Piediluco: un lago romantico ed indimenticabile

Piediluco

Il lago, di suggestiva e romantica bellezza , di forma molto irregolare con un perimetro di ben 13 chilometri, si trova tra l’Umbria e il Lazio ed è lo specchio d’acqua più grande del centro Italia, dopo il Trasimeno. La profondità non supera i 20 metri, poiché di origine alluvionale, risalente al periodo quaternario e sembra che una volta fosse tanto esteso da aver ricoperto buona parte della provincia di Rieti.

Il suo immissario naturale è il rio Fuscello, mentre gli altri due immissari sono canali costruiti dall’uomo, uno proveniente dal fiume Velino mentre l’altro, lungo 42 chilometri quasi tutti in galleria, lo collega al fiume Nera. L’emissario si getta nella vicina cascata delle Marmore. Il nome stesso, Piediluco, si può far risalire alla parola latina Lucus, ovvero bosco sacro, quindi il significato del nome è “ai piedi del bosco sacro”.

La storia. In epoca romana il lago era conosciuto col nome di “Septem Aquae”, con riferimento ai sette bracci che formano il lago. Cicerone, chiamato a difesa dei Reatini per ricomporre una disputa tra villici locali e maggiorenti più ricchi della zona attorno a Terni, venne condotto in località Septem Aquae, “Sette Acque”. I Ternani, infatti, lamentavano che le piene del fiume Nera spesso sommergevano i loro campi.

Il Lago è anche il luogo di ritrovamento di un importante sito dell’età del Bronzo. Gli oggetti di rame, gli utensili e gli attrezzi dei campi ritrovati in loco sono ora al museo Pigorini di Roma. Vennero alla luce anche spade, morsi equini, ruote di carri e frammenti di un tripode di origine cipriota. Si è ipotizzato che i resti ritrovati siano il frutto di un abbandono improvviso dei luoghi a causa di una piena del lago.

Il deflusso degli emissari, data la debole pendenza, spesso si ostruiva ma gli ingegneri romani provvedevano alla rimozione degli ostacoli. Questa manutenzione terminò nel Medioevo, quando la pianura reatina tornò di nuovo ad impantanarsi. Nel 1601 venne aperto un nuovo emissario, noto come Cava Clementina (attivo ancora oggi) che permise di bonificare circa 5.400 ettari di terreno paludoso.

Attualmente la forte pendenza di queste acque di scarico ne impedisce sia la sedimentazione sia l’azione incrostante. Nei primi decenni del Novecento la crescente domanda di energia elettrica da parte delle industrie ternane, che utilizzavano i generatori di corrente posti più a valle, portò alla realizzazione di un progetto di gestione delle risorse delle acque del Lago di Piediluco tale di rendere indispensabile questa forza motrice idroelettrica.

La Leggenda. Proprio su quelle dolci rive sembra vi fossero ninfe, numi e satiri, non sempre di natura benevola, che abitavano fantasiosi palazzi sotterranei con altre creature misteriose. Tra esse si credeva esservi delle divinità che usavano il lago come mezzo di collegamento tra mondi diversi, quello dei vivi e quello dei morti, una sorta di porta del tempo magica, pericolosa ma inevitabilmente affascinante.


Come arrivarci. Da Roma autostrada per Firenze, uscita Fiano Romano. Poi imboccare la via Salaria. Dopo Rieti occorre entrare nella S.P. 46, quindi la SS 79 Rieti-Terni, per poi percorrere la S.P. 62. Da Roma sono circa 125 chilometri, con un tempo di percorrenza di quasi due ore, ad andatura media. A Piediluco paese vi sono numerosi ristorantini con affaccio romantico sulle acque lacustri, luoghi ideali per foto eccezionali.

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