Santa Eurosia ricorre il 26 maggio. Attualmente è ancora festeggiata, nel paese di Dongo (Co), la prima domenica di luglio nella chiesa di S. Gottardo, dove le è dedicata una cappella unitamente a S. Carlo. Come risulta da alcuni documenti conservati nell’archivio parrocchiale, nel 1699 la cappella era dedicata solo a S. Carlo e appariva incompiuta. Nella visita pastorale del 1770 compare la dedica ad entrambi i santi, ma non è citata la pala d’altare, un olio su tela raffigurante la Vergine col Bambino tra i santi Carlo Borromeo ed Eurosia, per la quale si potrebbe ipotizzare un’attribuzione a Carlo Gerolamo Castelli, anche se solo su base stilistica, perché non ho trovato documenti in merito.
Il nome del pittore compare nello Stato delle Anime della parrocchia di Musso (Co) nell’anno 1691, di anni 58 d’età mentre l’atto di morte è redatto il 5 dicembre 1712, avvenuta a 78 anni (l’anno di nascita risalirebbe pertanto al 1633 o 1634).
Finora gli sono state attribuite poco più di una decina di tele, tutte nel paese natale, ma il catalogo potrebbe arricchirsi con nuovi riscontri nella stessa Musso, a Gravedona e appunto a Dongo.
L’autore firma raramente le sue tele e l’unica datata, 1700, è il San Giovanni Evangelista, che si trova nel presbiterio della parrocchiale di S. Biagio a Musso
A Dongo sarebbero presenti almeno tre tele. La più significativa è senz’altro questa in esame, importante sia come opera perché pala d’altare della cappella dedicata alla Santa, sia perchè dimostra l’apprezzamento dei donghesi per il pittore, chiamato a dipingere per un oratorio particolarmente caro.
Il quadro ha un impianto piramidale. Nella parte alta è dipinta la Vergine dal volto sereno che trattiene con le mani il Bambino seduto sulle sue ginocchia e due angioletti svolazzanti sorreggono sopra il suo capo la corona fiorita della gloria.
Ai suoi piedi, S. Eurosia è inginocchiata sopra una nuvola in atteggiamento di venerazione, il suo sguardo è ricambiato da quello del piccolo Gesù, le braccia sul petto trattengono la palma simbolo dei martiri e uno stiletto le penetra il collo. S. Carlo è dipinto sul lato opposto, più in basso e guarda la Vergine.
Alcuni riscontri renderebbero attendibile l’ipotesi attributiva: analizzando la figura della Madonna, sembrerebbe evidente lo stesso modo di ombreggiare marcatamente il volto, come è quello della Vergine della pala d’altare dell’oratorio di S. Rocco a Musso. Il Bambino ricorderebbe lo stesso modello preso per l’Apparizione a S. Antonio da Padova della tela della parrocchiale mussiana, ma soprattutto S. Eurosia mostrerebbe affinità con lo stesso S. Antonio, come se fosse lo stesso viso specchiato. Il manto, nelle pieghe che fasciano e cadono dal braccio destro sembrerebbe derivare dal disegno della S. Anna presente nel presbiterio della stessa chiesa. Altri elementi sarebbero indicativi della stessa paternità, di ordine figurativo quali la pastosità delle mani e i tratti fisiognomonici degli angioletti, ma anche di ordine cromatico, come il giallo del manto di S. Eurosia e della stessa S. Anna, le tinte scure delle nubi e degli sfondi, spesso attutite da uno squarcio giallastro e da ultimo, elementi di carattere paesaggistico, quali l’accenno a montagne che si stagliano in lontananza, illuminate da lampi in controluce.
Considerando la storia della cappella, la tela potrebbe essere datata tra il 1699 e gli anni appena successivi.
Il Castelli parrebbe un pittore che ha attraversato il suo secolo, quello del Barocco, come se questo periodo non fosse esistito, ma avrebbe guardato soprattutto ai grandi autori cinquecenteschi, alla scuola di Raffaello in particolare.
di R.F.T.

