The Substance – Un body horror viscerale e satirico

The Substance

Elisabeth Sparkle (Demi Moore) è un’ex attrice famosa e star televisiva sul viale del tramonto. Un tempo icona di fascino e successo, ora si ritrova intrappolata in un sistema che le ha voltato le spalle, giudicandola troppo vecchia per esistere sotto i riflettori. Quando scopre The Substance, un trattamento segreto che promette il ritorno alla giovinezza perfetta, Elisabeth decide di provarlo, senza immaginare le conseguenze devastanti della sua scelta. Il trattamento non si limita a ringiovanirla, ma la divide letteralmente in due: una nuova versione di sé, giovane e perfetta, Sue (Margaret Qualley), prende il sopravvento, mentre la sua vecchia forma viene relegata in un angolo oscuro della realtà per una settimana. La regola impone che le due versioni si alternino ogni settimana; inoltre ogni cosa capitata all’una, avrà conseguenze irreversibili anche sull’altra.

Dopo l’exploit dell’opera prima Revenge, Coralie Fargeat torna con The Substance, un body horror provocatorio e disturbante che affonda i denti nelle ossessioni contemporanee per la giovinezza, la bellezza e l’immortalità. Dimostra di essere una regista con una sua visione precisa di cinema e una forte personalità già matura. Attraverso una regia audace e un’estetica viscerale, il film si presenta come un incubo surreale che mescola il body horror cronenberghiano (diversi i riferimenti a La mosca e Il demone sotto la pelle per esempio) con elementi ironici, addirittura comici, e una critica feroce alla società dello spettacolo e all’industria hollywoodiana della bellezza.

Il film esplora il terrore del decadimento fisico e il culto della giovinezza eterna, trasformandoli in immagini disturbanti e sequenze al limite del tollerabile. La regista francese non si limita a scioccare con effetti speciali splatter e mutazioni corporee: ogni trasformazione è metafora di una società che divora e sostituisce le donne non appena iniziano a mostrare i segni del tempo.

L’atmosfera è densa e claustrofobica, con un uso del colore che ricorda il neon freddo e malsano di The Neon Demon e la visceralità di Titane, mentre il finale grand-guignolesco omaggia Carrie di De Palma, La cosa di Carpenter e la filmografia horror giapponese degli anni ’50. Le scene di trasformazione sono brutali, accompagnate da un sonoro che amplifica ogni mutazione e distorsione del corpo, facendo avvertire allo spettatore ogni scissione, ogni lacerazione, ogni battito cardiaco accelerato dalla paura e dal disgusto.

La performance di Demi Moore è il cuore pulsante del film. L’attrice si cala in un ruolo che sembra fatto su misura per lei, giocando con il suo stesso status di icona della bellezza anni ‘90 e portando in scena una vulnerabilità feroce. La sua Elisabeth è disperata, rabbiosa, affamata di rivalsa, e Moore la interpreta con un’intensità che lascia il segno. Il suo corpo, inizialmente quello di una bella 60 enne con i normali piccoli difetti dell’età, si lascia modificare, dilatare, ferire, plasmare, invecchiare e infine deturpare e sfigurare senza indugi anche in scene di nudo integrale che non ammettono mezze misure.

Al suo fianco, la giovane Margaret Qualley offre una prova magnetica, incarnando la “nuova” Elisabeth con un mix di seduzione e inquietudine. La dinamica tra le due è il fulcro emotivo del film: non si tratta solo di una lotta per la giovinezza, ma di uno scontro di due generazioni diverse, nel confronto con sé stessi, con i propri desideri e con la paura di essere dimenticati.

Oltre all’orrore corporeo, in The Substance c’è è un aspetto profondamente politico: si critica senza mezzi termini l’industria dell’intrattenimento, che impone standard irraggiungibili alle donne e poi le cancella quando non rientrano più nei suoi schemi. È una riflessione sulla società dell’immagine, sulla chirurgia estetica come arma a doppio taglio, sulla competizione femminile indotta da un sistema che le trasforma in prodotti da consumo.

Il lungometraggio non si limita alla critica sociale, ci pone di fronte a una serie di domande ancora più inquietanti: se avessimo davvero l’opportunità di rinascere più belli, più giovani, migliori e perfetti, saremmo in grado di resistere alla tentazione?  Cosa succede quando l’ossessione per la perfezione si trasforma in una lotta per la sopravvivenza? E poi, chi può dire chi sia la vera Elisabeth? Quella che abbiamo sempre conosciuto o la proiezione di sé di come vorrebbe essere realmente?

The Substance nel bene e nel male è un film che non lascia indifferenti. Scioccante, intelligente e stilisticamente impeccabile, può essere considerato una delle opere più coraggiose e originali del cinema horror contemporaneo. Ovviamente non è un film per tutti: le scene di body horror sono intense, volutamente estreme e disturbanti in alcuni casi: il messaggio è spietato e il finale lascia con più domande che risposte. Ma se siete pronti a immergervi in un incubo visivo che mescola orrore e satira anche comica con brutalità chirurgica, se per voi il disgustoso non ha per forza una connotazione negativa, The Substance è un’esperienza che non si potrà dimenticare facilmente.

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