta israeliana all’attacco terroristico del 7 ottobre. Di conseguenza, il riconoscimento internazionale di Hamas, controllore di Gaza. In tale contesto, l’unica posizione sensata sembra quella della Presidente del Consiglio Meloni.  Il riconoscimento sarà possibile solo quando Hamas libererà tutti gli ostaggi e cederà all’ANP il governo di Gaza. Cioè quando sarà sconfitta.

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