Il Ghino di Tacco prossimo venturo

5E39F6ED-3A96-40E0-9A9B-0C0E04E92876Ai tempi della Prima repubblica, il leader socialista Bettino Craxi iniziò a firmare alcuni editoriali sulla testata di partito “Avanti!” con lo pseudonimo Ghino di Tacco. Chi era Ghino di Tacco e perché lo statista milanese aveva ritenuto di immedesimarvisi?

Ghino di Tacco fu un masnadiero medievale, narrato anche da Dante e Boccaccio. Impadronitosi della fortezza di Radicofani, dominante il passaggio della Via Francigena, Ghino si trovò in posizione ideale per estorcere a pellegrini e mercanti tutto ciò che a lui pareva, prima di consentire ai malcapitati di proseguire per Roma.

Craxi si immedesimò in quel personaggio medioevale perché aveva capito che il suo partito (il PSI), all’epoca, pur non essendo il più forte in Parlamento e nemmeno il principale oppositore (il PCI) di quello di maggioranza relativa (la DC) era comunque indispensabile per formare qualsiasi maggioranza governativa e, come Ghino di Tacco in grado di far pagar dazio ai suoi avversari.

Un ruolo tante volte recitato nella Prima repubblica

Abbiamo riesumato questa vicenda di oltre trent’anni fa, perché le elezioni di domenica scorsa, effettuate sostanzialmente con il sistema proporzionale, ci hanno consegnato un Parlamento che sembra la fotocopia di quelli della Prima Repubblica.

Abbiamo una coalizione di maggioranza relativa e cioè il centro-destra che, così come la DC degli anni sessanta ha raccolto circa il 37% dei voti. Abbiamo il principale contraltare alla coalizione di maggioranza relativa, e cioè il M5S, sulle posizioni del PCI di una volta (32%) e, infine il “terzo incomodo” –  il PD – con un consenso anche di qualche punto superiore (il 18-19%) della base elettorale da cui partiva Bettino Craxi, con i suoi socialisti.

Nonostante la sonora batosta, quindi, il PD si ritrova, come il Craxi degli anni ottanta, ad essere indispensabile per la formazione di qualsiasi futuro governo della prossima legislatura e, come Ghino di Tacco, dalla rocca della sua Radicofani, in grado di imporre a chiunque le proprie condizioni. Anzi, la posizione dell’attuale PD è anche migliore di quella del PSI di Craxi di allora.

All’epoca, infatti, Bettino Craxi non poteva scegliere il suo alleato perché, dati gli scenari della guerra fredda, il ruolo del PCI non poteva che essere all’opposizione. Craxi-Ghino di Tacco era quindi obbligato a “taglieggiare” soltanto i democristiani. Oggi il PD può anche prendersi il lusso di “minacciare” i cosiddetti “vincitori” delle elezioni di essere pronto a passare nel campo avversario, se solo un’unghia dei suoi “desiderata” non vengano soddisfatti.

Sarà Di Maio, il primo a dover pagar dazio

Chi, all’interno del PD, impersonerà il ruolo del Ghino di Tacco o del Craxi prossimo venturo ancora non è dato da sapere. E’ peraltro chiaro quale sarà il malcapitato a dover pagar dazio per primo, di fronte alla nuova Radicofani. Una fortezza, la cui forma sembra sempre più conformarsi a quella del Palazzo del Quirinale.

Il nome del pellegrino pronto a subire le condizioni imposte dal PD per formare un governo di maggioranza è quello di Luigi Di Maio. Un Di Maio che al Quirinale/Radicofani (o a Canossa; chiamatela come volete!) già si è recato, nei giorni immediatamente precedenti alle elezioni e, quando è sceso, ha subito stilato una lista di 18 nomi “papabili” per un ruolo ministeriale.

Una Radicofani che sembra tanto il Quirinale

Il PD, peraltro, per entrare in maggioranza non potrà che imporre i “suoi” ministri nei ruoli chiave: l’ex premier Paolo Gentiloni agli esteri; la conferma del ministro degli interni Minniti e di quello dello Sviluppo economico Calenda. Per il ruolo di ministro dell’economia è probabile che riesca a spuntare un tecnico “indipendente” che prosegua nella politica di Padoan. E, forse, tale nome è già presente nei 18 di Di Maio. Ruoli, quelli citati, che Di Maio potrebbe accogliere anche senza particolari “pressioni”, perché Gentiloni lo “coprirebbe” davanti a Bruxelles, Calenda nei confronti della Confindustria e Minniti continuerebbe ad occuparsi in prima persona della “patata bollente” migrazioni.

Torniamo ora al quesito iniziale: il nome del Ghino di Tacco della Terza Repubblica. Il politico del PD più simile, per ambizione e spregiudicatezza, al Craxi degli anni ottanta, sembrerebbe proprio il grande sconfitto: Matteo Renzi. Ma Renzi, da qualche tempo a questa parte, non riesce ad azzeccarne più una. Qualcuno ha individuato nell’avvento di Mattarella alla Presidenza della Repubblica, l’inizio del declino del fiorentino. E se fosse proprio il mite Sergio Mattarella, il Ghino di Tacco del ventunesimo secolo?

1 risposta

Scrivi