Solo la fede in Cristo guida l’uomo alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace

Dalla liturgia odierna, carissimi, giunge per tutti noi un messaggio di speranza. È la lieta notizia che Dio rinnova sempre per far sentire all’uomo di tutti i tempi la sua amabile presenza. Ne abbiamo un chiaro esempio nella vicenda di Mosè e degli schiavi in Egitto: “Ho osservato la miseria del mio popolo… ho udito il suo grido… conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo… e per farlo salire verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele” (Es 3,7-8). Qual è il nome di questa terra? Non si allude, forse, ad un Regno di pace, di giustizia, di riconciliazione a cui tutti noi dobbiamo aderire, a prescindere da qualsiasi fede o credo?

I disegni di Dio non mutano! Ce lo rivela il “Libro della consolazione” attribuito al profeta Geremia, dal quale è stata tratta la prima lettura di oggi (Ger 31,7-9) e che per i figli di Israele rappresenta l’annuncio di speranza, all’indomani della distruzione di Gerusalemme e del Tempio ad opera di Nabucodonosor che li aveva esiliati a Babilonia. Una notizia, dunque, che reca conforto, gioia e che annuncia al popolo il ritorno, nella terra d’origine, per mano del Signore e attraverso una strada sicura. Coloro che sono nel bisogno – è il messaggio di Geremia – come il cieco e lo zoppo, la donna incinta e la partoriente sperimenteranno sempre l’amore del Signore. Egli è un padre buono ed Israele è il popolo che Dio ama come un primogenito. I piani di Dio non mutano! Nel corso dei secoli il Signore punta sempre ad una medesima meta: il Regno della libertà e della pace per tutti, per ogni uomo.

Ecco perché la sua predilezione è soprattutto per chi non conosce nè libertà e né pace. Costoro sono l’immagine simbolica del cieco del Vangelo, di Bartimeo, che alle porte di Gerico “sedeva lungo la strada a mendicare” (Mc 10,46). Su quella strada passa Gesù, la stessa strada che porta a Gerusalemme, il luogo della Pasqua del Signore. La via di Bartimeo s’incrocia con la medesima di Gesù e i due danno vita ad un’unica via, quella della loro comune Pasqua. “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”, implora il cieco. E Gesù: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. Dio conosce ogni cosa, ma chiede; desidera che sia l’uomo a parlare, che si alzi in piedi, ritrovando il coraggio di chiedere ciò che gli spetta in virtù della sua dignità. “Rabbunì, che io veda di nuovo!”. E Gesù: “Va’, la tua fede ti ha salvato. E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada” (Mc 10,51-52).

Carissimi, ringraziamo il Signore perché questo “misterioso incontro tra la nostra povertà e la sua grandezza” (dalla liturgia) si realizza attraverso la persona di Gesù Cristo anche nell’Eucarestia. Dio rinnova la sua chiamata ogni domenica: “Coraggio! Alzati” (Mc 10,49) – egli ci dice. E anche noi abbiamo accolto questo messaggio di speranza per camminare con gioia sulla strada che porta al suo Regno. “Va’, la tua fede ti ha salvato” (Mc 10,52). Tutto ciò può accadere perché solo la fede in Cristo guida l’uomo alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace. L’immagine eloquente di Bartimeo che, guarito, segue Gesù “su quella strada”, rivela la nostra identità ma svela anche i passi dell’uomo che, spediti o affaticati, camminano verso la terra promessa. Bartimeo che riacquista la vista diventa il testimone della luce, l’immagine più bella della Chiesa terrestre che, riconciliata, sa riconciliare e che è tale perché è “sale e luce” laddove il Signore la chiama ad operare. Una Chiesa riconciliata e che sa riconciliare diventa uno strumento potente di Dio, efficace ed efficiente. La Chiesa, sì, è luce! Ma sull’esempio di Cristo è anche una comunità sacerdotale. È una prospettiva questa, riscontrabile nella seconda lettura di oggi (Eb 5, 1-6) e che dovremmo considerare più spesso.

Questa felice intuizione trae la sua origine dai versetti del Salmo 110, nei quali Dio si rivolge al Messia, definendolo “sacerdote per sempre al modo di Melchisedek” (v. 4) e da un verso del Salmo 2: “Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato”. In questi testi è custodito il carattere sacerdotale di Cristo Gesù, un particolare questo, da intendere non in senso generico, e quindi umano, ma di origine assolutamente divina. Questo suo sacerdozio, Cristo l’ha trasmesso alla Chiesa attraverso l’effusione dello Spirito Santo; ecco perché possiamo affermare che la Chiesa ha in se stessa, in ogni membro, in virtù del Battesimo, un carattere sacerdotale. Unita a Lui e attraverso i Sacramenti, la Chiesa prolunga nell’oggi della storia l’azione salvifica del Cristo, concedendo ad ogni uomo, malato nel corpo e nello spirito, di poter guarire attraverso la sua fede in Gesù, proprio come è accaduto al cieco Bartimeo.

Sull’esempio di Gesù, oggi più che mai, siamo chiamati come Chiesa a scegliere la strada del servizio, testimoniando a tutti l’amore di Dio e seminando tanta speranza. Ciò può accadere laddove il Signore ci chiama ad operare se congiungiamo l’aspetto dell’evangelizzazione a quello della promozione umana. Sentiremo la voce del Signore che ci scuote: “Coraggio, alzati!”. Ci attende il cammino della nuova evangelizzazione, da percorrere con gioia e con il coraggio che vogliamo invocare dallo Spirito Santo. Non siamo soli perché ci sostiene l’intercessione dei santi e quella di Maria, Stella luminosa della nuova evangelizzazione.

di Fra’ Frisina

WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com