L’Epifania, termine che tradotto dal greco significa “manifestazione”, è il momento solenne in cui la Parola di Dio, attraverso l’incarnazione del Figlio, si fa udire alle orecchie del mondo. L’odierna solennità ci dice che dobbiamo porci in ascolto di questa parola e che, come i Magi, dobbiamo metterci in cammino perché se vogliamo essere dei veri credenti, dobbiamo essere dei cercatori di luce, dei cercatori di Dio, sempre. La Luce che nella notte del Natale ha rischiarato le tenebre ed ha illuminato la mangiatoia di Bethlemme oggi risplende ed abbaglia tutti.
A Natale – lo abbiamo visto – la luce di Cristo si è irradiata su tutta la terra, diffondendosi gradualmente: i primi a riceverla sono stati Maria e Giuseppe; poi i pastori che rappresentano gli “anawim”, il “resto di Israele”; infine, la luce di Cristo illumina i Magi che, giunti dall’Oriente, sono immagine dell’universalità della salvezza. “Oggi è nato per tutti noi un Salvatore”. Carissimi, nel giorno dell’Epifania la luce di Cristo si sprigiona soave verso l’esterno ma attrae ogni essere ed ogni cosa alla sua sorgente. Il centro e la fonte di questo luminoso dinamismo è Dio stesso, che nel Figlio, “nato da donna” (Gal 4,4), vuole attirare tutti a sé.
Per noi l’Epifania è davvero una grande festa. Nell’antico Israele si pensava che il Messia avrebbe riservato il suo amore solo ad una porzione dell’umanità; Gesù, invece, che è venuto nel mondo, che viene e che verrà spalanca ad ogni uomo le porte del suo cielo. Prepariamo allora questa grande festa per stare con Lui, così come fecero i Magi che, guidati da una misteriosa stella, giunsero in quel luogo per adorare il Bambino. Ma che cos’è quest’astro misterioso? Forse un simbolo, un miracolo di Dio, un evento astronomico? Tale segno celeste, menzionato solo dall’evangelista Matteo, in realtà è sempre stato motivo di controversie tra cristiani e pagani, tra credenti e astrologi. Tuttavia, pare certo che la misteriosa Stella di Betlemme sia considerata uno straordinario portento naturale, visibile da molto lontano; e i Magi, infatti, giunti per adorare il Bambino, ne danno una validissima testimonianza; ma è anche il simbolo della fede e dell’amore di Dio, rivelato questo, nella Persona di Gesù, Verbo incarnato.
Purtroppo, per Maria e Giuseppe, questa luminosa circostanza, si tinge di ombre e di paura: i palazzi del potere a Gerusalemme ricevono paradossalmente, proprio dai Magi, la notizia della nascita del Messia che suscita non gioia ma timore e reazioni ostili. È il misterioso disegno divino, svelato dall’evangelista Giovanni quando nel prologo scrive: “La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini non l’hanno accolta”, e che Paolo rivela anche ai Pagani, i quali “sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della promessa per mezzo del vangelo” (Ef 3, 6).
I Magi dunque, adorarono un Bambino in braccio a Maria perché in Lui seppero riconoscere la sorgente di quella duplice luce che li aveva guidati: la luce della stella e la luce delle Scritture. Suscita commozione sapere che i Magi affrontarono un lungo viaggio; non ci è dato conoscere i loro disagi, le sofferenze, il freddo, il caldo del deserto, la sete; costoro proseguono verso Bethlemme perché hanno una sola certezza: trovare – anche se non sapevano dove – il “Re dei Giudei”, per adorarLo. Vorremmo avere tutti il cuore dei Magi, un cuore aperto alla ricerca della verità, della luce, aperto a scoprire la bellezza della fede. A loro non era ancora chiaro che quel grande desiderio che nutrivano nel cuore era la misteriosa chiamata del Padre che, in un silenzio eloquente, li esortava a tornare a casa, nella sua casa, quella costruita dal Figlio a Betlemme. I Magi a Betlemme, quindi, ritrovano la fede di un Dio che li aveva sempre amati ed assistiti.
Ma cosa ci dicono oggi i Magi? Ci dicono che Dio chiama tutti, perché ognuno si metta in cammino, come loro, per trovarLo. Gesù si fa trovare sempre. Lo sanno bene quanti l’hanno cercato con tutto il cuore e Lo cercano ancora. Forse abbiamo bisogno anche noi di una stella che ci faccia strada; questa stella è viva nel cuore di ciascuno di noi ed è la stella della fede; la stella della passione di cercare Dio nella sua Parola; la stella di andare oltre l’oscurità del mondo; la stella che, direi, ci fa osare ciò che agli occhi scettici dell’uomo moderno pare sia incredibile. Ma alla fine la verità è solo una: Dio, che nella Persona di Gesù si manifesta come la meta finale della storia, la fine di un “esodo” che termina con la sua morte e risurrezione.
Per questo oggi la liturgia prevede il tradizionale “Annuncio del giorno di Pasqua”: l’anno liturgico, infatti, riassume tutta la storia della salvezza, al cui centro sta “il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto”. Nel contesto liturgico dell’Epifania inoltre, si manifesta anche il mistero della Chiesa e la sua dimensione missionaria: essa è chiamata a far risplendere nel mondo la luce di Cristo. Questo dovranno realizzare i discepoli di quel Bimbo: ammaestrati dallo stile delle Beatitudini, memori della luce di quella misteriosa stella, dovranno attrarre, mediante la testimonianza dell’amore, tutti gli uomini a Dio.
È chiaro che in questo avvertiremo tutta l’insufficienza della nostra condizione umana segnata dal peccato; Maria ci aiuterà in tutto questo; Lei Madre Santa e Premurosa, la prima stella luminosa del mattino, saprà indicarci il cammino e spianarci la strada che dall’oriente delle nostre vite ci condurrà gioiosi incontro al Figlio Gesù, la sola via da percorrere, la sola verità da ricercare, la sola vita da incarnare. Amen.
di Fra’ Frisina
Foto: clarissecappuccineoristano.it

