Il calcio nella nuova Africa fra politica e pallone

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La Coppa d’Africa 2012 è un evento sportivo con poche stelle ma dai tanti risvolti politici. Dopo conflitti, rivoluzioni e scissioni, nel continente nero si parlerà almeno per due mesi solo di calcio giocato.

Quasi tutti i paesi che partecipano alla competizione hanno subito cambiamenti politici rilevanti, ma non sono i soli. L’Egitto, sette volte campione, non partecipa alla coppa perché non ha superato lo scoglio delle qualificazioni. In compenso tutti conosciamo le vicende che hanno portato alla caduta del regime di Mubarak, i recenti scontri di piazza Tahrir e le speranze di una svolta democratica per il Paese.

Fra coloro che invece partecipano, il Marocco, una delle squadre favorite, ha nei mesi scorsi ottenuto una riforma costituzionale e ha visto nelle elezioni di novembre l’avvento al governo del partito moderato Pjd. Lo stesso discorso vale per la Tunisia e soprattutto per la Libia: sconfitta all’esordio dalla Guinea equatoriale, si è presentata al mondo senza la casacca verde, colore tanto caro all’ex dittatore Gheddafi,  cantando il “nuovo” inno che non si sentiva dal 1969.

Questa è anche l’ultima edizione in cui sarà presente la nazionale del Sudan, in quanto il paese si è scisso in due distinte regioni, quella della Nord e quella del Sud, dopo una sanguinosa guerra.

Matteo Testa

foto: fantamania.blogosfere.it

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