Quel pasticciaccio brutto del Nazareno

matteo.renziUn fatto di cronaca nera politica, l’uccisione del governo Letta da parte del fuoco amico del PD con la connivenza delle forze politiche che lo sostenevano e la “complicità” del Presidente della Repubblica, è  la notizia di questo e dei prossimi giorni.

Quali siano le ragioni che hanno condotto la direzione del PD a commettere questo delitto imperfetto è argomento su cui si discuterà nei prossimi mesi.

La ragione ufficiale del fatto, dichiarata dallo stesso autore materiale, Matteo Renzi, è quella della necessità di far cambiare passo al governo; il bisogno di uscire da una palude di sostanziale immobilità dell’azione dell’esecutivo.

Eppure questa tesi non convince. Il maggior fautore del cambiamento delle vecchie consuetudini e liturgie politiche, colui il quale riteneva improcrastinabile il cambiamento della legge elettorale per ritornare quanto prima alle urne per ridare dignità politica al governo, ha preso la più breve delle scorciatoie, lo possiamo ben dire, per realizzare una propria ambizione personale.

Rinunciare al suffragio elettorale per ricorrere alla congiura di palazzo, con l’aggravante specifica della premeditazione, per raggiungere il potere, non futili o abietti motivi, rischia di gravare la futura azione di governo e lo stesso operato del prossimo Presidente del Consiglio di un onere pesantissimo.

Le dichiarazioni di Renzi nella direzione PD che ha decretato il de profundis del governo Letta, non lasciano dubbi, differente scocca e pilota, ma motore sostanzialmente identico a quello del precedente “veicolo”.

Non si vede allora come potrà un governo a guida PD, che deve necessariamente contare sull’appoggio, e non solo, del Nuovo Centro Destra, che non attrae SEL e tantomeno i M5S, che si pone l’obiettivo di cambiare la legge elettorale congiuntamente a F.I., avere la forza di uscire dalla palude e intraprendere un percorso di cambiamento sostanziale rispetto al precedente esecutivo.

Quanto potrà esserci “di sinistra” in questo governo? Di quali istanze realmente riformiste e rinnovatrici potrà rendersi fautore? E’ davvero credibile che potranno essere adottate quelle politiche di cambiamento realmente vicine alle istanze della sinistra (si badi bene non della sinistra più radicale) avendo i medesimi compagni di viaggio e sostenitori del governo guidato da Enrico Letta?

Al di là ed oltre le dichiarazioni di facciata, ciò che sembra essere plausibilmente accaduto è che Matteo Renzi, portatore sano di una propria personale ambizione oltre che di quella del proprio partito di riuscire finalmente a non pareggiare o perdere le elezioni, abbia inteso arrivare comunque a governare cercando di evitare la guerra di logoramento che, storicamente, all’interno del PD viene mossa ai propri segretari da parte dei maggiorenti del medesimo partito sempre più epigono della mai scomparsa DC e meno del PCI.

Naturalmente dalla prossima settimana Renzi e il PD non avranno più alibi e saranno chiamati a dare risposte efficaci agli enormi problemi del paese. Questo per Renzi e i suoi è certamente un rischio, ma, al di la del solito Grillo e della Lega, chi avrà in questo momento un reale interesse a ostacolare il percorso del nascituro governo? Certamente non Berlusconi e F.I. rimessi in partita anzitutto dallo stesso Renzi.

Nel frattempo, i mercati sembrano aver preso atto del cambiamento, del resto non inatteso, senza particolari patemi o entusiasmi; probabilmente perché, realisticamente, ci si rende conto che non vi potranno essere grandi e sostanziali cambiamenti nelle politiche economiche a venire.

Il dato politico complessivo di questo “avvicendamento” nella guida di un esecutivo che fonda la propria base sulle medesime componenti parlamentari del precedente, è una sostanziale ridefinizione dei rapporti tra leadership di partito e consenso popolare con una deriva (populista più che popolare) che premia la capacità di sapersi imporre come comunicatori e di intercettare malcontenti più che quella di convincere su programmi.

La riprova ne è che, pur per diversissime ragioni, nessuno dei leader dei tre maggiori partiti è (attualmente) un parlamentare eletto dal popolo, e due su tre di essi, anche qui per diversissime ragioni, diserteranno le pleonastiche consultazioni presidenziali.

Chissà se tra qualche giorno Renzi vorrà riprendere i temi del conflitto d’interessi, dell’immigrazione, del reddito di cittadinanza, della lotta all’omofobia. La stabilità di governo ha il suo prezzo.

di Marco Bartolomei

foto: my.opera.com

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