
Netanyahu. Dopo la visita di Donald Trump in Medio Oriente è stata approvata dal gabinetto di sicurezza israeliano un’operazione battezzata “Gedeone”. Cioè un’escalation militare che prevede l’occupazione completa e la presenza permanente delle forze israeliane nella Striscia di Gaza. Nonché la deportazione forzata della popolazione civile palestinese in «Paesi ospitanti disposti ad accoglierli». Ma, soprattutto, la fine del principio “due popoli, due Stati”.
Un principio, peraltro, al quale Netanyahu non ha mai creduto. Così come non crede al contrapposto principio “due popoli, uno Stato”. Perché essendo i palestinesi 5,5 mln (oltre 12 se si comprendono i profughi) contro gli 8 mln di israeliani ebrei, ciò significherebbe lo snaturamento dello Stato ebraico. Nella mente di Netanyahu c’è un’Israele dove i palestinesi siano relegati in sovraffollati territori ad autonomia limitata. Una riedizione cioè del regime sudafricano dell’apartheid.
Netanyahu non crede al principio ‘due popoli, due Stati’
Nemmeno Hamas ha mai creduto al principio ideologico “due popoli, due Stati”. Nel suo statuto infatti si prevede un unico Stato arabo dal Giordano al mare e la distruzione completa di Israele. Nell’area, quindi, l’unico a credere ancora nei “due popoli, due Stati” è l’ANP che, tra l’altro è l’unico soggetto internazionale autorizzato a rappresentare i palestinesi.
Sino a ieri l’ANP guidato dal 90enne Abu Mazen era soggiogato da Hamas. Ma il 26 aprile il Comitato esecutivo dell’Organizzazione ha approvato la nomina a vicepresidente del 64enne Hussein al-Sheikh. Questi è figlio di profughi e nemico giurato di Hamas. «Il 7 ottobre – ha dichiarato – è stato anche un attacco contro l’autorità nazionale palestinese».
Gli ostaggi in mano di Hamas, l’alibi di Netanyahu
Hussein ha anche dichiarato: «Un’intesa con Israele? Dipendesse da me, la firmerei all’istante. E se ora gli israeliani respingono la formula dei due popoli in due Stati sono pronto ad accettare e siglare un accordo per uno Stato unico, nel quale tutti i cittadini abbiano uguali diritti. Con Gerusalemme capitale».
In realtà l’ANP avrebbe ancora un’arma per mettere Netanyahu all’angolo. Costringere Hamas a rilasciare unilateralmente tutti gli ostaggi catturati il 7 ottobre e a disarmare i miliziani. Due condizioni che, nel breve periodo, sembrano appartenere alla “fantapolitica”. Eppure rappresentano l’unica ipotesi che non lascia alcun alibi a Israele per ritirarsi da Gaza. Per questo Netanyahu sembra far di tutto pur di lasciare gli ostaggi al loro destino. E così Hamas.
Trump e il piano che piace tanto a Netanyahu
Abbiamo parlato di “fantapolitica”. Ma in questa vicenda si sono sentite frasi che più che alla fantapolitica sono sembrate appartenere alla fantascienza più pura. Come quella di Donald Trump per l’evacuazione forzata dei palestinesi e la trasformazione di Gaza in un resort turistico. Ne abbiamo vista addirittura una trasposizione visiva generata dall’IA sui profili social del Presidente USA.
Mettiamo da parte, però, la suggestiva definizione di “resort turistico”. Il problema della ricostruzione della striscia di Gaza è reale e non fantascienza. Sicuramente si porrebbe in caso di rilascio degli ostaggi, del disarmo di Hamas e del ritiro delle armate israeliane da Gaza. E chi dovrebbe pagare? Non crediamo che i palestinesi storcerebbero la bocca se gli USA o chiunque altro si facesse carico della ricostruzione delle loro case distrutte.
Tra Israele e Hamas spesso la fantapolitica è più sensata della politica
In proposito, noi un’idea ce l’avremmo. La progettazione e il materiale di costruzione dovrebbero essere a carico di Israele. D’altronde “chi rompe paga e i cocci (le rovine) sono i suoi”. La forza lavoro, invece, dovrebbe essere palestinese. Stipendiata con i miliardi di dollari che l’ONU destina oggi agli aiuti umanitari.
Una volta finita l’emergenza umanitaria, infatti, sarebbe scandaloso che i palestinesi ne fruiscano senza muovere un dito. Come hanno fatto sinora. E che tali fondi siano gestiti dalle ong. Per poi diventare miracolosamente armi automatiche, missili e droni nelle mani di Hamas. Fantascienza? Spesso, però, è più sensata della politica.
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